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martedì 28 giugno 2022
 
udienza generale
 

«Come San Giuseppe anche noi dobbiamo custodire i fratelli, le sorelle noi stessi e la Chiesa»

16/02/2022  Papa Francesco ricorda la missione dle cristiano e poi prega per padre Richard, il sacerdote ucciso nella Repubblica democratica del Congo, e per un modo lacerato da contrasti apparentemente insanabili.

Papa Francesco conclude il ciclo di catechesi sulla figura di San Giuseppe spiegando perché Pio IX lo proclamò «patrono della Chiesa».

Patrono perché custodì il Bambino e sua madre Maria e continua ancor oggi a custodire la Chiesa che è il proseguimento del corpo di Gesù. Il Vangelo ci dice che Giuseppe prende con sé il Bambino e sua madre e fa ciò che Dio gli ha ordinato. «Risulta chiaro» spiega Francesco, «che Giuseppe ha il compito di proteggere Gesù e Maria. Egli è il loro principale custode: “In effetti, Gesù e Maria sua Madre sono il tesoro più prezioso della nostra fede”. E questo tesoro è custodito da San Giuseppe».

Giuseppe, Maria e Gesù sono il nucleo primordiale della Chiesa. E oggi, sul suo esempio, anche noi siamo chiamati a custodire questo tesoro. «Dobbiamo sempre domandarci», dice il Papa, «se stiamo proteggendo con tutte le nostre forze Gesù e Maria, che misteriosamente sono affidati alla nostra responsabilità, alla nostra custodia». Qui c’è la missione del cristiano, «custodire la vita, il cuore umano, il lavoro umano. Il cristiano è, possiamo dire, come san Giuseppe: deve custodire. Essere cristiano non è solo confessare la fede, ma custodire la vita, propria, degli altri, della Chiesa».

San Giuseppe, continuando a proteggere la Chiesa, dice ancora il Pontefice, «continua a proteggere il Bambino e sua madre, e anche noi amando la Chiesa continuiamo ad amare il Bambino e sua Madre».

Un Bambino che ci ricorda che «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Per questo anche noi dobbiamo vedere in ogni «persona che ha fame e sete, ogni straniero o migrante, ogni persona senza vestiti, ogni malato, ogni carcerato», il Bambino che Giuseppe custodisce. E anche «noi siamo invitati a custodire questa gente, questi fratelli e sorelle nostre come ha fatto san Giuseppe. Per questo, egli è invocato come protettore di tutti i bisognosi, degli esuli, degli afflitti, e anche dei moribondi». Dobbiamo amare la Chiesa, i Sacramenti e il popolo di Dio, i poveri e gli emarginati, le nostre comunità, perché ciascuna di queste cose «è il Bambino». «Oggi è comune», si rammarica Francesco, «è di tutti i giorni criticare la Chiesa, sottolinearne le incoerenze, ce ne sono tante, i peccati, che in realtà sono le nostre incoerenze, i nostri peccati, perché da sempre la Chiesa è un popolo di peccatori che incontrano la misericordia di Dio. Domandiamoci se, in fondo al cuore, noi amiamo la Chiesa come è, popolo di Dio in cammino con tanti limiti ma con tanta voglia si servire e amare Dio. Infatti, solo l’amore ci rende capaci di dire pienamente la verità, in maniera non parziale; di dire quello che non va, ma anche di riconoscere tutto il bene e la santità che sono presenti nella Chiesa, a partire proprio da Gesù e da Maria». Amare la Chiesa, spiega ancora il Papa, significa la Chiesa e camminare con lei», sapendo che la Chiesa no è soltanto quel gruppetto che sta più vicino al prete, ma «siamo noi tutti e dobbiamo custodirci a vicenda. Quando ho un problema con qualcuno, devo chiedermi se cerco di custodirlo o lo condanno subito, sparlo di lui. No dobbiamo custodire».

E nei momenti più difficili della vita dobbiamo avere il coraggio di chiedere l’intercessione di San Giuseppe, anche quando «i nostri errori diventano scandalo, chiediamo a San Giuseppe di avere il coraggio di fare verità, di chiedere perdono e ricominciare umilmente. Lì dove la persecuzione impedisce che il Vangelo sia annunciato, chiediamo a San Giuseppe la forza e la pazienza di saper sopportare soprusi e sofferenze per amore del Vangelo. Lì dove i mezzi materiali e umani scarseggiano e ci fanno fare l’esperienza della povertà, soprattutto quando siamo chiamati a servire gli ultimi, gli indifesi, gli orfani, i malati, gli scartati della società, preghiamo San Giuseppe perché sia per noi Provvidenza. Quanti santi si sono rivolti a lui! Quante persone nella storia della Chiesa hanno trovato in lui un patrono, un custode, un padre!»

E per questo, a conclusione dell’udienza e prima dei saluti finali il Papa fa pregare tutti con la preghiera che lui stesso ha posto alla fine della Lettera Patris corde. Fatta distribuire nell’aula Paolo VI, tradotta in quattro lingue, la recita insieme a tutti:

 

Salve, custode del Redentore

e sposo della Vergine Maria.

A te Dio affidò il suo Figlio;

in te Maria ripose la sua fiducia;

con te Cristo diventò uomo.

O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi,

e guidaci nel cammino della vita.

Ottienici grazia, misericordia e coraggio,

e difendici da ogni male. Amen.

 

E sotto la protezione di San Giuseppe e di Maria, il Papa pone anche le situazioni difficili del mondo, Ricorda l’uccisione, il 2 febbraio, giorno della vita, di padre Richard, dell’Ordine dei Chierici Regolari Minori, assassinato nella Repubblica Democratica del Congo, dopo aver celebrato la Messa. «La morte di Padre Richard», dice il Pontefice, «vittima di una violenza ingiustificabile e deprecabile, non scoraggi i suoi familiari, la sua famiglia religiosa e l’intera comunità cristiana di quella Nazione ad essere annunciatori e testimoni di bontà e di fraternità, nonostante le difficoltà, imitando l’esempio di Gesù, Buon pastore».

 
 
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