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martedì 21 settembre 2021
 
UDIENZA GENERALE
 

«Chi serve il denaro è contro Dio, nemmeno una lacrima andrà perduta»

31/03/2021  Alla vigilia del Triduo pasquale, papa Francesco ripercorre i riti della Settimana Santa. I crocifissi di oggi sono le vittime di guerre, di dittature, delle violenze quotidiane, degli aborti, dell’industria della droga

Non c’era solo Maria Maddalena, «apostola della risurrezione», al sepolcro, ma anche i soldati: anche loro hanno visto Gesù risorto «e poi hanno fatto finta di non averlo visto: perché? Perché sono stati pagati». Il Papa coglie l’occasione dell’udienza generale della Settimana Santa per scandire: «Chi serve il denaro è contro Dio». I crocifissi di oggi, ha detto Francesco, sono le vittime di guerre, di dittature, delle violenze quotidiane, degli aborti, dell’industria della droga.

Il Risorto, ha detto Jorge Mario Bergoglio, «è la conferma che Gesù ha ragione in tutto: nel prometterci la vita oltre la morte e il perdono oltre i peccati. I discepoli dubitavano, non credevano la prima a vedere e credere Maria Maddalena, apostola della risurrezione, è andata a raccontare che Gesù l’aveva vista, l’aveva chiamata per nome e poi tutti i discepoli l’hanno visto… ma io vorrei soffermarmi su questo: le guardie, i soldati che erano nel sepolcro per non lasciare che venissero i discepoli e prendessero il corpo lo hanno visto, lo hanno visto vivo risorto: i nemici lo hanno visto – e poi hanno fatto finta di non averlo visto: perché? Perché sono stati pagati. Qui è il vero mistero di quello che Gesù disse una volta: ci sono due signori nel mondo, due, non di più: Dio e il denaro. Chi serve il denaro è contro Dio. E qui è il denaro che a fatto cambiare la realtà, avevano visto la meraviglia della risurrezione ma sono stati pagati per tacere. Pensiamo – ha proseguito il Papa – tante volte che uomini e donne cristiani sono stati pagati per non riconoscere nella pratica la risurrezione di Cristo e non fanno quello che il Cristo ci ha chiesto di fare come cristiani». 

Nella catechesi il Pontefice latino-americano ha ripercorso le diverse tappe del Triduo pasquale, a partire dalla messa In Coena Domini di domani sera: «Questo mistero – ha messo in evidenza – lo viviamo ogni volta che celebriamo l’eucaristia, quando noi andiamo a messa non solo andiamo a pregare, andiamo a rinnovare, a farlo di nuovo questo mistero pasquale, questo è importante non dimenticarlo, e come se noi andassimo al calvario per rinnovare e fare di nuovo il mistero pasquale».

Con la Via Crucis del venerdì santo, «rivivremo il cammino dell’Agnello innocente immolato per la nostra salvezza. Porteremo nella mente e nel cuore le sofferenze dei malati, dei poveri, degli scartati di questo mondo; ricorderemo – ha sottolineato – gli “agnelli immolati” vittime innocenti delle guerre, delle dittature, delle violenze quotidiane, degli aborti... Davanti all’immagine del Dio crocifisso porteremo, nella preghiera, i tanti, troppi crocifissi di oggi, che solo da Lui possono ricevere il conforto e il senso del loro patire. E oggi ce ne sono tanti, non dimenticare i crocifissi di oggi che sono l’immagine del crocifisso Gesù e in loro è Gesù». Il mondo, ha insistito, è nelle tenebre: «Facciamo una raccolta di tutte le guerre, di tutti i bambini che muoiono di fame, i bambini che non hanno educazione, di popolo interi distrutti per le guerre, per il terrorismo, di tanta tante gente che per sentirsi un po’ meglio hanno bisogno della droga, dell’industria della droga che uccide: ma è una calamità, è un deserto. Ci sono piccole isole del popolo di Dio, sia cristiano sia che di altre fedi, che conserva nel cuore la voglia di essere migliori, ma diciamoci la realtà: in questo calvario di morte è Gesù che soffre nei suoi discepoli».

Arriva poi il Sabato Santo: «Questo sabato è anche il giorno di Maria», ha evidenziato il Papa: «Anche lei lo vive nel pianto, ma il suo cuore è pieno di fede, pieno di speranza, pieno d’amore. La Madre di Gesù aveva seguito il Figlio lungo la via dolorosa ed era rimasta ai piedi della croce, con l’anima trafitta. Ma quando tutto sembra finito, lei veglia, veglia nell’attesa custodendo la speranza nella promessa di Dio che risuscita i morti. Così, nell’ora più buia del mondo, è diventata Madre dei credenti, Madre della Chiesa e segno di speranza. La sua testimonianza e la sua intercessione ci sostengono quando il peso della croce diventa troppo pesante per ognuno di noi».

Infine, la Pasqua della risurrezione: «Tutte le domande e le incertezze, le esitazioni e le paure sono fugate da questa rivelazione. Il Risorto ci dà la certezza che il bene trionfa sempre sul male, che la vita vince sempre la morte e la nostra fine non è scendere sempre più in basso, di tristezza in tristezza, ma salire in alto».

«Cari fratelli e sorelle», ha detto Francesco, «anche quest’anno vivremo le celebrazioni pasquali nel contesto della pandemia. In tante situazioni di sofferenza, specialmente quando a patirle sono persone, famiglie e popolazioni già provate da povertà, calamità o conflitti, la Croce di Cristo è come un faro che indica il porto alle navi ancora al largo nel mare in tempesta. La croce di cristo è il segno della speranza che non delude; e ci dice che nemmeno una lacrima, nemmeno un gemito vanno perduti nel disegno di salvezza di Dio. Chiediamo al Signore – ha concluso – che ci dia la grazia di servire di riconoscere questo Signore e non lasciarci pagare per dimenticarlo».

 
 
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