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sabato 27 novembre 2021
 
Rapporto Swim
 

Per le donne migranti un destino quasi segnato: subire violenza

08/01/2020  Stuprate, mutilate, costrette a matrimoni precoci: questa è la sorte della maggior parte delle donne che si mettono in marcia verso la speranza di un futuro migliore. E' quanto emerge dal progetto SWIM condotto da Fondazione Albero della vita e Fondazione Ismu

Migrare significa fatica, dolore, solitudine, rischio della vita: e anche violenza per uomini e  donne. Da una ricerca effettuata da Fondazione Albero della vita con Fondazione Ismu (progetto SWIN – Safe women in migration) tramite interviste con 437 operatori che hanno a che fare con i  migranti, emerge che la maggior parte delle donne ha subito forme multiple di violenza agite da uomini conosciuti e trafficanti nel Paese di origine o durante il viaggio. La violenza fisica, sessuale e psicologica è presente in maniera significativa in tutti i Paesi. I casi di tortura sono stati rilevati soprattutto in Francia (49%) e in Italia (38%), mentre casi di mutilazioni genitali e matrimoni forzati sono frequentemente rilevati dagli operatori francesi; ciò dipende in parte dal paese di provenienza delle donne richiedenti asilo e rifugiate, dove queste specifiche forme di violenza contro le donne sono maggiormente attuate. Le violenze di genere legate all’orientamento sessuale dei migranti sono rilevate in misura più contenuta particolarmente in Italia (10%) e in Svezia (18%). Le differenti forme di violenza sono perpetrate più frequentemente da uomini che sono vicini alle donne migranti e che fanno parte del proprio nucleo familiare. 
Per le operatrici italiane i soggetti principali delle violenze sono i trafficanti. I familiari sono riconosciuti come responsabili di “offrire” ai trafficanti le donne nel percorso migratorio in maniera rilevante in Francia e Svezia, meno in Italia. In base alle testimonianze delle operatrici di tutti questi paesi coinvolti le violenze hanno luogo prevalentemente nel Paese di origine, mentre il 28% delle operatrici italiane individua nel viaggio il momento in cui le donne migranti risultano essere più a rischio (62%). Questo dipende almeno in una certa misura dalle tratte migratorie utilizzate dalle donne migranti per arrivare nei diversi paesi coinvolti nel progetto SWIM.
Complessivamente gli operatori di tutti i Paesi pensano che le donne migranti subiscano violenze più frequentemente di quanto emerge. Gli operatori italiani (82%) pensano che le donne migranti provengano da un paese la cui cultura prevede la violenza di genere, mentre per gli operatori degli altri Paesi l’accordo nei confronti di questo tipo di argomentazione scende intorno al 50% o addirittura al 30% per gli operatori svedesi. Inoltre, nella percezione degli operatori le donne migranti sembrano essere abituate a livelli significativi di violenza di genere, mentre tutti gli operatori concordano sul fatto che il fenomeno sia ancora sottostimato.
 

«Il progetto SWIM» dichiara Ivano Abbruzzi – presidente di Fondazione L’Albero della Vita - «intende supportare le donne durante tutto il percorso migratorio, soggetti maggiormente esposti alla tratta di esseri umani, allo sfruttamento, alla discriminazione e all’abuso, specialmente quando viaggiano da sole. Tali violenze possono verificarsi in diverse fasi del percorso migratorio: a volte già nel paese di origine, altre volte durante il viaggio o anche una volta arrivate in Europa. Con questa ricerca abbiamo voluto indagare la scarsa conoscenza del fenomeno e la difficoltà di denuncia di tali violenze» prosegue Abbruzzi, «che dipende dalla sfiducia nelle autorità, dalla colpevolizzazione, dal timore di conseguenze, ma anche dallo scarso accesso che le donne straniere hanno alle informazioni sui diritti riconosciuti in ciascuno degli Stati membri dell’UE. Le madri, inoltre spesso non denunciano le violenze per il timore di essere allontanate dai propri figli. È nostro dovere e di tutto il sistema di accoglienza tutelare sia le figure genitoriali sia i minorenni».
«Le donne migranti», aggiunge Vincenzo Cesareo – Segretario Generale della Fondazione ISMU«soprattutto quelle che viaggiano da sole nella tratta libica, corrono maggiormente i rischi ed i pericoli di subire violenze. Ad oggi le donne migranti che arrivano via mare rappresentano il 9,9%* dei migranti sbarcati, ma il fenomeno delle violenze sta assumendo dimensioni importanti. Come emerge dalla ricerca che abbiamo condotto nell’ambito del Progetto SWIM, secondo gli operatori del sistema di accoglienza dei Paesi coinvolti, quasi la totalità delle donne migranti provenienti dall’Africa hanno nel loro viaggio subito una qualche forma di violenza».

Il progetto SWIM è implementato in 5 Paesi europei (Francia, Italia, Regno Unito, Romania e Svezia) da una partnership composta da 7 Organizzazioni: Fondazione L’Albero della Vita (Coordinatore di progetto), Croce Rossa Italiana, Fondazione ISMU, Croce Rossa Britannica, France Terre D’Asile, Croce Rossa Svedese, Alternative Sociale Association.

 

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