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sabato 31 luglio 2021
 
Udienza generale
 

«Nelle difficoltà ancoriamoci a Cristo»

01/04/2020  Nella catechesi del mercoledì Francesco ricorda i tempi difficili in cui stiamo vivendo e poi, spiegando la sesta beatitudine, chiama a un cammino fedele che, con l'aiuto dello Spirito Santo, ci porterà alla gioia pura.

Ai polacchi ricorda che «l’uomo contemporaneo scorge i segni di morte divenuti più presenti sull’orizzonte della civiltà. Vive sempre più nella paura, minacciato nel nucleo stesso della sua esistenza» e aggiunge: «Quando vi sentirete in difficoltà, il vostro pensiero corra allora a Cristo: sappiate che non siete soli. Egli vi accompagna e mai delude. In questi giorni difficili che stiamo vivendo, vi incoraggio ad affidarvi alla Divina Misericordia e all’intercessione di San Giovanni Paolo II, alla vigilia del 15° anniversario della sua morte». Poi, tra i saluti nelle diverse lingue, ringrazia gli italiani facendo andare il pensiero «in particolare, ai gruppi che da tempo si erano prenotati per essere presenti oggi. Tra questi, i ragazzi della professione di fede della Diocesi di Milano, collegati a questo incontro tramite i mezzi di comunicazione sociale». Il Papa, al termine dell’udienza incoraggia «a non perdere la speranza in Gesù, l’amico fedele che riempie di felicità la nostra vita, anche nei momenti difficili» e saluta «i giovani, i malati, gli anziani e gli sposi novelli» sperando che «l’ultimo scorcio del tempo quaresimale che stiamo vivendo possa favorire un’adeguata preparazione alla celebrazione della Pasqua, conducendo ciascuno ad una ancor più sentita vicinanza a Cristo».

Nella catechesi aveva ripreso il ciclo sulle Beatitudini meditando sulla sesta: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». Spiega il significato di quel rapporto intimo con Dio che è il cammino della vita. «A volte conosciamo Dio per sentito dire, ma con la nostra esperienza andiamo avanti avanti avanti e alla fine lo conosciamo veramente, se siamo fedeli, e questa è la maturità che ci dà lo Spirito». Ma per arrivare a questa conoscenza che non è meccanica, bisogna andare ai «discepoli di Emmaus, che hanno il Signore Gesù accanto a sé, “ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”».

Il loro sguardo si schiude «al termine di un cammino che culmina con la frazione del pane ed era iniziato con un rimprovero: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!”. Quello è il rimprovero dell’inizio. Ecco l’origine della loro cecità: il loro cuore stolto e lento. E quando il cuore è stolto e lento non si vedono le cose, si vedono le cose come annuvolate».

Francesco parla della saggezza di questa beatitudine che ci insegna che «per poter contemplare è necessario entrare dentro di noi e far spazio a Dio, perché, come dice S. Agostino, “Dio è più intimo a me di me stesso”. Per vedere Dio non serve cambiare occhiali o punto di osservazione, o cambiare gli autori teologici che mi insegnano il cammino, bisogna liberare il cuore dai suoi inganni!».

La battaglia, allora, è quella contro gli inganni del nostro cuore, contro i suoi peccati «perché i peccati cambiano la visione interiore, cambiano la valutazione delle cose, ti fanno vedere cose che non sono vere o almeno che non sono possibili».

Per capire cosa sia la “purezza del cuore” bisogna ricordare, aggiunge il Papa che «per la Bibbia il cuore non consiste solo nei sentimenti, ma è il luogo più intimo dell’essere umano, lo spazio interiore dove una persona è sé stessa. Questo secondo la mentalità biblica». Ha il cuore puro chi «vive alla presenza del Signore, conservando nel cuore quel che è degno della relazione con Lui; solo così possiede una vita “unificata”, lineare, non tortuosa ma semplice. Il cuore purificato è quindi il risultato di un processo che implica una liberazione e una rinuncia. Il puro di cuore non nasce tale, ha vissuto una semplificazione interiore, imparando a rinnegare in sé il male, cosa che nella Bibbia si chiama circoncisione del cuore».

«Il cammino, la strada dal cuore malato, dal cuore peccatore, dal cuore che non può vedere bene le cose perché è messo nel peccato alla pienezza della luce del cuore, è opera dello Spirito santo, è lui che ci guida a fare questo cammino. Ecco, attraverso questo cammino del cuore, arriviamo a “vedere Dio”». Vedere Dio significa andare verso la gioia. Vuol dire «intendere i disegni della Provvidenza in quel che ci accade, riconoscere la sua presenza nei Sacramenti, la sua presenza nei fratelli, soprattutto poveri e sofferenti, e riconoscerlo dove Lui si manifesta».

E allora, conclude Francesco, «se abbiamo ascoltato la sete del bene che abita in noi e siamo consapevoli di vivere di misericordia, inizia un cammino di liberazione che dura tutta la vita e ci conduce fino al Cielo. È un lavoro serio, un lavoro che fa lo Spirito santo se noi gli diamo spazio perché lo faccia, questo vuol dire che è soprattutto un’opera di Dio in noi – nelle prove e nelle purificazioni della vita – che porta a una gioia grande, a una pace vera. Non abbiamo paura, apriamo le porte allo spirito santo perché ci purifichi e ci porti avanti in questo cammino verso la gioia piena».

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