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martedì 26 ottobre 2021
 
 

Tonelli (Sap): no a manifesti ideologici

10/04/2015  Il Sap boccia senza appello l’introduzione del reato di tortura nel Codice penale. E rilancia: “Al posto del codice identificativo sui caschi, mettiamo le telecamere sulle divise di ciascuno”. Ne parliamo con il segretario Gianni Tonelli.

(nella foto: Gianni Tonelli)

“Solo un manifesto ideologico contro chi indossa la divisa”. Il Sindacato autonomo di polizia (Sap) rappresenta il 20% dei 100mila poliziotti italiani (l’istituzione più sindacalizzata, con quasi il 98% di tesserati). Al congresso di un anno fa, i colleghi accusati per il caso Aldovrandi furono accolti da un’ovazione. Oggi il Sap boccia senza appello l’introduzione del reato di tortura nel Codice penale. E rilancia: “Al posto del codice identificativo sui caschi, mettiamo le telecamere sulle divise di ciascuno”. Ne parliamo con il segretario Gianni Tonelli.

 

Perché è un provvedimento ideologico?

Guardiamo alla sua genesi culturale: è nato per colpire chi ha una divisa. Nella prima versione discussa in Parlamento era un reato che potevano commettere solo i pubblici ufficiali. Così un mascalzone che in una casa sequestrava due nonni e tagliava un dito al nipote per farsi aprire la cassaforte, non commetteva tortura.

 

Ora però quella specificità è caduta, il reato di tortura può essere commesso da chiunque.

Sì, ma ne spiega l’approccio ideologico del “partito degli allergici alle divise”. Anche la versione attuale contiene molti vulnus. Sanziona la sofferenza psicologica: se una lesione fisica può essere scientificamente provata da un esame medico, un’afflizione psicologica è soggettiva. Pensate a chi arriva a prendere un ansiolitico alla sera per il richiamo un po’ energico di un superiore!

C’è poi un altro problema: non è mai possibile costringere ad ammettere dietro una minaccia. Ipotizziamo che dei malviventi abbiano rapito un bambino in una casa, ma i vicini siano riusciti a bloccare un sequestratore e lo consegnino alle forze dell’ordine. Con la nuova norma un poliziotto commette tortura se gli dice: “Dimmi dov’è il covo o ti tiro un pugno in testa!”. Diventa un torturatore anche un magistrato che dice a un mafioso: “O collabori o ti faccio passare un brutto quarto d’ora”.

 

Perché siete contrari anche all’istigazione alla tortura introdotta dalla nuova norma?

Perché sanziona anche l’istigazione non accolta. Se in un commissariato un fermato urla tutto il tempo e io dico a un collega “Fagli un urlo per vedere se smette”, divento sanzionabile per tortura anche se lui decide di non intervenire. Al contrario, se invito un amico ad abusare sessualmente di una bambina, non c’è istigazione alla pedofilia se il fatto non viene consumato.

 

Cosa pensate dell’introduzione del codice alfanumerico per identificare i poliziotti?

Scatenerà tantissime denunce inutili. Chiunque vorrà turbare un’indagine accuserà di tortura un poliziotto coinvolto. Noi siamo favorevoli a controllare ogni respiro dell’operato della polizia: mettiamo una telecamera sulla divisa o sul casco di ciascun poliziotto. Il costo non è alto, sono già state fatte sperimentazioni positive a Napoli, Milano, Roma e Torino. In questo modo si filma tutto e soprattutto tutti: le forze dell’ordine, ma anche i manifestanti o i fermati. Non è un caso che proprio Luca Casarini si sia recentemente dichiarato contrario a questa proposta.

 

Si potrebbe pensare che voi non vogliate essere controllati?

Sgombriamo il campo: noi pensiamo che i comportamenti di tortura (vessazioni gratuite o finalizzate) vadano sanzionate. Non siamo però d’accordo con la sentenza della Corte di Strasburgo. In Italia la tortura è già sanzionata perché si attua con singoli reati già presenti nel Codice: il sequestro, la violenza privata, l’abuso d’ufficio, le lesioni dolose. Per il solo sequestro è previsto l’ergastolo! Per i fatti della Diaz sono stati condannati i colleghi accusati di falso ideologico e falsa testimonianza, mentre se la sono cavati quelli accusati del reato di lesioni in quanto blandamente punito. Perché è scattata la prescrizione, non per l’assenza del reato di tortura nell’ordinamento! Anziché la norma approvata dalla Camera, noi proponiamo piuttosto di rendere imprescrittibile il reato di lesione .

 


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