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giovedì 28 ottobre 2021
 
 

Stampa cattolica, sfida della credibilità

29/01/2012  Si è concluso a Caserta il congresso dell'Unione cattolica stampa italiana. Al centro dei lavori soprattutto l'impegno a sostenere il pluralismo dell’informazione. Appello al Governo.

Lucia Annunziata al convegno Ucsi che si è svolto a Caserta dal dal 26 al 29 gennaio, dove ha parlato del giornalismo come servizio pubblico.
Lucia Annunziata al convegno Ucsi che si è svolto a Caserta dal dal 26 al 29 gennaio, dove ha parlato del giornalismo come servizio pubblico.

Un appello al Governo Monti perché non faccia morire le tante testate attive sul territorio e che rischiano la chiusura a causa dei tagli sull’editoria. Il Congresso Ucsi, Unione cattolica stampa italiana, che si è svolto a Caserta dal 26 al 29 gennaio, si è concluso con l’approvazione di un documento programmatico che impegna l’organizzazione soprattutto sul fronte del sostegno al pluralismo dell’informazione. “L’appello al Governo”, spiega Andrea Melodia, riconfermato presidente nazionale per il prossimo quadriennio, “è uno dei punti qualificanti del documento finale di questo Congresso. Sono convinto che in un momento di crisi economica un Governo serio come quello di Monti si debba rendere conto che occuparsi della qualità dell’informazione in Italia è un problema politico centrale che incide sulla qualità del Paese e sulla sua capacità di incidere sulla crisi economica. Bisogna fare scelte di qualità che aiutino i giornali che fanno servizio pubblico, che aiutino il servizio radiotelevisivo pubblico che va sicuramente in qualche modo ricostituito e rilanciato”.

Della questione Rai si era occupata anche la tavola rotonda del 28 gennaio dedicata al giornalismo come servizio pubblico. “Anche se in realtà”, aveva detto Lucia Annunziata, “non credo che si debba parlare al plurale, ma al singolare. È il singolo giornalista che è o non è credibile, è il singolo giornalista che ha o non ha un’etica. E anche il singolo giornalista può cambiare la sua etica, le sue scelte e le sue decisioni in ogni momento”. “Una partenza irritante”, l’aveva definita Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, “anche se poi arriviamo alla stessa conclusione e cioè al fatto che ci vuole una informazione di qualità. In questo la stampa cattolica ha un suo specifico campo che è quello della responsabilità. Forse a noi più che ad altri è chiesto di cercare la verità e di ricordare che le notizie che scriviamo sono impastate della vita degli altri”. E parlando della cronaca ha aggiunto: “Un mio grande maestro mi insegnava che con i fatti non si litiga. Per questo cerchiamo e dobbiamo fornire i fatti anche se poi, non ci esimiamo dal dire qual è il nostro commento e la nostra posizione. In questo mi sembra che la stampa cattolica riesca ad avere un equilibrio e una libertà a volte superiore agli altri”.


Sulla “decadenza dell’informazione” ha molto insistito Enrico Mentana mentre Franco Siddi, segretario nazionale dell’Ucsi ha toccato il tema della riforma dell’Ordine dei giornalisti nell’ottica di renderlo uno strumento di maggior tutela della deontologia professionale e degli utenti. Su questo tema si sono soffermati anche i lavori dell’Ucsi con la proposizione di un comitato nazionale di Mediaetica in grado di chiarire le norme alle quali attenersi per una corretta informazione. “Nei prossimi anni”, sottolinea Melodia, “dobbiamo pensare a questo progetto, ma anche rafforzare l’azione che abbiamo svolto negli anni precedenti con una maggiore attenzione ai giovani. Vogliamo aprire il futuro dell’Ucsi ai giovani giornalisti, ai giovani comunicatori: siamo un’associazione che ha dimostrato in questi anni di essere vitale, di avere delle idee, di avere una missione da compiere. Siamo in una situazione per cui riusciamo a dialogare con il mondo della comunicazione nella sua interezza, con la Chiesa italiana, con tante altre associazioni che hanno missioni simili alla nostra, quindi al ringiovanimento, che sta già avvenendo nelle nostre attività e nelle nostre idee, deve corrispondere anche a una immissione di nuove forze”.

L’obiettivo è alto, quello di “essere profetici”, come ha ricordato il consulente ecclesiastico padre Francesco Occhetta. “Ed essere profeti non vuol dire avere chissà quali visioni, ma far vedere agli altri quello che è già presente nella realtà, illuminarlo”.

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