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domenica 17 ottobre 2021
 
TORINO
 

Poveri, famiglie, giovani: la Chiesa dev'essere lievito

16/09/2016  Proprio perché sono i soggetti più fragili e più esposti alle difficoltà quotidiane, sono anche i destinatari privilegiati dell'annuncio missionario. Lo speiga l'arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia, che ha presentato "La città sul monte", la nuova lettera per l'anno pastorale 2016-2017.

Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino. Foto Ansa (dell'agenzia Ansa anche le foto sopra e in copertina).
Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino. Foto Ansa (dell'agenzia Ansa anche le foto sopra e in copertina).

I poveri, le famiglie, i giovani: ecco le persone cui la Diocesi di Torino intende dedicare una cura speciale, mettendo in campo risorse ed energie. Sono loro, infatti, i soggetti più fragili e più esposti alle difficoltà del quotidiano, ma proprio per questo sono anche i destinatari privilegiati dell'annuncio missionario. Lo spiega l'arcivescovo del capoluogo piemontese, monsignor Cesare Nosiglia, nella sua lettera pastorale per l'anno 2016-2017. Il testo si intitola La città sul monte, un'esplicita citazione evangelica (Mt 5, 14), e si propone come uno spunto di riflessione, ma anche come un concreto strumento di lavoro. Lo stesso monsignor Nosiglia, che festeggia il 25esimo anniversario dalla consacrazione episcopale, la definisce «una lettera in stile nuovo», maturata alla luce dell'esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco e del Convegno ecclesiale nazionale, svoltosi a Firenze nel novembre 2015. 

Le famiglie che arrivano con difficoltà a fine mese, quelle che faticano a rimanere unite, quelle che ogni giorno si confrontano con il delicato compito di educare i figli; i giovani in cerca di lavoro e i ragazzi sfiduciati che un lavoro nemmeno lo cercano più. E poi i poveri, gli scartati, i tanti sconfitti che la grande città ha messo ai margini. Da tempo queste figure occupano il pensiero e la riflessione di monsignor Nosiglia. A inizio estate (era il 24 giugno) ne aveva parlato nel messaggio rivolto alla città per la festa di san Giovanni Battista, patrono di Torino. Ora il pastore ritorna sul tema in modo puntuale e articolato, facendo anche riferimento ad alcuni capitoli della recente storia cittadini. Cita, ad esempio, l'"Agorà del sociale", un'iniziativa voluta dalla Diocesi per far incontrare Chiesa, mondo della scuola, imprenditori e istituzioni civili, nel nome di un nuovo modello di sviluppo. 

Nel testo si parla anche molto del riassetto della Diocesi, un processo già iniziato, destinato certamente a proseguire e intensificarsi nel nuovo anno pastorale. Non è certo solo una questione burocratica  (chiusura o accorpamento di parrocchie, spostamento di sacerdoti). Piuttosto il riassetto esprime il desiderio di una Chiesa che sappia «far rete», superando campanilismi e individualismi. Da qui l'invito ad accogliere il «metodo sinodale», cioè un cammino comune che tenga insieme parrocchie e unità pastorali, puntando a un coinvolgimento sempre più attivo dei laici. La lettera è «nuova» anche sul piano della forma, perché si struttura quasi come una sorta di “ipertesto”. Ad una prima parte, breve, di riflessione e sintesi, seguono due serie di schede: la prima esplora alcuni contenuti della Evangelii Gaudium, mentre la seconda approfondisce le cinque “vie” indicate dal Convegno di Firenze: «Uscire», «Annunciare», «Abitare», «Educare», «Trasfigurare». 

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