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lunedì 17 gennaio 2022
 
Il Papa
 

«Dio va controcorrente rispetto al mondo, la felicità non è dei ricchi e dei potenti»

01/11/2021  L’Angelus di papa Francesco nella festa di Tutti i Santi: «Chi si crede ricco, vincente e sicuro, fonda tutto su di sé e si chiude a Dio e ai fratelli, mentre chi sa di essere povero e di non bastare a sé stesso rimane aperto a Dio e al prossimo». E ricorda che «senza gioia, la fede diventa un esercizio rigoroso e opprimente, e rischia di ammalarsi di tristezza»

«Il mondo dice che per avere la felicità devi essere ricco, potente, sempre giovane e forte, godere di fama e di successo. Gesù rovescia questi criteri e fa un annuncio profetico: la vera pienezza di vita si raggiunge seguendo Lui, praticando la sua Parola. E questo significa essere poveri dentro, svuotarsi di sé per fare spazio a Dio».

Papa Francesco all’Angelus spiega il significato della solennità di Tutti i Santi partendo dal Vangelo del giorno in cui Gesù proclama le Beatitudini: «Esse», dice il Papa davanti ai fedeli presenti in piazza San Pietro in una giorata uggiosa, «ci mostrano la strada che conduce al Regno di Dio e alla felicità: la strada dell’umiltà, della compassione, della mitezza, della giustizia e della pace. Essere santi è camminare su questa strada».

Francesco invita a soffermarsi su due aspetti di questo stile di vita: «la gioia e la profezia». Gesù, nota, comincia con la parola “Beati”: «È l’annuncio principale, quello di una felicità inaudita», spiega, «la beatitudine, la santità non è un programma di vita fatto solo di sforzi e rinunce, ma è anzitutto la gioiosa scoperta di essere figli amati da Dio. Non è una conquista umana, è un dono che riceviamo: siamo santi perché Dio, che è il Santo, viene ad abitare la nostra vita. Per questo siamo beati! La gioia del cristiano», sottolinea il Papa, «non è l’emozione di un istante o un semplice ottimismo umano, ma la certezza di poter affrontare ogni situazione sotto lo sguardo amoroso di Dio, con il coraggio e la forza che provengono da Lui. I Santi, anche tra molte tribolazioni, hanno vissuto questa gioia e l’hanno testimoniata».

Bergoglio avverte che «senza gioia, la fede diventa un esercizio rigoroso e opprimente, e rischia di ammalarsi di tristezza. Un Padre del deserto diceva che la tristezza è “un verme del cuore”, che corrode la vita». E invita a chiedersi: «Siamo cristiani gioiosi? Diffondiamo gioia o siamo persone spente, tristi, con la faccia da funerale? Ricordiamoci: non c’è santità senza gioia!».

Il secondo aspetto della solennità di oggi, secondo il Papa, è la profezia: «Le Beatitudini», afferma Bergoglio, «sono rivolte ai poveri, agli afflitti, agli affamati di giustizia. È un messaggio contro-corrente. Chi si crede ricco, vincente e sicuro, fonda tutto su di sé e si chiude a Dio e ai fratelli, mentre chi sa di essere povero e di non bastare a sé stesso rimane aperto a Dio e al prossimo. E trova la gioia. Le Beatitudini, allora, sono la profezia di un’umanità nuova, di un modo nuovo di vivere: farsi piccoli e affidarsi a Dio, invece che emergere sugli altri; essere miti, invece che cercare di imporsi; praticare la misericordia, anziché pensare solo a sé stessi; impegnarsi per la giustizia e per la pace, invece che alimentare, anche con la connivenza, ingiustizie e disuguaglianze».

Il Papa ricorda che «la santità è accogliere e mettere in pratica, con l’aiuto di Dio, questa profezia che rivoluziona il mondo». E invita anche su questo aspetto a farsi alcune domande: «Io testimonio la profezia di Gesù? Esprimo lo spirito profetico che ho ricevuto nel Battesimo? O mi adeguo alle comodità della vita e alla mia pigrizia, pensando che tutto vada bene se va bene a me? Porto nel mondo la novità gioiosa della profezia di Gesù o le solite lamentele per quello che non va?».

E conclude citando il Magnificat: «La Vergine Santa ci doni qualcosa del suo animo, quell’animo beato che ha magnificato con gioia il Signore, che “rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”».

In un tweet diffuso dal suo account ufficiale su Twitter il Papa ha scritto che «i santi, che spesso agli occhi del mondo contano poco, in realtà sono quelli che lo sostengono, non con le armi del denaro e del potere, ma con le armi della preghiera».

Francesco martedì 2 novembre, giorno in cui la Chiesa ricorda i defunti, si recherà al Cimitero militare francese di Roma per presiedere la celebrazione eucaristica. A ricordarlo è stato lo stesso Pontefice dopo l’Angelus sottolineando che «sarà l'occasione per pregare in suffragio di tutti i morti, in particolare per le vittime della guerra e della violenza. Visitando questo cimitero mi unisco spiritualmente a quanti in questi giorni vanno a pregare presso le tombe dei loro cari in ogni parte del mondo».

Infine, il Pontefice ha rivolto «un saluto speciale» ai partecipanti alla “Corsa dei santi” organizzata dalla “Fondazione Don Bosco nel mondo”: «È importante promuovere il valore educativo dello sport. Grazie anche - ha aggiunto rivolgendosi alla fondazione salesiana - per la vostra iniziativa in favore dei bambini della Colombia».

 
 
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