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Quel sangue donato alla nostra gente dei treni maledetti

13/07/2016  La mobilitazione dei pugliesi e l’identificazione con le vittime: nonna Donata con il nipote Samuele, il vice questore Fulvio che tornava dalle ferie, Jolanda che doveva sposarsi a settembre e sognava di diventare mamma ed Enrico che rientrava da Torino per il compleanno del nipotino. Le storie dei morti di Andria

Probabilmente solo chi non conosce la gente di Puglia può meravigliarsi della mobilitazione massiccia e spontanea di studenti, ragazzi, professionisti, operai, gente comune. Alle 11 di martedì mattina c’è stato lo scontro mortale tra i due treni, poco dopo mezzogiorno centinaia di studenti di Medicina a Bari erano già in fila al Policlinico per donare il sangue dopo l’appello lanciato dagli ospedali e amplificato da Tv e social network. «Ci aspettavamo una risposta positiva ma non fino a questo punto», dicono alcuni medici. File ovunque: a Bari e Andria, a Barletta e Trani, a Molfetta e Monopoli. Una mobilitazione trasversale e generosa che fa strame del cinismo polemico e rancoroso con il quale spesso si condiscono le tragedie italiane. Ma non c’è solo questo.

L’immedesimazione è scattata anche perché i morti (23 in totale, tutti identificati) sono padri, madri, cugini, lavoratori con i quali non è stato difficile identificarsi. Come Fulvio Schinzari, 59 anni, dirigente di polizia, era un amante dell’arte e di Pat Metheny, Mark Knopfler, Joni Mitchell, è stata la prima vittima a essere identificata da un collega, giunto sul luogo del disastro. Prendeva quel treno ogni mattina per andare a lavoro. Il 24 febbraio di due anni fa, mentre era seduto nel vagone, scriveva ironico: «Ferrovie Bari Nord news: dopo un anno cambia la playlist per allietare i viaggiatori. Da Sanremo 2013 a Sanremo 2014. Wow». Martedì mattina tornava al lavoro dopo le vacanze, era vicequestore aggiunto, responsabile dell’ufficio personale alla Questura di Bari. Lascia la moglie e due figlie. O come Enrico Castellano, di 72 anni, era nato ad Ostuni ma aveva lasciato la Puglia da molti anni.  A Torino una nuova casa, un nuovo lavoro. Aveva fatto carriera, era diventato dirigente del Banco di Napoli. Con la pensione, aveva ritrovato il tempo per tornare dal figlio ad Andria. Lunedì era atterrato a Bari con un volo diretto, perché oggi è il compleanno del nipotino di due anni da festeggiare. «Pensavamo di fare due feste - racconta il fratello Franco - l'onomastico, perché è sant'Enrico, e il compleanno». C’è il contadino Giuseppe Acquaviva, 51 anni, che non era tra i passeggeri dei treni ma stava lavorando in campagna quando una delle lamiere esplose nella collisioni lo hanno investito e ucciso. È morto dopo qualche ora nell’ospedale di Barletta.

Un’altra vittima era Antonio Summo, 15 anni, riconosciuto dai genitori dalla borsa, con i libri, dai pantaloncini e dalle scarpe di ginnastica. Aveva fatto il secondo all’Industriale di Andria e stava tornando da scuola per recuperare i debiti formativi. Alla stazione del suo paese, a Ruvo di Puglia, c'era il nonno ad aspettarlo: «Mi aveva chiamato al telefono: dieci minuti e arrivo, vieni a prendermi».

Il macchinista e Jolanda, che voleva diventare mamma

Jolanda Inchingolo, 25 anni, invece, l’hanno riconosciuta da un anello con la pietra nera. Lo portava sempre come si vede anche dalle foto su Facebook. A settembre si sarebbe sposata con Marco. La ragazza stava andando a Bari proprio per incontrare lui. Amava Marco e amava Parigi. Sul suo profilo c'è la Torre Eiffel. «Aveva un unico desiderio: fare la mamma. E chissà quanto sarebbe stata bella», dice Marco.

Donata, 60 anni di Terlizzi, aveva suo nipote di 6 anni tra le braccia, quando c'è stato lo scontro. Era salita con il ragazzino per andare a Barletta e prendere una coincidenza per Milano. Riportava Samuele a casa dai genitori, dopo qualche giorno di vacanza in Puglia. Il piccolo è stato salvato dai vigili del fuoco, ma della signora ancora a tarda sera nessuno aveva notizie.

Uno dei due macchinisti si chiamava Pasquale Abbasciano ed era di Andria. A fine anno lo aspettava la pensione dopo tanti anni di servizio nelle Ferrovie Nord baresi. «Era molto esperto, faceva questo lavoro da tanti anni», dicono i colleghi. Quella di ieri per Pasquale doveva essere una giornata lieta: lo aspettavano ad Andria al municipio, perché sua figlia avrebbe recitato la promessa di matrimonio. Amava il suo lavoro e la campagna. Coltivava le ciliegie, e poi le regalava sempre agli amici.

Gabriele, 25 anni, di Andria: stava rientrando da Bari dove era andato per fare il controllo ad un dito. Dopo il diploma all'istituto industriale, aveva trovato un posto di lavoro in un'azienda metalmeccanica di Bitonto. Qualche settimana fa si era ferito ad un dito, e il piccolo intervento di plastica ricostruttiva non lo aveva soddisfatto. I familiari hanno atteso al Palazzetto dello Sport di Andria notizie di Gabriele. Notizie che non sono arrivate.

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