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giovedì 19 maggio 2022
 
Udienza
 

Il Papa: «Correggere gli altri con pazienza e umiltà»

03/11/2021  Niente chiacchiericcio, esorta papa Francesco nella consueta udienza del mercoledì. Quando si vede qualcuno che sbaglia «chiedersi se anche noi ne siamo responsabili e poi, dopo aver pregato, cercare il modo migliore per correggere gli altri senza pensare di essere noi perfetti»

Bisogna seguire lo stile dello Spirito e questo ci spinge non a metterci sopra gli altri, ma a camminare insieme secondo gli insegnamenti dell’apostolo Paolo. Nella lettera ai Galati, spiega il Papa nel corso dell’udienza generale, i cristiani vengono esortati a fare come i primi discepoli evitando «la strada dell’egoismo, del cercare il proprio interesse, che l’Apostolo chiama “desiderio della carne”». Si tratta di un cammino «stupendo ma anche faticoso» che inizia con il Battesimo. Possiamo pensare a questo camino, esorta Francesco, come «a una lunga escursione in alta montagna: è affascinante, la meta ci attrae, ma richiede tanta fatica e tenacia». Ci sostiene l’azione dello Spirito, la consapevolezza che possiamo confidare, nelle difficoltà, nella «forza che viene dall’alto». In questo cammino, continua il Pontefice, «il cristiano acquista una visione positiva della vita. Ciò non significa che il male presente nel mondo sia come sparito, o che vengano meno gli impulsi negativi dell’egoismo e dell’orgoglio; vuol dire piuttosto credere che Dio è sempre più forte delle nostre resistenze e più grande dei nostri peccati. Questo è importante. Dio è più grande, sempre, più grande delle nostre resistenze, più grande dei nostri peccati».

Il Papa fa notare anche il cambio di verbo nello scritto dell’Apostolo: Paolo «abbandona il verbo all’imperativo – “camminate”  – e usa il “noi” all’indicativo: “camminiamo secondo lo Spirito”. Come dire: poniamoci lungo la stessa linea e lasciamoci guidare dallo Spirito Santo. È una esortazione un modo esortativo. Questa esortazione San Paolo la sente necessaria anche per sé. Pur sapendo che Cristo vive in lui, è anche convinto di non aver ancora raggiunto la meta, la cima della montagna. L’Apostolo non si mette al di sopra della sua comunità, non dice io sono il capo voi siete gli altri, io sono arrivato all’alto della montagna, voi siete in cammino, non dice questo, ma si colloca in mezzo al cammino di tutti, per dare l’esempio concreto di quanto sia necessario obbedire a Dio, corrispondendo sempre più e sempre meglio alla guida dello Spirito». Ed è bello, sottolinea il Papa «quando noi troviamo pastori che camminano con il suo popolo, che non si stancano, che non dicono io sono più importante, io sono pastore, io sono prete, io sono vescovo, con il naso in alto. No, sono pastori che camminano con il popolo. È tanto bello questo, fa bene all’anima».

Il camminare secondo lo spirito, inoltre, riguarda anche la comunità nel suo insieme. «In effetti, costruire la comunità seguendo la via indicata dall’Apostolo è entusiasmante, ma impegnativo. I “desideri della carne”, le tentazioni diciamo così che tutti noi abbiamo cioè le invidie, i pregiudizi, le ipocrisie, i rancori continuano a farsi sentire, e il ricorso a una rigidità precettistica può essere una facile tentazione, ma così facendo si uscirebbe dal sentiero della libertà e, invece di salire alla vetta, si tornerebbe verso il basso». Dobbiamo invece confidare nella «grazia di Dio, non avere paura». E usare mitezza, se qualcuno dovesse sbagliare. Scrive l’Apostolo: «Fratelli, se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi, che avete lo Spirito, correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu. Portate i pesi gli uni degli altri». Questo, sottolinea Francesco, è «un atteggiamento ben differente dal chiacchiericcio quando vediamo qualcosa a chiacchierare contro di quello, a sparare il prossimo. Questo non è secondo lo Spirito. Secondo lo Spirito è avere questa dolcezza con il fratello nel correggerlo e vigilare su noi stessi per non cadere noi in quel peccato. In effetti, quando siamo tentati di giudicare male gli altri, come spesso avviene, dobbiamo anzitutto riflettere sulla nostra fragilità. Quanto è facile criticare gli altri. C’è gente che sembra di essere laureata in chiacchiericcio, tutti i giorni criticano gli altri, ma guarda te stesso». Occorre anche chiedersi «cosa ci spinge a correggere un fratello o una sorella, e se non siamo in qualche modo corresponsabili del suo sbaglio. Lo Spirito Santo, oltre a farci dono della mitezza, ci invita alla solidarietà, a portare i pesi degli altri. Quanti pesi sono presenti nella vita di una persona: la malattia, la mancanza di lavoro, la solitudine, il dolore…! E quante altre prove che richiedono la vicinanza e l’amore dei fratelli!».

E allora bisogna sempre ricorrere alla mitezza e continuare ad amare anche chi sbaglia. «La regola suprema della correzione fraterna è l’amore: volere il bene dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. E anche tollerare i problemi degli altri in silenzio e nella preghiera per poi trovare la strada giusta per aiutarlo a correggersi e questo non è facile. La strada più facile è il chiacchiericcio, sparlare dell’altro come se io fossi perfetto, ma questo non si deve fare. Mitezza, pazienza, preghiera, vicinanza  Camminiamo con gioia e con pazienza», conclude il Papa, «su questa strada, lasciandoci guidare dallo Spirito Santo».

 
 
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