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giovedì 01 ottobre 2020
 
 

A Torino i migranti sono di casa

18/01/2016  Inaugurati i nuovi locali dell'Ufficio pastorale dei migranti che nel 2015 ha accolto oltre diecimila persone mentre cinquecento persone sono state ospitate da parrocchie, comunità e istituti religiosi, come auspicato dall’arcivescovo Nosiglia

Locali caldi e confortevoli, ma soprattutto persone speciali, che hanno fatto dell'accoglienza il loro impegno quotidiano. Domenica 17 gennaio, nella giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati, l'Ufficio Pastorale Migranti della Diocesi di Torino ha aperto le porte alla città. Non proprio un'inaugurazione, poiché la struttura funziona già dall'autunno 2014. Piuttosto un momento informale di incontro e festa, un piccolo ma tangibile segnale di speranza in un contesto che diventa di mese in mese più difficile.

Nel 2015 l'Ufficio si è fatto carico di un lavoro straordinario: complessivamente sono transitate dagli sportelli 10.430 persone, 3.519 delle quali vi arrivavano per la prima volta. 3.936 sono state le pratiche legate ai permessi di soggiorno. Ma più che mai l'anno appena concluso è stato segnato dall'arrivo di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo, in fuga dalla guerra e da condizioni di vita disumane. Mettendo in pratica gli appelli lanciati da papa Francesco e dall'arcivescovo Cesare Nosiglia, la Diocesi subalpina ha fatto molto per offrire un aiuto immediato. Finora 525 migranti sono stati ospitati da parrocchie, comunità e istituti religiosi. Per il 2016 si prevede un impegno, se possibile, ancora maggiore. Nei prossimi mesi, infatti, accanto a questi percorsi, inizieranno progetti di accoglienza nelle famiglie piemontesi. La priorità sarà data alle persone più fragili, come i minori non accompagnati. 

A Torino la sede della Migrantes si trova in un punto strategico. La zona è quella di Porta Palazzo, meta delle varie ondate migratorie che hanno investito il capoluogo piemontese nei decenni. Tante le etnie che vi coabitano, tra felici esperienze di condivisione e grandi contrasti. Ma in quell'area è anche ben visibile l'eredità dei cosiddetti Santi Sociali dell'Ottocento. Gli uffici sono inseriti nel distretto sociale dell'Opera Barolo, accanto ad altre 13 realtà attive nel sociale. A due passi si trova la Piccola Casa della Divina Provvidenza, meglio nota come il Cottolengo, dal nome del fondatore. E' in questo fecondo contesto di scambio che lavora la Pastorale Migranti, offrendo a chi la frequenta una grande varietà di servizi. Ci sono i programmi per l'inserimento lavorativo, i corsi di italiano, la consulenza legale e burocratica, i percorsi per l'accoglienza di chi non ha una casa, i momenti culturali e ricreativi.

Molto attivo è lo "spazio donne" frequentato da circa 150 persone. Mouna, tunisina, giovane mamma, a Torino dal 2007, è una di loro. Con grande tenacia è riuscita a laurearsi in economia aziendale. «Frequentando gli uffici della Pastorale Migranti» racconta «ho avuto l'opportunità di un lavoro presso una cooperativa sociale». Lo spazio donne affronta quotidianamente problemi molto pratici (cominciando proprio dagli aspetti occupazionali) ma può diventare anche un luogo di profonda amicizia. «Fino a tre anni fa» riflette Federica Altieri, assistente sociale «le storie di donne arrivate qui dopo l'incubo dei viaggi sui barconi erano abbastanza rare. Oggi sono all'ordine del giorno. La possibilità di condividere esperienze comuni, a volte molto dolorose e traumatiche, può essere un aiuto prezioso. Più in generale, emerge il desiderio di stare insieme in un contesto libero e informale, confrontandosi tra donne, mamme, amiche. Non solo migranti».         

 A introdurre la giornata è stato Sergio Durando, direttore Migrantes Torino. «Cerchiamo di far tesoro dell'insegnamento di papa Francesco: meglio una Chiesa sporca e ferita, ma viva e aperta» ha ricordato «Questi spazi sono già usati, vissuti, le pareti leggermente annerite. Ma ora più che mai, in un momento cruciale per l'accoglienza, sentiamo il bisogno di una benedizione sui locali e sulle persone che li frequentano. E se a suo tempo, per esigenze logistiche, non è stato possibile vivere un momento inaugurale, abbiamo scelto questa data simbolica per dire il nostro grazie a chi quotidianamente affronta le difficoltà con entusiasmo e col sorriso». La preghiera è stata guidata dall'arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia. Riflettendo sul brano evangelico che narra dell'incontro (seppur a distanza) tra Gesù e un centurione romano, «uno straniero, per di più di un popolo occupante», l'arcivescovo ha invitato a guardare ai migranti «come a un'occasione prima che a un problema. Dal coraggio di chi lascia tutto e intraprende viaggi pericolosi nella speranza di dare un futuro ai propri figli, possiamo imparare molto». Alla cerimonia, molto sobria e gioiosa, erano presenti il vicesindaco di Torino, Elide Tisi, delegati della Questura, della Prefettura, e delle tante realtà impegnate nella sfida dell'accoglienza. Terminata la benedizione, la festa è proseguita con canti, danze e narrazioni provenienti da ogni angolo del pianeta.

 

 
 
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