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giovedì 01 ottobre 2020
 
Udienza generale
 

«La nostra sicurezza è stare con Dio come insegna re Davide santo e peccatore insieme»

24/06/2020  Papa Francesco ricorda che Davide, perseguitato e persecutore, vittima e carnefice, ma sempre uomo di preghiera e pronto a pentirsi, ci indica come affidarci alle mani piagate di Dio che restituisce nobiltà anche alla vita di chi sbaglia ed è incoerente.

Anche se ha conosciuto la solitudine Davide non è mai stato solo grazie alla sua continua preghiera. Il filo rosso della sua vita che non lo ha abbandonato mai, né quando è statp perseguitato né quando è diventato persecutore, né da vittima né da carnefice. Papa Francesco, nell’udienza generale, continua la catechesi sulla preghiera meditando sulla figura del re Davide. Una figura che, scelto fin da ragazzo, «rivestirà un ruolo centrale nella storia del popolo di Dio e della nostra stessa fede. Nei Vangeli, Gesù è chiamato più volte “figlio di Davide”; infatti, come lui, nasce a Betlemme. Dalla discendenza di Davide, secondo le promesse, viene il Messia: un Re totalmente secondo il cuore di Dio, in perfetta obbedienza al Padre, la cui azione realizza fedelmente il suo piano di salvezza».

Davide non è un uomo perfetto. Ultimo di molti fratelli è un pastore che suona la cetra e «gioca con la fionda». Da questo mestiere «Davide ha imparato molto», ha imparato a custodire il gregge, a proteggerlo. «Così, quando il profeta Natan gli rinfaccerà il suo gravissimo peccato» - ricordiamo che Davide farà uccidere uno dei suoi soldati per sposarne la moglie - « capirà subito di essere stato un cattivo pastore, di aver depredato un altro uomo dell’unica pecora che lui amava, di non essere più un umile servitore, ma un ammalato di potere, un bracconiere che uccide e depreda».

Davide, però, è anche poeta «non è stato un uomo volgare, come spesso può capitare a individui costretti a vivere a lungo isolati dalla società. È invece una persona sensibile, che ama la musica e il canto. La cetra lo accompagnerà sempre: a volte per innalzare a Dio un inno di gioia, altre volte per esprimere un lamento, o per confessare il proprio peccato».

Da questo cuore di poeta nasce anche la sua preghiera. «Il suo sguardo coglie», sottolinea il Pontefice, «dietro il dipanarsi delle cose, un mistero più grande. La preghiera nasce proprio da lì: dalla convinzione che la vita non è qualcosa che ci scivola addosso, ma un mistero stupefacente, che in noi provoca la poesia, la musica, la gratitudine, la lode, oppure il lamento, la supplica. Quando a una persona manca quella dimensione poetica, manca la poesia, la sua anima zoppica. La tradizione vuole perciò che Davide sia il grande artefice della composizione dei salmi. Essi recano spesso, all’inizio, un riferimento esplicito al re d’Israele, e ad alcune delle vicende più o meno nobili della sua vita».

Davide sogna di essere un buon pastore, ma non sempre sarà all’altezza del compito. «Ciò che però importa, nel contesto della storia della salvezza», spiega papa Francesco, «è il suo essere profezia di un altro Re, di cui lui è solo annuncio e prefigurazione. Guardiamo Davide, pensiamo a Davide: santo e peccatore, perseguitato e persecutore, vittima e carnefice, una contraddizione. Davide è stato tutto questo insieme». Anche noi, nella nostra vita, vediamo questi tratti opposti, «tutti gli uomini peccano spesso di incoerenza».

Ma «c’è un solo filo rosso, nella vita di Davide, che dà unità a tutto ciò che accade: la sua preghiera. Quella è la voce che non si spegne mai. Davide santo prega, Davide peccatore prega, Davide perseguitato prega, Davide persecutore prega, Davide vittima prega anche Davide carnefice prega. Questo è il filo rosso della sua vita, una vita di preghiera». È così che il re ci insegna «a far entrare tutto nel dialogo con Dio: la gioia come la colpa, l’amore come la sofferenza, l’amicizia quanto una malattia. Tutto può diventare parola rivolta al “Tu” che sempre ci ascolta. Davide, che ha conosciuto la solitudine, in realtà, solo non lo è stato mai! E in fondo questa è la potenza della preghiera, in tutti coloro che le danno spazio nella loro vita: la preghiera ti dà “nobilità” e Davide è nobile perché prega, è un carnefice che prega e si pente e la nobilità torna, la preghiera ci dà nobilità». Davide ha fiducia in Dio e ci indica la strada, ci dice che Dio è «il vero Compagno di cammino dell’uomo, in mezzo alle mille traversie della vita, buone o cattive, ma sempre la preghiera. Sempre dire grazie Signore, ho paura Signore, perdonami Signore». E anche quando Davide deve fuggire non lascia che alcuno lo difenda: «Se il mio Dio mi umilia così Dio sa. La "nobiltà" della preghiera ci lascia nelle mani di Dio, quelle mani piagate dall’amore, le uniche mani sicure che noi abbiamo».

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