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mercoledì 10 agosto 2022
 
 

Ferrari aiuto, arriva l'uomo nero

07/10/2012  In Giappone tonfo sfortunato di Alonso e trionfo meritato di Vettel. Il campionato del mondo è riaperto.

Il Gran Premio del Giappone, sestultima delle venti prove mondiali 2012 di Formula 1 (ancora Corea, India, Abu Dhabi, Usa e, il 25 novembre, Brasile), ha invaso per via del fuso orario la domenica mattina europea e subito dopo il via c’è stato qualcosa di speciale, per Alonso e la sua Ferrari di brutalmente speciale, anteprima del teatrino ormai consueto di sorpassi (pochi), pit stop (troppi e comunque troppo importanti in una sagra della mobilità spinta), danze della pioggia (per averla, come nel box Ferrari, per tenerla lontana, cosa meteorologicamente parlando più difficile, nel box Red Bull: ha “vinto”con Sebastian Vettel, contro le previsioni del tempo, la scuderia austriaca), scelte sempre abbastanza amletiche delle gomme, non anche incidenti gravi pur essendo al via molti piloti dopati dall’effetto-domino, che esamineremo fra qualche riga.


Fernando Alonso è uscito di gara alla prima curva. Toccato casualmente nella “tonnara” del via (è partito sesto) da Kimi Raikkonen, ha accusato la foratura di un pneumatico: uscita di pista, fine. Pura sfortuna, una gomma banalmente, fantozzianamente bucata nel regno dell’altissima sofisticata tecnologia, e la vicenda così commentata di lui: “Ci dicevano fortunati, ora siamo in credito con la sorte”. Sempre sua la leadership della classifica mondiale, ma i 29 punti di vantaggio al via su Vettel si sono ridotti a 4, per via del successo dello stesso tedesco, partito in pole position e in pieno rinascimento, lui come la sua Red Bull, in questa ultima parte della stagione: a Suzuka pole position, terzo suo successo in quel circuito con gara sempre in testa, giro più veloce e en plein di 25 punti senza nessun punticino per Alonso. E ancora: Vettel è il primo in questo 2012 quest’anno a vincere due gran premi di seguito.

A colpi di piazzamenti, o se preferite a colpi di podio, e con un po’di pioggia amica Alonso contava di farcela, gara dopo gara, guidando con serenità. Tradito dal caso, non si è neanche arrabbiato troppo. Ha detto di Mondiale che ricomincia (ma le Red Bull sono più veloci). Alla Ferrari comunque  sono così contenti di lui che lo hanno confermato per tutto il 2016. Sino al Giappone Felipe Massa lo aveva aiutato poco, e infatti sembrava chiuso il rapporto fra il brasiliano e Maranello, dove dicono sia in arrivo, a portare come Alonso punti alla classifica costruttori, uno scozzese dal cognome italiano, Paul Di Resta, ora alla Force India. Poi Massa è stato bravissimo a Suzuka, partendo decimo e finendo secondo davanti a Kamui Kobayashi tifatissimo “enfant du pays” al volante di una Sauber motorizzata da Ferrari, ma chissà se basta questo per convincere Montezemolo sul suo rinnovo di contratto.

L’effetto domino è importante ed è vasto. Va via un pilota qui, nella scuderia gli subentra quel pilota là che lascia un posto libero lì. Ci sono revanscismi, rabbie, soddisfazioni anche sadiche, calcoli di tipo speciale. Come per la farfalla che sbatte le ali in un certo posto del mondo e provoca uno tsunami a migliaia di chilometri di distanza. Cosa di ogni finale di stagione, sì. Ma stavolta c’è di mezzo Michael Schumacher. La Mercedes, tedesca lei tedesco lui, lo ha in pratica licenziato, delusa dal suo rendimento che lo ha portato sul podio una sola volta in tre stagioni. Sebastian Vettel, 25 anni, già due titoli mondiali e le mani sul terzo, ha lo stesso passaporto, una diversa umanità, è abbastanza latino e corre rischi legati al temperamento: nel senso che difficilmente riuscirà a imporsi una vita serena di uomo ricco che significhi, come è stato per Schumacher, la summa delle condizioni migliori per la lunga vita di pilota d’élite.    

