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venerdì 26 febbraio 2021
 
Il commento di Adriano Sansa
 

Tortura, una legge ci vuole, ma così non convince

06/07/2017  Verranno problemi interpretativi, si complicheranno i processi. C'è il rischio che fatti come quelli della scuola Diaz o di Bolzaneto non rientrino nel reato disegnato dalla nuova legge.

La Camera ha approvato il reato di tortura: sempre che davvero ci importi della tortura. Che ascoltiamo la voce del Papa quando ne condanna ogni forma, o del Presidente della Repubblica se ne chiede lo sradicamento. Siamo stati feriti dai tormenti inflitti a Genova durante il G8 e dai casi Aldrovandi, Uva, Cucchi.

Dunque, ci sta a cuore una buona legge? Da quando ne abbiamo parlato su questa pagina il testo ha subito peggioramenti. La questione principale -sulla quale hanno richiamato l’attenzione undici magistrati genovesi- è la previsione, perché sia tortura, della necessità di ‘più condotte’ o di un ‘trattamento inumano e degradante per la dignità della persona’. Perché mai non basterebbe una condotta singola? Dubitano i magistrati che molti dei fatti genovesi potrebbero non essere punibili. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha appena chiesto di rivedere il disegno di legge. Facciamo un esempio: la persona viene sottoposta a una violenta scarica elettrica. Non sarebbe tortura, dato che la condotta è una sola? Allora, è vero, non lo sarebbero tanti degli atti compiuti alla Diaz e a Bolzaneto. Nel caso addirittura in cui non residuassero lesioni, non vi sarebbe neppure quel reato.

Altri punti susciteranno incertezze, complicheranno i processi. Da anni l’Italia è inadempiente alle raccomandazioni internazionali. Non è vero che una legge timida proteggerebbe le forze di polizia: esse non meritano, nella grandissima parte, questo terribile sospetto. Poiché sono sane, rifuggono la tortura. I politici che rivolgono loro ambigui cenni di ‘indulgenza’ non le onorano.

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