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mercoledì 29 maggio 2024
 
 

Tre poliziotti ricordati a Roma con pietre di inciampo

08/02/2024  La cerimonia davanti alla sede della Questura. Fucilati dai nazisti nel 1944, si chiamavano Pietro Ermelindo Lungaro, Emilio Scaglia e Giovanni Lupis.

“È una cosa meravigliosa che chiunque passi di qui possa fermarsi davanti a queste pietre e leggere il nome di mio padre e degli altri suoi colleghi che hanno dato la vita per la nostra libertà”. È commosso Pietro Lungaro, 78 anni, il figlio del vice brigadiere della Pubblica Sicurezza  Pietro Ermelindo Lungaro, medaglia d’argento al valore militare alla memoria, trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Pietro Lungaro parla davanti alla sede della Questura di Roma, in via San Vitale, dove insieme al ministro dell’interno Matteo Piantedosi e al Capo della Polizia Vittorio Pisani, la mattina dell’8 febbraio ha posato le pietre  d’inciampo in memoria di tre poliziotti che reagirono all’orrore nazifascista. La cerimonia è stata accompagnata dal suono di un violino (suonato da una poliziotta) e dalle note del “Silenzio” intonate da un trombettiere della Polizia di Stato. Erano presenti autorità civili e religiose. Tra loro il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e il cardinale Angelo De Donatis, vicario del papa per la Diocesi di Roma. Con loro anche Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

Quando i nazisti lo fucilarono, Pietro Ermelindo Lungaro aveva 33 anni. Era nato a Monte San Giuliano, in provincia di Trapani, era entrato in Polizia e dopo l’8 settembre del 1943 aveva stretto contatti con i gruppi antifascisti. Scovato in seguito alla soffiata di un delatore, fu arrestato e torturato, ma mantenne il segreto sugli antifascisti con i quali era in contatto. Poco tempo prima della sua cattura, soleva ripetere alla moglie, che lo invitava ad essere prudente: “i nostri figli sapranno educarsi da soli”, per poi aggiungere: “…Voi non potete capire cosa significa la parola libertà”.

“Questi valori che i nostri padri ci hanno lasciato, noi li dobbiamo conquistare giorno per giorno. La libertà, come dice giustamente il presidente Mattarella, non è qualcosa che ci viene dato e stop, la dobbiamo vivere continuamente”, dice oggi il figlio del coraggioso poliziotto.

Le altre due pietre d’inciampo deposte stamattina a Roma ricordano la guardia della Polizia Africa italiana Emilio Scaglia e la guardia della Pubblica Sicurezza. Giovanni Lupis, entrambi Medaglia d’argento al valor militare, alla memoria, fucilati al Forte Bravetta di Roma il 3 giugno 1944, il giorno prima della liberazione della Capitale da parte degli alleati. Entrambi avevano solo 21 anni.

Al tema della “memoria” la Polizia di Stato sta dedicando, particolarmente negli ultimi anni, una sempre maggiore attenzione nella consapevolezza che “il ricordo” di chi si è speso, anche rischio della vita, per i propri simili sia il valore più grande cui ispirarsi per tutelare le libertà e i diritti di  tutti ed evitare che si ripetano gli orrori del passato. Soprattutto nella ricorrenza del “Giorno della Memoria”, accade, sovente, di sentire testimonianze di comuni cittadini o di storici riferite a Poliziotti che, facendo appello esclusivamente alla loro coscienza, hanno trasgredito agli obblighi imposti dalle inumane leggi razziali per non rendersi complici dell’orrore nazifascista. 

Le prime pietre di inciampo dedicate ai poliziotti sono state collocate a Trieste nella ricorrenza del “Giorno della Memoria” del 2022. In seguito altre pietre di inciampo sono state posate a Udine, Rieti e La Spezia.

Il progetto “Senza memoria non c’è futuro” prevede, per l’anno in corso, anche un’iniziativa editoriale, in due volumi, dedicata ai Poliziotti che “facendo la scelta giusta” si opposero al nazifascismo e soccorsero gli Ebrei per l’onore dell’Italia e la difesa dei valori di civiltà che ne costituiscono il retaggio storico e l’autentica vocazione. A uno dei due volumi ha partecipato anche la Senatrice Liliana Segre inviando un proprio contributo. 

 
 
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