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Torino, “merenda cinoira” per i senza dimora

04/08/2015  In dialetto torinese l’espressione indica il pasto di metà pomeriggio, che vale anche da cena. Il capoluogo piemontese ora è in grado di offrire un pasto caldo anche per la sera, quando chi non ha casa non sapeva dove trovarlo. L’iniziativa da una richiesta degli stessi senza dimora, durante un incontro con l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia.

L'arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia.
L'arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia.

In dialetto torinese si chiama “merenda cinoira”: è un pasto di metà pomeriggio, abbastanza abbondante da valere anche come cena. Questa usanza degli antichi piemontesi, tipica soprattutto dei giorni di festa, ritorna attuale e diventa un modo per aiutare le persone senza fissa dimora.

Nel capoluogo subalpino è stato inaugurato di recente il punto di ristoro Spazio d'Angolo
: si tratta di una mensa pre-serale, aperta tutti i giorni dalle 17.15 alle 18.30. Sono stati gli stessi ospiti a richiederla e in poco tempo, grazie all'impegno di tanti, l'idea è diventata realtà.

Tutto inizia nel Natale 2013, durante un incontro tra monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, e un gruppo di persone senza dimora. Alcune di loro sottolineano la difficoltà di trovare un pasto serale. La maggior parte delle mense cittadine sono aperte a pranzo, mentre per la cena mancano punti di riferimento: chi può si arrangia con un panino, ma, specialmente nei mesi invernali, la situazione è molto critica. Pochi giorni dopo l'Arcivescovo lancia un appello e immediatamente la rete del volontariato si mette in moto.

Oggi il risultato è un luogo accogliente e ben attrezzato, dove trovano posto ogni pomeriggio 25 persone (che potrebbero salire a 40 dal prossimo autunno). Il numero medio-piccolo serve a favorire un clima familiare e accogliente: anche questa scelta risponde a una richiesta dei diretti interessati, che allo Spazio d'Angolo non cercano solo un pasto caldo, ma anche un momento in cui recuperare umanità, ascolto e condivisione. Gli ospiti vi accedono su segnalazione del Tavolo Ecclesiale per i Senza Fissa Dimora, coordinato dalla Caritas.

Spazio d'Angolo è aperto 365 giorni all'anno

Il progetto è innovativo anche per il gran numero di realtà che riesce ad aggregare: oltre alla Caritas diocesana, infatti, vi contribuiscono la Congregazione Fratelli delle Scuole Cristiane (proprietaria dei locali), la cooperativa sociale Gruppo Arco (che, col sostegno di Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt si è occupata della ristrutturazione), l'associazione Maria Madre della Provvidenza e il Gruppo di Volontariato Vincenziano per Senza Dimora. Sono una sessantina i volontari attivi nella struttura.

«Torino ha una caratteristica speciale», ha detto monsignor Nosiglia
prima della benedizione dei locali. «Quando si getta un seme non cresce solo una spiga, ma un intero campo di grano. Anche in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo esiste una rete di persone coraggiose, capaci di trasformare in realtà ciò che all'inizio sembra impossibile». Anche Elide Tisi, vicesindaco di Torino e assessore alle Politiche sociali, ha sottolineato l'importanza del gioco di squadra, ricordando come «questa nuova preziosa iniziativa si coordini con gli sforzi che la città sta mettendo in campo per far fronte alle situazioni di emergenze». Il Comune dà sostegno a 6 mense per un totale di circa 121.000 pasti ogni anno.

Soddisfatto anche Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana: «La sperimentazione è iniziata da diversi mesi in un'altra sede», ha raccontato. «Da metà aprile però ci siamo trasferiti in questi spazi, più adatti perché più grandi e studiati ad hoc. All'inizio temevamo che la maggiore distanza dal centro potesse essere un problema: invece gli ospiti si sono da subito trovati bene». Realizzato il primo obiettivo già si pensa a nuove attività da affiancare alla mensa, così da sfruttare al meglio le potenzialità che la struttura offre.

A Torino c'è anche un altro punto di ristoro serale, ma Spazio d'Angolo è il solo aperto 365 giorni all'anno, domeniche e festivi compresi, perché «quando noi facciamo festa», ha concluso Celestino Zanoni (Fratelli delle Scuole Cristiane), «non possiamo escludere proprio i nostri ospiti prediletti».

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