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domenica 17 ottobre 2021
 
Musica classica
 

Trifonov, un genio di 25 anni

19/10/2015  Il giovane pianista russo è già considerato fra i più grandi del mondo. Ascoltare per credere: è appena uscito il suo "Rachmaninov Variations".

Segno distintivo? La gioventù. Daniel Trifonov è ormai considerato uno dei più grandi pianisti viventi. Russo, 25 anni, studi in patria e poi negli Stati Uniti, riconoscimenti ufficiali e Concorsi vinti a bizzeffe, Trifonov si presenta come un ragazzo quasi spaventato dalla fama e dall’attenzione che suscita, e dimostra meno anni di quanti appaiano nelle foto ufficiali. La sua vera, unica attenzione è per la musica: “Sì, sono nato in una famiglia musicale - ci spiega -  ma la mia prima passione è stata la composizione. Quando avevo 5 anni nella mia famiglia c’era un pianoforte, ma io non ne ho mai sfiorato i tasti. Mia madre era una insegnante di solfeggio e armonia. Mio padre che è compositore aveva un sintetizzatore, e per me era un gioco molto appagante quello di scoprire il differente suono degli strumenti. Da lì ho cominciato a tirare fuori qualche idea ed i miei genitori l’hanno trovata interessante. Così ho cominciato a studiare la musica ed anche il pianoforte”.

Una scelta che lo ha portato nell’olimpo dei musicisti. Come dimostra Rachmaninov Variations, l’ultimo Cd inciso per la Deutsche Grammophon dedicato a tre grandi pagine del sommo autore russo: la Rapsodia su Tema di Paganini, e le Variazioni su Tema di Chopin e su Tema di Corelli. “Si considera che Rachmaninov sia un grande autore sinfonico”, ci spiega, “ma non dobbiamo dimenticare che è stato prima di tutto uno dei più grandi virtuosi di pianoforte della storia. Nelle Variazioni tutto questo è espresso ed è espressa la sua idea della musica”.

E il fuoco della sua musica?
“E’ un effetto che scaturisce probabilmente dal suo incredibile senso del ritmo. Rachmaninov  usa tempo e ritmo come basi sui quali costruisce il suo discorso musicale. Ma il ritmo non è fine a se stesso. Diventa una parte essenziale del “dramma musicale”.

Il Cd è completato da “Rachmaniana”, una composizione dello stesso Trifonof.  Lei alterna il suonare al comporre?
“Va a periodi. Ci sono periodi in cui la composizione deve rimanere un poco fuori dalla porta. Ed altri in cui la composizione richiama tutta la mia attenzione. Comunque lo studiare composizione è un elemento che governa sempre il mio approccio alla esecuzione. Io ho studiato composizione a Mosca ed anche negli Stati Uniti. Spero in futuro di avere l’opportunità di dedicare più tempo. Troverò insomma la giusta misura fra l’esibizione in concerto ed il comporre”.

Nel Cd è raccontata la genesi di Rachmaniana: “Avevo 18 anni ed ero negli Stati Uniti per studiare da 3 o 4 mesi. Lontano dalla famiglia per la prima volta. Mi sono fatto prendere dalla poesia musicale di Rachmaninov e da quell’aspirazione nostalgica che con lui condivido”. Ne è nata una suite in 5 movimenti che è un omaggio all’autore delle grandi Variazioni interpretate nell’incisione con fuoco e dolcezza, arpeggi di sublime bellezza ed un virtuosismo mai fine a se stesso.

Ed in proposito, alla consueta domanda sul rapporto fra tecnica e spirito, Trifonov risponde: “Per i miei insegnanti con i quali mi sono formato a Mosca non bisognava mai separare la tecnica dalla forza espressiva. Insomma la tecnica deve essere al servizio della musicalità e dell’espressione. Soprattutto non devono mai essere contrapposte l’una all’altra”. Lei ama molto anche Chopin: “Influenzò profondamente i compositori russi. Ma in questo ciclo di Variazioni si avverte anche l’influenza di Liszt, che è anche una influenza spirituale, religiosa. E poi naturalmente quella di Bach”.

L’attrae anche la musica italiana e la musica operistica?
“Naturalmente. Sono essenziali anche per comprendere Rachmaninov, e basta pensare alle sue Liturgie, ai suo canti”.

Ed il rapporto col pubblico in un’era nel quale molti suoi colleghi sono grandi comunicatori?
“La mia concentrazione è tutta sulla musica. E’ una cosa essenziale. Dall’esecuzione nasce poi una transizione, un ponte verso chi ascolta. Ma la concentrazione è tutta sull’aspetto esecutivo: sui tempi. Su quello che sto suonando e sul passaggio che verrà subito dopo. Certo conta molto anche la concentrazione che io avverto da parte del pubblico. E’ uno scambio. Ma senza un assorbimento totale nel fatto esecutivo la musica diventa rumore”.  

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