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lunedì 15 agosto 2022
 
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Ucraina, la Russia accusata di usare cluster bombs, armi vigliacche contro i civili

03/03/2022  Fonti miltari russe smentiscono ma video e foto paiono dimostrare l'impiego di bombe a grappolo rilasciate (anche 200-250 per volta) da un contenitore (cluster, appunto), capaci di saturare aree grandi come un campo di calcio. E in grado di esplodere anche a distanza di tempo, colpendo indiscriminatamente donne e bambini

È praticamente certo che la Russia stia usando munizioni a grappolo (cluster bombs, come le chiama la terminologia inglese) nel conflitto in Ucraina, colpendo anche obiettivi civili, come scuole e ospedali. Si tratta di armi tremende, che scaricano sul terreno piccoli ordigni esplosivi, lasciando dietro a sé una scia di morte e di terrore duratura nel tempo, anche quando i conflitti sono terminati. L’uso di queste bombe nel conflitto ucraino è documentato da diverse fonti, provenienti da organizzazioni non governative particolarmente autorevoli.

Il 28 febbraio Sky News ha riportato il commento di esperti militari a immagini girate a nord-est di Kharkiv che hanno ripreso una scia di esplosioni dopo un bombardamento di un'area tra case: "Pare proprio il classico impatto al suolo di ordigni (bombs) rilasciati da un contenitore (cluster, appunto, ndr) al fine di interdire a tutti, combattenti e civili una zona abbastanza vasta". Human Rights Watch ha riportato, con tanto di fotografie, la notizia di un missile balistico russo che trasportava munizioni a grappolo e che si è abbattuto nei pressi dell’ospedale della città di Vuhledar, nella regione di Donetska controllata dal governo ucraino. L’attacco è avvenuto lo scorso 24 febbraio, ha ucciso quattro civili e ne ha feriti altri 10, sei dei quali operatori sanitari. Inoltre sono stati danneggiati l’ospedale, un’ambulanza e alcuni veicoli civili. Amnesty International ha riferito invece di una scuola nel Nord-Est dell’Ucraina, colpita lo scorso 25 febbraio con munizioni a grappolo lanciate da un razzo. Tre i morti, tra cui un bambino. Un secondo bambino è stato ferito.

Ovviamente le fonti ufficiali russe smentiscono – e, del resto, per la propaganda vicina al presidente Putin, le stesse parole “guerra” e “vittime civili” sono proibite – mentre la notizia dell’uso di bombe a grappolo, anche su obiettivi non militari e su aree popolate, viene ripresa da molti media occidentali, a cominciare da quelli statunitensi: al riguardo val la pena ricordare che gli USA, così come Russia e Ucraina, non hanno aderito alla Convenzione di Oslo, che chiede la messa al bando degli ordigni a grappolo.

L’Ucraina aveva partecipato, come semplice osservatore, alle riunioni della Convenzione per l’ultima volta nel 2014 e da allora si è astenuta su alcune risoluzioni chiave delle Nazioni Unite. La Russia non ha aderito neppure al precedente trattato di messa al bando delle mine antipersona. Ed è un’importante produttore di munizioni a grappolo: nel tempo, ha continuato a svilupparne modelli sempre più evoluti.

Dunque, c’è in gioco un potenziale di distruzione che fa rabbrividire. Come se non bastasse, l’Ucraina, pur avendo aderito al trattato sulla messa al bando delle mine antipersona, ha dichiarato di conservare, nei suoi arsenali, una scorta di 3.364.433 mine. Se questi armamenti finissero in mani russe, le conseguenze potrebbero essere ancora più devastanti. Spesso, quando gli eserciti si ritirano, lasciano dietro a sé mine e altri ordigni per colpire le popolazioni civili che rientrano nelle loro abitazioni. E’ già successo in molti conflitti: recentemente, in Siria e in Iraq.

«Questa guerra, a un passo da noi, ci costringa, una volta per tutte, ad aprire gli occhi su una realtà tremenda» riflette Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna Italiana contro le Mine, membro della campagna internazionale ICBL (International Campaign to Ban Landmines). «Dall’Afganistan alla Siria allo Yemen, la guerra, con le sue brutalità disumane, non si è mai fermata, ma si combatteva in territori che l’Europa percepiva come distanti. Ora invece la guerra è qui, è alla nostra porta. E non è più possibile voltarsi altrove. Questo deve spingerci a comprendere le sofferenze di tutte le popolazioni coinvolte nelle guerre, in ogni parte del mondo».

«Chiediamo che l’Italia attraverso le sue delegazioni diplomatiche, condanni fermamente l’uso di munizioni a grappolo e non si limiti ad esprimere preoccupazione» prosegue Schiavello. «Ogni uso di questi ordigni indiscriminati e disumani è ingiustificabile e lo è ancora di più nelle aree popolate». Le bombe a grappolo, lo ricordiamo, sono ancora più instabili e più pericolose delle mine, e sono più difficili da bonificare, rappresentando un rischio anche per il personale impiegato per la bonifica. Ognuna di esse può contenere sino a 200-250 submunizioni con la capacità di saturare un’area vasta come un campo di calcio. E i danni a lungo termine sulla popolazione civile sono incalcolabili.

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