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Torino, la morte (assurda) di Erika e il grido del vescovo: «Marchio sui responsabili»

16/06/2017  La donna, 38 anni, era la più grave dei 1.527 feriti della bolgia di piazza San Carlo del 3 giugno scorso. Mons. Nosiglia: «Questa morte pesa su quanti sono stati la causa diretta o indiretta degli assurdi incidenti»

È l’arcivescovo Cesare Nosiglia a farsi carico dello sgomento e dell’incredulità di Torino per la morte di Erika Pioletti, 38 anni, la più grave dei 1.527 feriti della bolgia di piazza San Carlo. Erika, di Domodossola, è morta giovedì sera all’ospedale San Giovanni Bosco dopo dodici giorni di agonia. La sera del 3 giugno, travolta dalla folla in preda al panico, aveva riportato un infarto da schiacciamento. I familiari hanno deciso di donare gli organi. «Non so cosa è successo in quella piazza - ripeteva la mamma ai parenti - e forse non mi interessa saperlo. So soltanto che non avrò più mia figlia». «E tutto questo solo per una partita di calcio», ha aggiunto lo zio.

«È con grande dolore che ho appreso della morte di Erika», ha affermato in una nota scritta l’arcivescovo di Torino Nosiglia, «Prego perché il Signore l’accolga nel suo regno di pace e di amore e prego per i suo cari affinché siano sostenuti dalla materna tenerezza della Madonna Consolata di cui stiamo celebrando la Novena». Nosiglia, però, non elude il discorso delle responsabilità di quanto accaduto: «La morte di Erika», aggiunge, «aggrava ancora più profondamente lo scoramento del nostro animo, ma anche il giudizio già severo formulato dopo quanto è accaduto a Piazza San Carlo. La ferita al cuore stesso della città resterà come un marchio che pesa sulla nostra coscienza di cittadini e su quanti sono stati la causa diretta o indiretta degli assurdi incidenti capitati in quello che doveva essere un sereno e gioioso incontro di tifosi e ha avuto invece delle conseguenze di grave sofferenza per centinaia di feriti e ora anche della morte di Erika». E conclude: «Oggi comunque non è tempo di sterili polemiche o accuse o promesse che la cosa non accadrà più. L’inchiesta avviata farà il suo corso e trarrà le conseguenze in ordine alle gravi responsabilità di ciascuno; ora è il momento della solidarietà di tutta la città che è chiamata a stringersi attorno alla famiglia di Erika per un abbraccio fraterno a Lei e ai suoi cari, insieme alla preghiera e al ricordo incancellabile che porteremo nel nostro cuore per sempre».

L'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in visita ai feriti di piazza San Carlo
L'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in visita ai feriti di piazza San Carlo

La Procura indaga per omicidio colposo

L’inchiesta ora va avanti ma cambia l’ipotesi di reato: da lesioni colpose plurime e gravissime a omicidio colposo. Si prosegue contro ignoti, nessun nome è stato iscritto nel registro degli indagati. Resta lo sgomento per una morte assurda, difficile da comprendere e da accettare. Per i familiari di Erika e per tutti i torinesi che ora chiedono alla sindaca Chiara Appendino di annullare i festeggiamenti e i fuochi d’artificio per il patrono San Giovanni. La sindaca ha espresso il suo cordoglio anche anche sul social network mettendo come immagine di copertina una foto nera. «Per rispetto della famiglia, Torino non ha proprio niente da festeggiare, sindaco ci pensi», scrive un utente a cui fanno eco molti altri. «Forse i fuochi di San Giovanni sarebbe meglio non farli quest'anno», scrive un altro torinese mentre c'è chi si augura anche che «i fondi dei fuochi per la festa di San Giovanni vadano alla famiglia di Erika per pagare le varie spese, come il funerale». Da più parti arriva anche l'invito a evitare «in questo momento di dolore le polemiche» e a lavorare per fare chiarezza su quanto accaduto.

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