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domenica 26 maggio 2024
 
Lo scultore che piace al Papa
 
Credere

Timothy Schmalz: "La mia arte, scomoda come papa Francesco"

15/11/2022  Le sue sculture mettono in discussione le nostre certezze. Per questo il Pontefice ha posizionato il monumento ai migranti in piazza San Pietro. Afferma Schmalz: «Le mie sculture sono ambasciatrici visuali del cristianesimo, che è la base dei valori occidentali moderni»

Sono circa 30 anni che Timothy Schmalz scolpisce soggetti religiosi «ossessivamente», per usare le sue parole. Eppure lo scultore canadese sostiene di cominciare solo ora a comprendere qualcosa sull’arte cristiana: «Il segreto sta nel capire le Scritture, al punto da farle diventare una parte di te. Negli ultimi cinque anni ho iniziato ad ascoltare cd sulla Bibbia mentre lavoro. Posso ascoltare lo stesso passaggio anche cento volte perché so che è magari alla centesima volta che finalmente ne comprendo il vero significato. È come una conversazione interiore che mi aiuta a creare qualcosa che ha significato», racconta l’autore del monumento ai migranti, Angels Unaware (“Angeli inconsapevoli”), inaugurato da papa Francesco a settembre in piazza San Pietro in occasione della 105ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Schmalz ha lavorato quasi ininterrottamente ogni giorno per un anno e mezzo a questa scultura in argilla e bronzo che rappresenta una barca con a bordo 140 migranti, diversi per nazionalità, religione e periodo storico a cui appartengono. Ogni personaggio è curato nei minimi particolari. Tra di loro spuntano le ali di un angelo, un riferimento alla Lettera agli Ebrei (13,2) in cui si legge: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli».

«Mi svegliavo tutti i giorni alle 4 del mattino per lavorarci, anche la domenica», spiega Schmalz. «Volevo essere certo che non avrei voluto cambiare nulla una volta finito. Ho perfino immaginato dialoghi diretti con il Papa per risolvere alcuni problemi. Come ad esempio la donna musulmana con il velo vicino alla prua. Era il caso di inserirla ora che molti Stati occidentali vogliono imporre il divieto al velo? Mi sono allora chiesto che cosa avrebbe voluto papa Francesco. Sono certo che mi avrebbe detto: tutti qui sono i benvenuti. E così ho deciso di lasciarla. Mentre lavoravo a quest’opera ho sempre avuto presente l’apertura e l’amore che papa Francesco ha sempre mostrato verso tutti. La mia scultura doveva riflettere questo»

Sculture scomode

L’accoglienza evangelica pone infatti molte sfide, ma è proprio questo aspetto della religione cristiana che piace all’artista canadese. «Mi piacciono le parti più difficili della Bibbia, quelle che sono come schiaffi, delle sfide sia da mettere in pratica per i cristiani che da rappresentare per un artista. Pensiamo ad “ama il tuo nemico”; ho riflettuto a lungo su come realizzare quest’idea e alla fine ho scolpito Gesù che abbraccia un terrorista». Schmalz ritiene che la maggior parte dell’arte cristiana privilegi le parti rassicuranti della Bibbia, ma per lui sono le idee più scomode che, se ben rappresentate, possono avere più risonanza in un mondo sempre più multiculturale e multimediale come quello attuale. Una delle sue sculture più note, e che ha fatto molto discutere, è senz’altro il Gesù homeless coricato su una panchina, avvolto in stracci proprio come un vero senza tetto.

L’opera accese un gran dibattito qualche anno fa ma nel 2013 ricevette le lodi di Francesco e proprio ad essa, per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, si sono ispirate iniziative in più di 50 città di tutto il mondo. Schmalz ha anche rappresentato Gesù con tratti africani e prevede di scolpirne uno con aspetto asiatico perché a interessarlo non è tanto la figura storica ma quella di Cristo come simbolo di inclusione. «E non che non apprezzi anche la bellezza estetica e rassicurante di una scena come la Natività... Ne sto proprio scolpendo una che sarà bellissima e che verrà svelata al Museo della Bibbia a Washington a dicembre», precisa.

Ambasciatore del Vangelo

  

Del resto fu la bellezza della scultura figurativa tradizionale a convincerlo a lasciare, dopo solo tre mesi, il prestigioso Ontario College of Art and Design in cui era stato ammesso. «La cosa più radicale che poteva fare un ragazzo di vent’anni allora era ispirarsi ai grandi maestri come Michelangelo e Bernini. Mi ribellai ai miei professori, che volevano che producessi arte astratta che non aveva alcun significato se non il gusto di stupire per stupire. Sapevo che volevo diventare un artista ma il vuoto di quest’arte mi deprimeva» Dopo aver lasciato il college ed essersi messo a studiare i capolavori e le tecniche dei maestri rinascimentali, Schmalz ebbe una rivelazione: «Capii che per produrre un’opera epica, serve un soggetto epico. E questo può venire solo dal messaggio cristiano. Perfino la Cappella Sistina non avrebbe lo stesso impatto se avesse un soggetto non religioso».

Per Schmalz la stessa regola vale per la vita: «Se poni qualcosa al centro che è davvero potente, più grande di te, poi tutto il resto trova il suo posto. Penso sia il segreto per una vita felice. Vale per l’arte quanto per la vita». Tuttavia, anche ora che una delle sue creazioni si trova nel centro del mondo cristiano, in Vaticano, lo scultore non si sente arrivato. «Per me non è il raggiungimento di un apice ma un inizio. Mi considero un crociato visivo che vuole cacciare con la sua arte il cinismo e lo scetticismo attorno alla cristianesimo. Le mie sculture sono ambasciatrici visuali del cristianesimo, che è poi alla base della cultura e dei valori occidentali moderni. Se viene meno nella nostra cultura, finiremo per vivere in un mondo brutale»

L'arte come Missione

La conversione artistica di Peter Schmalz all’arte figurativa tradizionale ha anticipato di pochi anni quella verso una più profonda rivalutazione del cristianesimo. «Provengo da una famiglia cattolica laica. L’avvicinamento e poi l’intersezione tra la mia vita artistica e quella spirituale sono avvenute quando a 22 anni ho incontrato padre Peter Lairesy, gesuita e professore di arte alla scuola teologica Regis College di Toronto. È diventato il mio padre spirituale e dalle nostre conversazioni tra arte e religione sono arrivato alla convinzione che solo i soggetti cristiani possono davvero dare un significato alla mia arte. Mi ha fatto comprendere il cristianesimo come nessuno prima di lui». Ma tra i suoi mentori spirituali, Schmalz annovera anche Padre Pio, che ha scoperto dopo che gli era stata commissionata una scultura dedicata al santo di Pietrelcina: «Grazie a questa commissione, Padre Pio è diventato il mio santo preferito». Quando non è impegnato in viaggi o nel suo studio in Cina, dove crea le opere più grandi, lo scultore frequenta la parrocchia di Santa Teresa d’Avila a Elmira, in Ontario (Canada)

 
 
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