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Tra astenuti e schede bianche l'accordo non decolla

27/01/2022  Ancora in alto mare dopo la quarta votazione. I partiti provano a contare le proprie forze, ma ancora non c'è un nome condiviso

Prima votazione con il quorum a 505. In tanti sono presenti ma non votano. Se questo è un modo per il centro destra di contarsi il risultato, scontato è che, da soli, non ce la fanno a dare la spalata e a eleggere un loro presidente della Repubblica. Anzi, gli astenuti arrivano a 441, 22 in meno del bacino complessivo dei voti di quest’area (sarebbero 454, ma la Casellati, come da prassi non vota). Senza contare che nessun partito o coalizione è al riparo dai franchi tiratori nel momento in cui si voterà su un nome vero. Nella serata di ieri erano cresciute le quotazioni di Sabino Cassese, mentre Pierferdinando Casini, che pure era salito nelle quotazioni, dopo l’endorsement di Enrico Letta, è stato ritenuto non votabile da Giorgia Meloni e dalla Lega. Salvini non ha mancato di sottolineare, a chi gli faceva notare che non è poi un nome così di sinistra avendo militato nel partito di Berlusconi, che proprio per questo è considerato «un traditore».

In assenza di un’intesa ci si arrovella a interpretare i voti arrivati a Mattarella. Il pd, che può contare su un totale di 154 voti, aveva dato indicazioni di votare scheda bianca così come Leu (che può contare su 18 voti) e Italia Viva (44 voti) mentre i cinque stelle, che possono contare complessivamente su 234 voti hanno indicato scheda bianca o libertà di coscienza. È così impossibile capire se i voti all’attuale Capo dello Stato vadano interpretati come una sfida a Conte, una opposizione alla linea di Letta o una scialuppa di salvataggio per spingere a una intesa. Convergono su Di Matteo, che prende 56 voti, gli ex cinque stelle (che possono contare su 65 voti) e che, nelle prime tre votazioni avevano indicato Maddalena.

Alla fine si ufficializzano 981 presenti e 540 votanti. Vanno a Mattarella 166 voti, mentre le schede bianche sono 261 schede. In attesa della votazione di domani riprendono le consultazioni nei corridoi mentre torna l’ipotesi Draghi, resta quella di Cassese, non cessa di sperare Casini e si valuta anche il nome di Elisabetta Belloni, lanciata da Fratelli d’Italia, e che avrebbe come unico limite, filtra dai diversi gruppi, quello di essere a capo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

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