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Toni Servillo
 

“Le confessioni” di Roberto Andò: se l’economia si fa l’esame di coscienza

02/05/2016  Nel film Toni Servillo è il certosino Salus, Invitato a una riunione del G8 nella quale stanno per essere prese decisioni dolorose. Un thriller dell’anima che interroga lo spettatore.

Quello che non ti aspetti. Dopo l’Oscar per La grande bellezza di Paolo Sorrentino, Toni Servillo sceglie di non restare nel solco del facile successo. Smessi i panni del disincantato viveur che affettava con ironia tagliente le notti del potere romano, veste ora il saio di un monaco certosino. È Salus in Le confessioni di Roberto Andò.
«Scegliere è il privilegio che dà la popolarità », sorride Servillo, 57 anni di cui una quarantina vissuti sulle tavole del teatro, dopo le prime recite nell’oratorio salesiano di Caserta. «Con Andò, avevamo già affrontato il tema del rapporto con il potere politico in Viva la libertà, fiƒlm su un segretario di partito in crisi. Ci piaceva l’idea di andare oltre. Passeggiavamo a Parigi e il personaggio di Salus è nato come per scommessa. Anche se ci tengo a dire che il fiƒlm è di Andò».
La storia raccontata nel ƒfilm è provocatoria fiƒn dalle prime sequenze. Un monaco dal candido saio esce dall’aeroporto e resta esterrefatto nel vedere un ƒfinto buddhista che si esibisce per strada. Poi un autista chiama il religioso, lo carica in auto e lo accompagna in un resort extra lusso sulle rive del Mare del Nord.
Siamo a Heilingedamm, in Germania, dove si sta per svolgere una riunione del G8 in cui i ministri delle economie più potenti del mondo prenderanno, si dice, decisioni dolorose. Troupe televisive e giornalisti sono tenuti a bada dalla sicurezza.
Il monaco Roberto Salus, invece, viene accolto con ogni riguardo come invitato di Daniel Roché, direttore del Fondo monetario internazionale. Salus non è l’unico ospite fuori dal coro. Ci sono anche una celebre scrittrice per bambini (tipo la J.K. Rowling di Harry Potter) e una star del rock (strizzatina d’occhio a Bono degli U2). Le istituzioni internazionali stanno perdendo popolarità e urge un lifting.
Salus è a disagio, parla poco. Non solo per il voto del silenzio dei Certosini. In piena notte Roché lo convoca e tra i due comincia un dialogo alto, fiƒtto, amaro. Roché sa come vanno le cose («Il mondo è ingiusto. La democrazia è una menzogna. Nei Parlamenti ci sono solo anime morte. I politici di oggi sono illusionisti, uomini d’affari») e la sua è una strana confessione. Ma Salus non assolve se non c’è vero pentimento: per ciò che è stato fatto e per ciò che si farà. A proposito, cosa si farà? Al mattino dopo si troverà al centro di un thriller. Gli otto ministri temono che il monaco sappia troppo. Inizia un duello fatto di allusioni, minacce, crisi di coscienza.
Le confessioni è un thriller dell’anima che ruota attorno alla bella prova di Servillo, esaltata dalle interpretazioni di un gran cast: Daniel Auteuil (Roché), Pierfrancesco Favino (il ministro del nostro Paese), Connie Nielsen (Lucilla ne Il gladiatore), Lambert Wilson, Marie- Josée Croze.
«Spero che il pubblico voglia mettersi in gioco», dice Servillo. «Che riesca a farsi guidare in luoghi che sono normalmente preclusi. Questi famosi summit in cui si deciderebbero le sorti del mondo».

Come definirebbe Salus?

«Dire solo che è un uomo di fede è riduttivo. Certo, ha un credo robusto: si presenta nel luogo in cui uomini potenti si sentono padroni del mondo, dicendo che lui invece non è neanche padrone della sua vita. Salus mostrerà soprattutto di essere una persona credibile».

Per un attore, interpretare un prete, anzi un monaco, è una sfida?

«Specie Salus, con la sua dignitosa renitenza. Parla poco per non dire mai ciò che non pensa. Rispetto ai politici di oggi, abituati a fare proclami a vuoto, il contrasto è totale. Lui e Roché rappresentano gli opposti, i due poli possibili dello stare al mondo».

Chiave del film è il proverbio napoletano che Salus dice all’inizio?

«In realtà, si tratta di una poesia di Ferdinando Russo che io recito a teatro. Se l’angiulillo in questione è Roché, il monaco chi sarà?».

Salus sussurra con disincanto verità spiazzanti, come Gambardella ne La grande bellezza. Uno laico e l’altro religioso, esprimono la stessa visione?

«Per carità, sono in totale disaccordo. Uno dei danni peggiori che si può fare oggi è mischiare tutto, così il pubblico non ci capisce più niente. Specie i ventenni».

Guardando il film, lo spettatore si chiede se in questi famosi G8 il livello dei discorsi voli davvero così alto...

«Un ƒfilm non si limita a fotografare la realtà, offre una visione. Immagino che il direttore del Fondo monetario internazionale sia una persona con qualità intellettuali. Gli altri politici sono grigi. Eccezion fatta per le due donne, nelle cui parole c’è un barlume di umanità».

Per il tormentato mondo di oggi, la speranza sono le donne?


«Concordo pienamente. Se le donne avessero più potere decisionale...».

Le capita di scegliere un ruolo pensando al giudizio dei suoi figli, Eduardo e Tommaso?

«Non mescolo il sentimento paterno con il mestiere di attore. Certo, mi capita di scegliere responsabilmente pensando che nel mio pubblico ci sono anche giovani, come i miei fiƒgli».

Lei dice di aver fatto il camorrista senza essere delinquente, di aver impersonato Jepp Gambardella senza aver mai frequentato il jet set. Non ama perciò parlare del suo rapporto con la fede. Crede, comunque, che oggi vadano ricuperati certi valori?

«Amo astenermi dalla perniciosa abitudine di farsi i fatti degli altri. Penso che oggi si debbano ricuperare i valori di una moralità legata alla credibilità, soprattutto nella dimensione pubblica».

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