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mercoledì 12 maggio 2021
 
Giustizia
 

Toghe alla gogna se lo Stato deve risarcire

16/09/2015  Nella discussione sulla riforma della Giustizia prende piede l'idea di rendere pubblici i nomi dei magistrati i cui processi si siano risolti con l'assoluzione dell'imputato e un indennizzo per "ingiusta detenzione". Ed è polemica.

La politica discute di Giustizia. Tema bollente, sempre. E infatti anche adesso non mancano scontri e polemiche. Fa discutere, tra le altre, anche quanto fatto passare dal Nuovo Centro Destra: una relazione annuale con cui il ministro della Giustizia racconterà al Parlamento i casi di ingiusta detenzione confermati dalla Cassazione, quelli per cui lo Stato sarà costretto a indennizzare in solido le persone che hanno, appunto, ingiustamente scontato la custodia cautelare.  

Serve qui qualche precisazione. La "riparazione pecuniaria" (cioè il risarcimento) è stata introdotta dalla legge n. 89 del 2001, nota come legge Pinto. La custodia cautelare in carcere è definita "ingiusta" quando l'imputato viene assolto in maniera definitiva per non avere commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato. L'importo della riparazione pecuniaria dev'essere valutato da un giudice e non può comunque eccedere i 516.456,90 euro.

Da quando la legge è entrata in vigore, il nostro sistema giudiziario ha assistito a una vera esplosione del fenomeno. Si è passati in un lampo dalle 3.580 richieste del 2003 alle 49.596 del 2010. E per quanto riguarda le somme sborsate dallo Stato per compensare i casi di ingiusta detenzione, si è passati  dai 5 milioni di euro del 2003, ai 40 del 2008, per arrivare agli 84 del 2011. Insomma: si moltiplicano i casi (nel 2014, 143 casi di indennizzo a Napoli, 146 a Catanzaro, 66 a Palermo, per citare solo alcuni casi) e cresce la spesa per lo Stato.

Torniamo ora alla proposta del Ncd. Nella sua relazione annuale, il ministro della Giustizia dovrebbe relazionare al Parlamento caso per caso, rendendo quindi noti anche i magistrati coinvolti. Una specie di gogna pubblica o la meritata pubblicizzazione di un errore professionale? I giudici della Corte d'Appello, chiamati a giudicare la legittimità delle richieste d'indennizzo e a stabilirne l'ammontare, avvertono che gli errori "tecnici" sono piuttosto rari e spiegano che l'ingiusta detenzione nasce quasi sempre dalla differenza tra ciò che occorre per arrestare una persona (bastano i "gravi indizi") e ciò che serve invece per condannarla (le prove).

Ma tant'è. Anche perché il ministro della Giustizia, quale titolare dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati, non potrà esimersi dall'aprire un procedimento contro i magistrati che entreranno nella sua relazione.  
 

 
 
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