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Torino, la tensione era nell'aria

09/12/2013 

Tanto tuonò che piovve. Erano giorni che  se ne parlava a Torino. Che lo sciopero di cinque giorni (9- 13 dicembre) indetto da alcune sigle di autotraspoprtatori si potesse saldare con la rabbia di altre categorie in una città prostrata dalla crisi dell'industria e scossa dall'ennesimo scandalo (quello legato ai rimborsi spese a più zeri chiesti dal Governatore e da una parte consistente del Consiglio regionale) pareva ben più che un'ipotesi. Certo, nessuno si aspettava certe arditezze. Che, cioè, circolasse la voce (smentita ufficialmente) che i vigili urbani invitassero i negozianti a tenere chiuso lunedì  perché impossibilitati a garantire la sicurezza e l'incolumità dei commercianti (!). O che si arrivasse a falsificare una pagina web di un noto quotidiano nazionale per far dire al sindaco, Piero Fassino, che il 9 dicembre i portoni delle scuole sarebbero rimasti sprangati («Falso, falso, tutto falso», s'è affrettato a far sapere il primo cittadino). Una cosa è sicuramente accaduta: la psicosi di vivere un clima preinsurrezionale o quasi ha portato molti cittadini a far abbondante scorta di benzina (diverse stazioni di carburante sono rimaste a secco) e di generi alimentari.      

     «Ragazzi siamo alla resa dei conti!! Adesso basta chiacchiere!» è stato scritto il 5 dicembre  su un'apposita pagina Facebook (INFO-9-Dicembre-Torino). Detto, fatto. Oggi, lunedì 9 dicembre, dalle 5,30 in poi Torino s'è andata via via paralizzando. Blocchi stradali. Volantinaggi per strada. Cortei. I (pochi) negozi aperti  costretti a chiudere a suon di minacce. Fino alla sassaiola contro il Palazzo della Regione, nella centralissima Piazza Castello, che ha generato scontri con le Forze dell'ordine.          Gli uni accanto agli altri si sono ritrovati per strada camionisti, commercianti, artigiani, disoccupati, ma anche ultrà e frange di destra. A dire il vero la sezione torinese dell'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) aveva offerto notizie ed elementi utili per riflettere, tra cui il coinvolgimento di Forza Nuova. Non solo.  «Nei giorni scorsi!», aveva scritto l'Anpi sul finire della scorsa settimana,  «a San Mauro Torinese si è svolta un'affollata assemblea dei promotori dell'iniziativa nel corso della quale il presunto leader, tale Danilo Calvani, contadino di Latina, ha rivendicato "la costituzione di un governo temporaneo magari con una figura militare di riferimento"».     
       Il movimento dei "forconi", che dice d'essere nuovo di zecca, si presenta in realtà con un  retrogusto amaro. Antico. E sgradevole. Al di là delle mille ragioni che pure esistono per essere scontenti, in Italia, oggi.  

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