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sabato 13 agosto 2022
 
bambini e privacy
 

Chiedere foto e video dei bebè è sbagliato?

24/01/2022  Una mamma preoccupata si rivolge all'esperto Alberto Pellai, rivelando il timore che prova nel mandare foto e video del suo bambino appena nato quando cede all'insistenza di amici e parenti entusiasti. Non sarà inappropriato farle circolare?

La tecnologia ci porta ad essere tutti vicini, sempre, in qualunque momento. E così quando arriva un figlio, tutti cominciano (passati i primi giorni in cui la famiglia cerca di trovare un suo equilibrio) a chiederti “Mi mandi la foto? Con gli occhi aperti, però”, “possiamo fare una videochiamata?”, “oggi non mi mandi neanche un video?”. E qui si scatena dentro di me un enorme conflitto: da una parte vorrei far felici i nonni/parenti che implorano foto e video. Dall’altra però soffro perché mi sembra di trasformare il mio bambino nel protagonista di un reality che viene visionato in tempo reale da tutti. Non comprendo che senso ha chiedere una videochiamata con un bimbo di due mesi. Eppure, da mamma di un neonato, più volte al giorno mi ritrovo a farlo. Spesso sono infastidita perché vorrei rifiutarmi: so che per mio figlio non ha senso, e in fondo mi mette a disagio piazzarlo già davanti a uno schermo, così piccolo. Certo, il covid ha acuito l’uso di questi mezzi Ma noi neo- genitori, come possiamo uscirne? LUCE

— Cara Luce, hai ragione. I bambini sono protagonisti di infinite foto e video atte circolare nel mondo digitale come se la loro immagine fosse qualcosa da rendere disponibile sempre e comunque a chi ha voglia di vederla. Inoltre, chi è diventato genitore si sente sempre più sollecitato non solo ad inviare materiale e immagini del proprio bambino, ma anche a farlo in diretta.

“Ho tanta voglia di vedere il tuo bambino, posso farti una videochiamata, adesso?”. Uno magari sta facendogli il bagnetto oppure lo sta addormentando e questa richiesta rovina un momento di assoluta quiete e intimità. Trovarsi così spesso davanti a uno schermo ci trasforma non più in persone che vivono la propria vita, ma in individui che recitano a soggetto in una vita che deve essere guardata dagli altri.

Si diventa soggetti che recitano a richiesta. “Fammi un sorrisino, mandami un bacino”: non c’e niente di male a chiederlo ad un bambino, ma siamo davvero sicuri che è un modo rispettoso di stargli accanto, come se il suo mestiere fosse erogare baci e sorrisi e mettersi in posa a comando per il bisogno di tenerezza degli adulti? Ripeto: è chiaro che tutto questo lo facciamo perché lo amiamo, ma al tempo stesso, dobbiamo comprendere che amare i bambini significa anche saper stare in osservazione dei loro bisogni, senza rendere i nostri prioritari.

Le coccole fanno felici il bambino, ma se sbagliamo il come o il quando, tutti noi constatiamo che il bambino allontana la mano che sta cercando di coccolarlo, facendo capire che lui non gradisce. Per cui, cara Luce, penso che tu abbia tutto il diritto di rispondere: “Non è il momento”, quando ti viene richiesto di fare videochiamate o foto che non condividi e che valuti come un’intrusione.

 
 
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