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Torino, la Consolata "compie" 300 anni

20/06/2014 

Un legame intenso e profondo, una storia di devozione e di affetto che attraversa i secoli. Il 20 giugno la città di Torino si stringe attorno alla Vergine Consolata e al suo santuario (un gioiello architettonico, ma anche un punto di riferimento spirituale, che nel tempo ha visto sostare in preghiera alcuni dei più conosciuti santi sociali torinesi e accolto milioni di pellegrini da ogni angolo del Pianeta). Quest'anno la festa ha un sapore particolare, perché ricorrono i 300 anni dalla proclamazione di Maria Consolata a patrona della città. 

Nel 1714, infatti, il Consiglio Decurionale stabilì di affidare Torino alla protezione della Vergine, eleggendola co-patrona del capoluogo piemontese insieme a san Giovanni Battista. Erano tempi tumultuosi: tutti ancora conservavano vivido il ricordo del tremendo assedio franco-spagnolo del 1706. In quei drammatici centodiciassette giorni i Torinesi invocarono la protezione della Madonna, ponendo anche alcune sue immagini in punti strategici della città.
Il santuario stesso conserva i segni dell'assedio: alla base della cupola è ancora oggi visibile un proiettile sparato dall'artiglieria franco-spagnola.  

In realtà il legame di Torino con la Consolata ha radici ben più antiche. Dove oggi sorge il santuario, già nel V secolo il vescovo Massimo fece erigere una piccola chiesa dedicata a sant'Andrea, all'interno della quale c'era una cappella intitolata alla Vergine.
Nei secoli l'edificio, poi trasformato in abbazia, ha subito innumerevoli rimaneggiamenti: in epoca barocca vi hanno lavorato geniali architetti come Guarino Guarini e Filippo Juvarra.

La denominazione ufficiale sarebbe “Chiesa di Santa Maria della Consolazione” e in effetti la scritta latina posta sopra il portale recita “Consolatrix Afflictorum” (Consolatrice degli Afflitti), ma è con l'appellativo di Consolata che da sempre la devozione popolare si rivolge alla Vergine, quasi fosse Maria stessa a essere consolata dal Figlio.  
Il profondo legame con i Torinesi è visibile, tra l'altro, dalle migliaia di ex voto che affollano le pareti dell'edificio e che offrono una cronaca umile della vita cittadina (persone guarite da malattie, miracolosamente sopravvissute a incidenti sul lavoro, ma anche alla furia della guerra e dei bombardamenti). Il nome proprio Maria Consolata è ancora ben attestato in città.

Tra le particolarità del santuario, che è il più importante dell'Arcidiocesi e ha la dignità di Basilica Minore, c'è anche quella di riservare uno spazio speciale per la misericordia. In tutti gli orari del giorno, decine di confessori sono disponibili per il sacramento della Riconciliazione, ma anche per dare accoglienza e ascolto a un numero incalcolabile di persone.  

«Il tricentenario della proclamazione della Consolata a Patrona della Città di Torino è la gradita occasione per ricordare e presentare ai suoi cittadini il legame del Santuario con la Città – ha dichiarato recentemente il rettore, monsignor Piero Delbosco - Legame liturgico, devozionale ed anche architettonico, artistico ed archeologico, che  il Santuario intende consolidare rendendo accessibili i suoi spazi».

«Il nostro santuario della Madonna Consolata – ha ricordato stamane l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, durante la celebrazione eucaristica - da trecento anni ripropone con evidenza questo fatto che Dio agisce nella storia di ogni famiglia con segni di cambiamento concreti, che operano la salvezza per tutti. La Madonna Consolata infatti, con i suoi interventi miracolosi a favore della nostra terra, ci ricorda quanto Dio sia presente nel tessuto della vita, che talvolta sembra dipendere completamente da noi, dalla nostra forza, dalla nostra volontà, dai nostri progetti ed impegni. Qui in questo santuario – ha aggiunto l'Arcivescovo - milioni di persone e famiglie sono passate ai piedi di Maria per sottoporle le loro ansie e speranze e ne sono uscite cariche di serena gioia interiore e di nuova forza».       

 
 
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