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martedì 28 giugno 2022
 
Rischio terrorismo
 

Torino, fermata la presunta foreign fighter italiana che inneggia al jihad

24/06/2017  Sposata con un "martire" morto in un campo di addestramento dell'Isis, secondo gli investigatori farebbe la staffetta tra la Turchia e la Siria per conto delle milizie jihadiste. Ora è reclusa nel carcere delle Vallette di Torino con l'accusa di terrorismo internazionale

Si chiama Lara Bombonati, ha 26 anni, ed è stata fermata stata fermata nelle scorse ore a Tortona, nell'Alessandrino, ed è ora reclusa nel carcere delle Vallette di Torino con l'accusa di terrorismo internazionale, in attesa che il Gip convalidi l'arresto. La donna, sposata con un altro foreign fighterr italiano morto in battaglia, era stata fermata a gennaio scorso in Turchia, vicino al confine con la Siria, e successivamente espulsa. L'inchiesta è coordinata dal procuratore capo di Torino Armando Spataro e dal sostituto Antonio Rinaudo.

Ci siamo occupati spesso sul nostro sito del fenomeno dei foreign fighters: italiani, ma non solo, uomini e donne, adulti ma anche ragazzi, che scappano in qualche modo nei territori del cosiddetto Stato Islamico, spesso attreverso i confini della Turchia di Erdogan, per addestrarsi con le milizie di Daesh, l'altro modo con cui ci si riferisce allo stato dell'autoproclamato Califfo al-Baghdadi, dato per morto dai servizi segreti russi, anche se manca ancora la conferma. E molti di questi foreign fighters addestrati e indottrinati tornano in Europa alimentando il rischio di attentati in tutte le capitali.

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, la donna appena arrestata a Tortona, Lara Bombonati, una volta rientrata in Italia è stata  monitorata dagli uomini della Digos che stanno ricostruendo i contatti avuti con alcuni soggetti maghrebini. Il fermo, e il successivo traferimento in carcere, di oggi sarebbe scattato in quanto la giovane avrebbe manifestato l'intenzione di ripartire per la Siria. Secondo gli investigatori la giovane sarebbe inserita nel gruppo Hayat Tahrir al-Sham, "Organizzazione per la liberazione del Levante".

Si apprende che la donna faceva da staffetta tra la Siria e la Turchia per conto delle milizie jihadiste, secondo quanto sostengono gli investigatori che, in seguito alla denuncia di scomparsa dei familiari, ne monitoravano gli spostamenti. Dopo la conversione all'Islam, la donna si era trasferita col marito in Turchia e in Siria dove, dopo l'affiliazione al gruppo combattente Ha'yat Tahrir Al-Sham, si occupava di dare assistenza logistica, sanitaria e psicologica ai combattenti. 

Sempre secondo le indagini, la Bombonati voleva diventare una martire ed era impegnata in una personale interpretazione del jihad. Comunicava solo attraverso chat come Telegram, Whatsapp e Facebook ed era entrata in contatto con le sorelle musulmane via Skype, con utenza jalyk e aveva preso il nome islamico di Khadija.

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