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domenica 19 settembre 2021
 
Crisi
 

Tunisia nel caos, il Presidente forza la mano

26/07/2021  Kais Saied licenzia il primo ministro Hicham Mechichi e "congela" per un mese l'attività del Parlamento. Scontri e proteste

A dieci anni dalla rivoluzione che portò alla caduta del regime di Ben Ali, la Tunisia precipita in una grave crisi politica e istituzionale .Il presidente Kais Saied ha annunciato nella tarda serata di domenica la sospensione del parlamento e il licenziamento del primo ministro Hichem Mechichi dopo una giornata di proteste popolari contro il sistema politico in atto.

Domenica 24 luglio, 64° anniversario della proclamazione della Repubblica tunisina, migliaia di cittadini avevano marciato in diverse città per protestare contro i fallimenti del governo, il sistema politico e la cattiva gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia.

A Tunisi, centinaia di manifestanti si erano radunati davanti al parlamento, gridando slogan contro il partito islamico Ennahda e il premier Mechichi, con la folla a chiedere a gran voce lo "scioglimento del parlamento". Proteste sono state segnalate anche nelle città di Gafsa, Kairouan, Monastir, Sousse e Tozeur.

"La Costituzione non consente lo scioglimento del parlamento, ma permette la sospensione dei suoi lavori", ha affermato il presidente Saied, citando l'articolo 80 che consente tale misura in caso di "pericolo imminente". Saied, 63 anni, un giurista eletto nel 2019 come candidato indipendente,  ha detto che assumerà il potere esecutivo "con l'aiuto" di un governo guidato da un nuovo primo ministro nominato dallo stesso presidente. Saied ha anche detto che sarà revocata l'immunità ai deputati.

Lunedì mattina a Tunisi ci sono stati momenti di tensione davanti all'ingresso del Parlamento, la cui sicurezza è affidata dalla notte scorsa all'esercito. Si sono formati due gruppi contrapposti, da un lato i sostenitori del presidente  Kais Saied, dall'altro quelli del partito islamico Ennhadha, che ha chiamato a raccolta i suoi elettori per "ripristinare la democrazia”.

Il conflitto istituzionale covava da tempo.Il primo ministro Mechuchi aveva deciso un rimpasto a gennaio, nominando ministri alcuni dei quali sono "sospettati di corruzione e conflitti di interesse", secondo la presidenza, che si è rifiutata di farli giurare. Da allora, nove ministeri sono stati diretti ad interim. Mechichi è stato criticato in diverse occasioni per la sua gestione della crisi politica e sanitaria. Il capo del governo aveva licenziato, il 20 luglio scorso, il ministro della salute, Faouzi Mehdi.

La situazione a Tunisi resta tesa e ancora un volta ne fa le spese la libertà di informazione. Le forze dell'ordine tunisine hanno chiuso la sede locale della tv araba Al Jazeera.

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