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venerdì 07 agosto 2020
 
Storia d'Italia
 

Tre cose che Piazza della Loggia ci dice oggi

23/07/2015  Referendum sul divorzio, avvio della strategia della tensione, e un libro profetico. Ecco perché il 1974 è una anno di svolta. In cui la strage di Brescia è il crinale di un percorso senza ritorno.

Ricordare, ricordare, ricordare. L’Italia di Piazza della Loggia trova forse pace a 41 anni di distanza, ma le due condanne (ergastolo per per gli ordinovisti Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonti ) per gli 8 morti di Brescia non strappano applausi tra il pubblico che assiste alla sentenza definitiva. Non è tempo di gioire in un Paese che dice giustizia dopo 12 processi. La condanna all’ergastolo mette malinconia. E’ una scaglia di verità che arriva troppo tardi. E’ il frammento di uno specchio che ci rimanda l’immagine di un Paese che non c’è più. Un altro mondo, altri nomi, altri riferimenti. Eppure il 1974 è un anno  particolare. Uno spartiacque nella nostra storia collettiva per almeno tre motivi.

Il primo è che il 1974 è l’anno del referendum che il 12 maggio sancisce (ribadisce) il divorzio (59,3% di no all’abrogazione sulla legge). A guardarlo da qui, mentre con il ddl Cirinnà si discute di coppie gay e unioni di fatto, sembra di guardare il mondo con un cannocchiale rovesciato. E’ il punto di partenza molto lontano di quel dibattito che accende Parlamento, coscienze e dibattiti pubblici.

Ma nell’Italia in affanno di allora, quella che fa i conti con il caro benzina (il 20 febbraio aumenta di 60 lire al litro) e rinsalda i ponti con Gheddafi (da cui già allora arriva un terzo del nostro fabbisogno petrolifero) non sono solo i diritti civili a tenere banco.
 Il ‘74 è, appunto, l’anno dell’escalation del terrore, ed è questo il secondo motivo che lo rende notevole. Piazza della Loggia sta in mezzo a due eventi tra i più drammatici del nostro passato recente. Esattamente 40 giorni prima le Br rapiscono a Genova il giudice Mario Sossi. E’ il segnale che i terroristi alzano il tiro al cuore dello Stato: la foto di Sossi prigioniero, in mano un giornale che attesta la sua condizione di ostaggio, resta nella memoria collettiva e segnano il crinale di una rivoluzione che pretende di farsi di massa. Dopo Piazzale della Loggia un’altra strage: tra il 3 e il 4 agosto una bomba ferma a San Benedetto Val di Sangro il treno rapido Italicus Roma-Monaco. E’ pieno di gente che va in Germania, molti sono emigranti. Muoiono in 12, i feriti sono 48. La rivendicazione arriva da Ordine Nuovo.
Nel 1974 l’Italia si ritrova dunque divisa tra gli “opposti estremismi” della strategia della tensione, rossa e nera. Iniziano qui 6 anni terribili, che si snodano tra il rapimento e l’uccisione da  parte delel Br del presidente della Dc Aldo Moro (16 marzo 1978) e arrivano fino alla strage di Bologna del 2 agosto 1980 (80 morti e 200 feriti) che le indagini attribuiscono ai Nar (Nuclei armati rivoluzionari ) di estrema destra. In entrambi i casi misteri, sentenze controverse, inquinamenti da parte di servizi segreti, partecipazione vera o presunta di spezzoni di criminalità organizzata mafiosa.
Tutti ingredienti che sono presenti, per la prima volta, in Piazzadella Loggia, 3 inchieste che si riscrivono in parte a vicenda e 12 processi prima del verdetto di adesso.

Infine, il 74 è l’anno in cui Leonardo Sciascia pubblica Todo Modo e in cui l’Italia impara anche a conoscere un certo Carlo Alberto Dalla Chiesa. Si deve a questo generale dell’Arma, la task force contro le Brigate Rosse. Nel giro di pochi mesi cadono nelle mani dei carabinieri Renato Curcio, Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Alfredo Buonavita, tutti fondatori delle Br. Sembra un colpo mortale al terrorismo rosso, non sarà così. Eppure in Todo Modo, Sciascia aveva previsto tanto. Nello strano monastero dove gli appartenenti a un partito politico si ritirano per i loro “esercizi spirituali” aveva individuate trame, personaggi, esiti che profeticamente troveranno compimento qulche anno dopo. Proprio  a partire dalla figura di Moro. E’ questo il motivo per cui val la pena ricordare il 1974. Perché in quella Italia - forse non più nella nostra - certi scrittori avevano una forza profetica che precedeva, a volte anticipava le indagini che la magistratura faticava a concludere. Come dire che la fantasia supera la realtà. O che a “pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca” (Andreotti dixit).

 
 
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