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sabato 15 giugno 2024
 
 

Torna a casa, Kamla

30/05/2013  Non è solo una questione di quella che i brasiliani chiamano "saudade": il desiderio di tornare nel Paese d'origine, per gli stranieri residenti in Italia, va accompagnato e sostenuto

Certo, gli affetti, i sentimenti, l'intera sfera emotiva hanno un ruolo determinante nella decisione di quegli stranieri che, dopo aver "chiuso" per le ragioni più svariate un ciclo migratorio, tornano nel Paese d'origine. Ma non è solo quello. Non per tutti. E una seria e profonda cultura del rimpatrio, in Italia, per il momento, per il momento latita. Ma qualcuno ci prova, come Cefa onlus che con il progetto Remida2 ha accompagnato e sostenuto, tanto dal punto di vista economico quanto da quello "sociale", questo genere di percorsi. Tecnicamente si chiamano rimpatri volontari assistiti e necessitano di una preparazione che prevede fasi di mediazione e formazione da non trascurare: tornare a casa, insomma, è più difficile di quanto noi possiamo pensare, di quanto gli stranieri stessi possano pensare. 

I migranti aderenti al progetto hanno affrontato un iter della durata di circa 12 mesi, comprensivo di colloqui informativi e di orientamento, consulenze tecniche e di carattere professionale e, in un momento successivo, hanno avuto accesso a un contributo economico per l'avvio e il consolidamento di micro-attività imprenditoriali che poi avrebbero svolto nel Paese di provenienza. 

I cittadini tunisini coinvolti in Remida2 sono in tutto 27, tra individui e famiglie: in 13 sono già rientrati, gli altri 14 stanno solo attendendo le ultime trafile burocratiche con l'aspettativa di partire entro la fine del mese di giugno.

L’inserimento nella società degli adulti passa spesso proprio dal mondo del lavoro: e la storia di Kamla, che ha recentemente festeggiato l'inaugurazione del suo nuovo negozio di abbigliamento è la testimonianza che quella intrapresa è una strada vincente.

 
 
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