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lunedì 08 marzo 2021
 
 

Tra biologia e riflessione sociale, un viaggio nel mondo dei parassiti

06/01/2021  Nel libro “Vivere a spese degli altri” la biologa Claudia Bordese racconta il mondo del parassitismo e i suoi paradossi

La copertina del libro
La copertina del libro

“Vivere a spese degli altri”. Soltanto una ricercatrice, una biologa con la passione per l'Etologia come Clauda Bordese, poteva mettere naso, occhi, curiosità, spirito di osservazione nell'immenso universo di cui la Natura è figlia e madre al tempo stesso. Un mondo in cui, da sempre, si annidano i parassiti, esseri viventi impercettibili che albergano in ogni dove con una voracità e, a volte con apatia, inimmaginabili, tanto da essere considerati letali e al tempo stesso vittime. Un mondo a dir poco strano ai nostri occhi, che soltanto i ricercatori dotati di una curiosità percettiva particolare riescono a individuare e distinguere con sufficiente precisione.

I parassiti sono ovunque. Sono “padri” forse inconsapevoli della storia, dell'umanità, sono la fonte stessa dell'universo, vivono nei meandri più oscuri, in cui è difficile snidarli, ma si fanno anche avvicinare, scoprire, affinché possano convivere con i loro ospiti. Ne abbiamo un esempio attualissimo, ma il punto non è questo. Il punto è sapere e rendersi conto che sono sempre esistiti, che amano vivere o sopravvivere in qualsiasi corpo vivente, fino a renderlo schiavo per la loro vita e la nostra vita.

Che idea intrigante ha avuto Claudia Bordese. Con una prosa semplice, ma intrisa di cultura non soltanto scientifica (anche la cultura, per amor di spicciola filosofia, potrebbe essere considerata un parassita) ci offre uno spaccato della vita parassitaria, a cui gli esseri umani, distratti da migliaia di problemi quotidiani, nel corso della vita, non fanno caso. Forse anche per difesa, non importa, non sanno cosa siano i parassiti. Se si fa riferimento alla società globale, pensano superficialmente al povero che chiede elemosina per strada, allo sfruttatore che non offre mai un caffè, ma che lo accetta volentieri, al dirigente d'azienda che sfrutta i dipendenti; allo Stato, parassita per antonomasia (“Ah, le tasse, mi stanno portando in rovina”).

Non pensano o si rifiutano di pensare che i veri parassiti vivono, si nutrono, si sviluppano nel nostro corpo; siamo noi in carne e ossa. I parassiti si “animano” e, egoisticamente, a volte, o anche in modo inconsapevole, oltraggiano gli altri, rubano idee, affetti, soldi, la vita, il futuro, ignorando che, alla fin fine, si trasformano da parassiti, in vittime. Che vita complicata fare il parassita! A mettere ordine in questo caos d’idee e percezioni, ci ha pensato la nostra biologa che, con grazia, metodicità e la raffinata ricchezza del ricercatore, ci ha donato questo bel libro, in cui il mondo che a noi appare sommerso, affiora come una immensa ragnatela di microbi, di parassiti aggressivi, che incutono paura, ma che convivono tranquillamente in noi, senza che di essi ci si accorga.

I guai vengono dalle osservazioni al microscopio, ormai talmente potenti da individuare i parassiti più insopportabili. Claudia Bordese ne scrive e ne parla con estrema semplicità, come se questi esseri fastidiosi, fossero i nostri migliori amici. Ne fa riferimento, disquisendo sulla promiscuità degli animali delle loro condizioni di vita ambientale, delle costrizioni cui li sottoponiamo e della virulenza con cui i parassiti si annidano negli esseri umani e nel mondo animale in genere. Non per nulla il libro è dedicato al veterinario James Harriot, che nella campagna inglese visse a stretto contatto con gli animali.

Dal punto di vista della divulgazione scientifica, Vivere a spese degli altri ci mostra quanto grande sia la nostra ignoranza sul mondo che ci circonda e sulle loro possibili origini. Chi avrebbe mai pensato al “parassitismo di cova”, cioè della cura che prendono alcune specie di uccelli, come il cuculo o i coleotteri che depongono le uova nei formicai, sicuri che le larve delle formiche per ragioni chimiche non uccidono le uova dei coleotteri, ma le allevano come fossero le proprie. Una strategia parassitaria, quella dei coleotteri niente male, considerando il fatto che le inconsapevoli formiche, diventano, forse, persino consenzienti.

E noi esseri umani – senza venire a conoscenza di queste osservazioni e con una buona dose di ingenuità – avremmo considerato questo opportunismo parassitario come un atto di naturale bontà. Sarebbe impossibile accennare a tutti gli esempi cui si riferisce la scrittrice. Ma non si può fare a meno di considerare che nelle esplicite allusioni alla società mondiale, considerata nel corso della sua storia, i parassiti vivono di ben altre negative considerazioni, a volte perseguibili anche per legge, e ciò perchè l'uomo ha creato una rete inestricabile di interessi economici, sociali, morali, etici, che hanno dato vita, negativamente, al concetto stesso di parassitismo.

In altri termini, il “progresso”, che ha spinto l'uomo verso “ben più importanti traguardi”, non è mai andato di pari passo con l'evoluzione della natura. Anzi gli è andato contro, creando i presupposti per un lento ma inesorabile declino. Una dimostrazione chiara e lampante, che l'essere umano è il vero parassita, dell'Universo. L'uomo, che ha la pretesa costante di dominare tutto, sempre, portatore insopportabile d'una esasperazione che porterà all'autodistruzione del pianeta stesso. Una forma di egoismo primigenio, antagonista stupido di se stesso. D'altronde la bravissima ricercatrice Claudia Bordese, non può non concordare con il professor Stefano Mancuso, direttore del LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) che il mondo vegetale viene finalmente riconosciuto come l'intelligenza primaria ed equilibratrice dell'intero pianeta, dove il parassitismo ha una sua ragion d'essere totalmente diversa da quello che caratterizza il pianeta degli esseri umani.

Gianni Maria Stornello

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