Dal Giappone dunque la Formula 1, con le sue vicende pro Vettel e la sua domenica di iella ferrarista offre (e soffre?) il primo giorno davvero senza Schumacher, anche se lui ha preso il via (dal fondo per penalizzazione da scorrettezza nelle prove). Non sappiamo se sia meglio un finale di stagione con colpi di spillo e strette di mani gelide, fra lui e la ex ”sua” Mercedes, o uno stop sostanziale e formale, senza aspettare il Brasile. Lui, annunciando a sorpresa il suo ritiro definitivo a fine 2012, quando la casa tedesca proprio non aspettava questa mossa, pensando ad una diversa orchestrazione degli addii, ha detto di sentirsi ancora competitivo. E’ stata una sua ammissione importante dal punto d i vista anche umano. Lui si sente competitivo, gli altri non lo ritengono più tale (pare che soltanto Sauber e Force India gli abbiano offerto un’auto). In qualche modo il divino pilota viene umanizzato. Evviva.

A colpi di piazzamenti, o se preferite a colpi di podio, e con un po’di pioggia amica Alonso contava di farcela, gara dopo gara, guidando con serenità. Tradito dal caso, non si è neanche arrabbiato troppo. Ha detto di Mondiale che ricomincia (ma le Red Bull sono più veloci). Alla Ferrari comunque  sono così contenti di lui che lo hanno confermato per tutto il 2016. Sino al Giappone Felipe Massa lo aveva aiutato poco, e infatti sembrava chiuso il rapporto fra il brasiliano e Maranello, dove dicono sia in arrivo, a portare come Alonso punti alla classifica costruttori, uno scozzese dal cognome italiano, Paul Di Resta, ora alla Force India. Poi Massa è stato bravissimo a Suzuka, partendo decimo e finendo secondo davanti a Kamui Kobayashi tifatissimo “enfant du pays” al volante di una Sauber motorizzata da Ferrari, ma chissà se basta questo per convincere Montezemolo sul suo rinnovo di contratto.

L’effetto domino è importante ed è vasto. Va via un pilota qui, nella scuderia gli subentra quel pilota là che lascia un posto libero lì. Ci sono revanscismi, rabbie, soddisfazioni anche sadiche, calcoli di tipo speciale. Come per la farfalla che sbatte le ali in un certo posto del mondo e provoca uno tsunami a migliaia di chilometri di distanza. Cosa di ogni finale di stagione, sì. Ma stavolta c’è di mezzo Michael Schumacher. La Mercedes, tedesca lei tedesco lui, lo ha in pratica licenziato, delusa dal suo rendimento che lo ha portato sul podio una sola volta in tre stagioni. Sebastian Vettel, 25 anni, già due titoli mondiali e le mani sul terzo, ha lo stesso passaporto, una diversa umanità, è abbastanza latino e corre rischi legati al temperamento: nel senso che difficilmente riuscirà a imporsi una vita serena di uomo ricco che significhi, come è stato per Schumacher, la summa delle condizioni migliori per la lunga vita di pilota d’élite.    

Dal Giappone dunque la Formula 1, con le sue vicende pro Vettel e la sua domenica di iella ferrarista offre (e soffre?) il primo giorno davvero senza Schumacher, anche se lui ha preso il via (dal fondo per penalizzazione da scorrettezza nelle prove). Non sappiamo se sia meglio un finale di stagione con colpi di spillo e strette di mani gelide, fra lui e la ex ”sua” Mercedes, o uno stop sostanziale e formale, senza aspettare il Brasile. Lui, annunciando a sorpresa il suo ritiro definitivo a fine 2012, quando la casa tedesca proprio non aspettava questa mossa, pensando ad una diversa orchestrazione degli addii, ha detto di sentirsi ancora competitivo. E’ stata una sua ammissione importante dal punto d i vista anche umano. Lui si sente competitivo, gli altri non lo ritengono più tale (pare che soltanto Sauber e Force India gli abbiano offerto un’auto). In qualche modo il divino pilota viene umanizzato. Evviva.

 
 
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