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Tra nuove speranze e violenze continue

25/01/2014  La neoeletta presidente della repubblica Samba-Panza punta alla riconciliazione. Ma gli scontri tra fazioni paramilitari sono quotidiani e l'Onu parla di catastrofe umanitaria.

Catherine Samba-Panza è la prima donna eletta alla presidenza della Repubblica Centrafricana
Catherine Samba-Panza è la prima donna eletta alla presidenza della Repubblica Centrafricana

Metà della popolazione centrafricana ha ormai abbandonato le proprie case. Secondo le stime dell'Onu 2,2 milioni di persone necessitano di aiuti immediati. Solo nell'ultimo mese, nella capitale Bangui, il numero degli sfollati è aumentato del 40 per cento: sono altre 513 mila persone prive di un tetto e a corto di cibo, acqua, medicinali, mentre non cessano gli scontri armati tra esponenti della ex coalizione ribelle Seleka e le milizie Anti-Balaka. E' una catastrofe umanitaria.

La popolazione attendeva un segnale di speranza. Perché quando hai perso tutto, la disperazione impiega poco tempo a cancellare pure quella. L'elezione il 20 gennaio di Catherine Samba-Panza alla presidenza ad interim della Repubblica va in questo senso. Attivista della società civile, per anni impegnata nella lotta alla corruzione, nella promozione dei diritti delle donne e dell'uguaglianza, e forte della sua esperienza alla vicepresidenza del Forum nazionale di dialogo inclusivo, la presidente Samba-Panza ha pronunciato parole di distensione, per ridare fiducia alla popolazione, proponendosi come garante di tutte le componenti della società centraficana. L'obiettivo di Samba-Panza è arrivare quanto prima a un processo inclusivo di riconciliazione: a questo scopo potrebbe essere presto istituita una Commissione dialogo, verità e riconciliazione, per risolvere alla radice problemi politici, militari ed economici che da troppo tempo minano il Paese.

Sfollati nella capitale Bangui
Sfollati nella capitale Bangui

Ma la situazione è estremamente complicata. Secondo il capo degi Affari politici Onu Jeffrey Feltman, "le uccisioni a Bangui e nel resto del Paese si verificano ogni giorno e la popolazione è divisa su base confessionale". La presenza di 4 mila soldati africani della Misca (Missione internazionale di sostegno al Centrafrica) e di 1600 militari francesi non riesce a garantire la sicurezza della popolazione, inerme di fronte a raid condotti su base etnico-religiosa dalle milizie musulmane Seleka e da quelle cristiane Anti-Balaka.

Al contrario, proprio il dispiegamento di militari stranieri sul terreno è stato fonte di ulteriori tensioni. In particolare i soldati del Ciad  sono mal visti dalla popolazione, che li accusa in molti casi di violenze e di complicità con la Seleka. Uno scontro a fuoco con dei militari del Burundi, anch'essi parte della Misca, è parso a molti osservatori una lotta per il controllo del territorio.

Anche l'operazione militare francese "Sangaris" è stata oggetto di molte critiche. A Bangui, nella zona dell'aeroporto dove è sorto un improvvisato e immenso campo sfollati, i francesi hanno stabilito il proprio quartier generale; eppure, fonti di stampa locale riferiscono che nessun militare vigila sulla sicurezza e sull'incolumità degli sfollati. Gli stessi operatori umanitari, come Medici senza frontiere, sono stati costretti a evacuare il personale medico-sanitario per la diffusa insicurezza e le presunte infiltrazioni di miliziani Seleka nel campo.

Negli altri quartieri della città la situazione è altrettanto grave e il vuoto di sicurezza è palpabile, tanto che gli operatori umanitari lo indicano come prima causa del rallentamento nella consegna degli aiuti alla popolazione. In alcune zone della capitale sono comparse barricate al passaggio delle truppe transalpine e nelle vicinanze dell'aeroporto sono apparse scritte sui muri di stampo antifrancese. Nei quartieri a maggioranza musulmana, dove viene denunciato l'aperto sostegno dei francesi alle milizie cristiane Anti-Balaka, va diffondendosi una crescente ostilità nei confronti dell'ex potenza coloniale. Per questa ragione, per le strade di Bangui sono sempre più frequenti le truppe miste Sangaris-Misca.

Sul fronte internazionale, infine, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite valuterà a breve l'opportunità di inviare caschi blu in Centrafrica, come suggerito dal segretario Ban Ki-Moon, anche se per il momento la priorità riguarda l'intervento umanitario e la raccolta dei fondi. A questo scopo l'1 febbraio prossimo, ad Addis Abeba, si terrà una conferenza dei donatori per far fronte all'emergenza.

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