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venerdì 23 febbraio 2024
 
UCRAINA
 

Il convoglio di aiuti inviato dal Papa in Ucraina, coinvolto in una sparatoria. Stanno tutti bene

17/09/2022  Sul convoglio viaggiava anche l'Elemosiniere del Papa il cardinale Konrad Krajewski, per fortuna non ci sono stati feriti e gli aiuti sono giunti a destinazione

Come riferisce Vatican News, il cardinale Konrad Krajewski ha avuto oggi una giornata particolarmente difficile in Ucraina, dove si trova in missione inviato dal Papa, per la quarta volta da quando è iniziata la guerra e dove oggi si è trovato nel mezzo di una sparatoria. Krajweski è il 'braccio della carita" di Francesco: si occupa in prima persona degli ultimi portando aiuti e anche rischiando la vita, come accaduto in Ucraina. Durante l'epidemia di Covid non si è mai risparmiato . Il Papa lo ha inviato diverse volte in Ucraina. In uno di questi viaggi ha portato in dono una ambulanza guidandola fino a Kiev personalmente. Il prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità è stato anche a Leopoli e in altri centri. In questa ultima missione, che è in corso in questi giorni, è stato a Odessa, poi a Zaporizhzhia, con l'intenzione di raggiunge Kharkiv. «Oggi è un giorno particolare - ha riferito a quanto si apprende dai mediavaticani - perché sono nove anni da quando il Santo Padre mi ha scelto come Elemosiniere e da quando sono stato ordinato vescovo».

Era infatti il 17 settembre 2013 quando ha ricevuto la consacrazione episcopale in una Messa celebrata presso l'Altare della Cattedra nella Basilica Vaticana, alla presenza di Papa Francesco. E proprio in questo 17 settembre, forte del mandato del Papa che lo ha inviato perché sia vicino e di aiuto concreto ai bisogni della gente che sta vivendo la tragedia assurda della guerra, insieme a due vescovi, uno cattolico e uno protestante, e accompagnato da un soldato, si è si è trovato coinvolto in una sparatoria. Tutto alla fine è andato bene e gli aiuti sono stati consegnati fino all'ultimo, anche i rosari benedetti dal Papa: chi li riceveva subito li metteva intorno al collo. Un giorno particolare, in questo anniversario della sua consacrazione episcopale: un giorno di guerra che il cardinale definisce »senza pietà«, per la quale, come già nella sua ultima missione durante il Triduo pasquale, aveva detto «mancano le lacrime e mancano le parole».

Oggi ai media vaticani ha ammesso: «Per la prima volta nella vita non sapevo dove scappare, perché correre non basta bisogna sapere dove. Si può solo pregare e ripetere: Gesù confido in te!».

 
 
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