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Tumori: ci si ammala di meno e si guarisce di più

25/09/2019  Dal rapporto presentato ieri al ministero della Sanità emerge che ci sono stati in Italia 2.000 diagnosi di cancro in meno rispetto all'anno precedente: è la prima volta che la tendenza si inverte. Molto giocano la prevenzione e gli stili di vita. Ancora un forte divario tra Nord e Sud

Duemila nuovi casi di tumore in meno in un anno. In numeri assoluti potrebbero non sembrare tantissimi, ma segnano un trend significativo perché, per la prima volta, la tendenza si sta invertendo e diminuisce in Italia l'incidenza delle diagnosi di cancro. A ciò si aggiunge l'altra buona notizia della diminuzione della mortalità, accompagnata da un dato che lascia ben sperare: a oggi sono un milione i pazienti che possono definirsi «guariti» dal cancro, mentre 3 milioni e mezzo vivono dopo la scoperta della malattia. Per la prima volta, calano dunque le nuove diagnosi di neoplasie: sono 371mila quelle stimate nel 2019, 2mila in meno rispetto al 2018, anno in cui si erano invece registrate 4mila nuove diagnosi in più sul 2017. Il quadro emerge dal censimento ufficiale, giunto alla nona edizione, che descrive l'universo cancro grazie al lavoro dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), dell'Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), di Fondazione Aiom, Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), Passi d'Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (Siapec-Iap), raccolto nel volume I numeri del cancro in Italia 2019, presentato ieri al ministero della Salute. Le 5 neoplasie più frequenti sono quelle del seno (53.500 casi nel 2019), colon-retto (49.000), polmone (42.500), prostata (37.000) e vescica (29.700). In calo le neoplasie del colon retto, stomaco, fegato e prostata e, solo negli uomini, i carcinomi del polmone, che continuano invece ad aumentare fra le donne (+2,2% annuo) per la preoccupante diffusione della abitudine al fumo di sigaretta. In aumento è la sopravvivenza: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi e almeno un paziente su 4, pari a quasi un milione di persone, è invece tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. L'incidenza delle neoplasie «è in riduzione in entrambi i generi» afferma la presidente Aiom Stefania Gori «e diminuisce anche la mortalità, grazie ai programmi di prevenzione e al miglioramento delle terapie». Proprio la diminuzione dei nuovi casi rappresenta un indicatore importante perché, secondo gli oncologi, testimonia che le campagne di sensibilizzazione per la prevenzione primaria (mirata a diffondere corretti stili di vita per prevenire appunto l'insorgenza delle neoplasie) stanno iniziando a dare effetti positivi. A emergere dal Rapporto è anche, però, una forte differenza tra le Regioni: al Nord si registrano infatti più casi di tumore ma una maggiore sopravvivenza, al Sud i casi sono di meno ma la prognosi è peggiore. L'incidenza più alta si registra in Friuli Venezia Giulia (716 casi per 100.000 abitanti) e la più bassa in Calabria (559 casi per 100.000 abitanti). Per il presidente Airtum, Massimo Rugge, «è verosimile attribuire tale situazione a fattori che agiscono in senso “protettivo” come abitudini alimentari, vita riproduttiva, minore esposizione a fattori di rischio ambientale. Al Sud, tuttavia, la minore adesione agli screening oncologici - sottolinea - non ha fatto rilevare quei benefici effetti della diagnosi precoce che si registrano al Nord». Da qui l'invito degli oncologi a seguire corretti stili di vita e screening: «Va ricordato che adottando sili di vita sani» conclude Gori «il 40% dei tumori è evitabile». 

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