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martedì 25 gennaio 2022
 
 

"Ad Auschwitz mi salvò la musica"

27/01/2011  Esther Béjarano ha 86 anni. Ne aveva 18 quando lei, ebrea tedesca, fu deportata nel campo di sterminio. Sapeva suonare: presa nell'orchestra femminile, ne uscì viva. Oggi ricorda.

Esther Béjarano, 86 anni, ebrea tedeca sopravvissuta ad Auschwitz, in una delle sue rappresentazioni a Torino (fotografie di Paolo Siccardi/Sync).
Esther Béjarano, 86 anni, ebrea tedeca sopravvissuta ad Auschwitz, in una delle sue rappresentazioni a Torino (fotografie di Paolo Siccardi/Sync).

La musica l'ha salvata. E lei le è sempre stata riconoscente. La sua, infatti, è una storia intrecciata di orrore e di sopraffazione, dove le note si trovano - sole - contro il male, baluardo di purezza e di armonia a fronte di una straripante follia assassina. Esther Béjarano, un'ebrea tedesca nata il 15 dicembre 1924, oggi ha una voce che si mantiene forte e bella, capace di impreziosire ancor di più i suoi  86 anni.  Ne aveva poco più di 18 quando fu deportata ad Auschwitz.  Era il 20 aprile 1943. Poiché aveva familiarità con il pentagramma (a casa sua aveva imparato a suonare il pianforte), venne presa nell’orchestra femminile del lager.

   Prima una fisarmonica, poi un flauto. Al mattino presto e la sera tardi stava in piedi ai cancelli, accompagnando con valzer e marcette l'uscita e il ritorno dei prigionieri destinati ai lavori forzati. Doveva suonare anche quando bisognava accogliere all’ingresso principale i nuovi deportati. Giorni bui. Angoscia. Fame. Freddo. Violenza. «Vedevamo i cadaveri dei prigionieri morti di stenti caricati su carriole e portati al crematorio. Arrivavano sempre nuovi detenuti, noi sapevamo che molti sarebbero andati direttamente alle camere a gas eppure dovevamo suonare musichette allegre. Molti di loro avranno certo pensato che dove c’è musica non può esserci troppo dolore e per noi quel pensiero era un peso enorme». Qualche orchestrale non resse e si uccise lanciandosi contro la recinzione, rimanendo fulminata dalla corrente elettrica. Sebbene minuta e spesso malata, Esther riuscì a sopravvivere.

    Dopo la guerra, emigrò in Palestina, ma nel 1960 ritornò in Germania insieme con il marito e i figli, fuggendo dalla coscrizione obbligatoria e inseguendo l’agognata pace. Esther Béjarano è co-fondatrice e presidente del Comitato di Auschwitz in Germania, nonché presidente onoraria dell’Associazione perseguitati dal regime nazista. Nel 2008 è stata insignita con il più alto grado di onorificenza assegnato dallo Stato tedesco, il Bundesverdienstkreuz, paragonabile alla Medaglia d’oro al valore civile.

    Costante è il suo impegno artistico e civile contro i rigurgiti di fascismo e razzismo; Esther canta la pace, l’esilio, la resistenza, il desiderio di una società più equa. Il tradizionale repertorio, nelle lingue parlate da Esther e dai suoi figli, si mescola da tempo con i ritmi rap e hip-hop dei Microphone Mafia, “rapper” che compongono testi ironici e graffianti dedicati all’emigrazione, al razzismo, all’esclusione, alla voglia di vivere sorretti dalla forza dell’amore e della solidarietà.

     Il 25 e il 26 gennaio,  su iniziativa dei Comitati Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale piemontese e della Provincia di Torino, in collaborazione con il Goethe Institut di Torino. Esther Béjarano ha raccontato la sua esperienza in un concerto-lettura andato in scena nel capoluogo subalpino. Un recital, hanno osservato i cronisti e gli esperti,  molto emozionante, con un linguaggio musicale contemporaneo «perchè è questa la lingua che parla ai giovani, e io», ha spiegato Esther, «voglio farmi ascoltare da loro, devono sapere quello che è successo».  Accanto a lei, i suoi figli Edna e Joram nonché il gruppo Microphone Mafia. Il 28 gennaio, replica ad Alessandria, in collaborazione con l'Isral. 

 
 
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