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Udienza generale
 

Papa Francesco: «No all'ipocrisia di chi prega come un pappagallo»

22/08/2018  Il Pontefice spiega che il comandamento di non pronunciare invano il nome di Dio significa instaurare con Lui una relazione vera, non proclamare teorie senza fatti. Infine un pensiero per i morti in calabria

Papa Francesco continua la catechesi sui comandamenti. Lo fa nell’aula Paolo VI per evitare il grande caldo di Roma. Spiega il significato del «Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio» parlando dell’ipocrisia di chi «usa il nome di Dio, ma senza verità».

La versione «Non pronuncerai», spiega Bergoglio, «traduce un’espressione che significa letteralmente, in ebraico come in greco, “non prenderai su di te, non ti farai carico”. L’espressione “invano” è più chiara e vuol dire: “A vuoto, vanamente”. Fa riferimento a un involucro vuoto, a una forma priva di contenuto. È la caratteristica dell’ipocrisia, del formalismo e della menzogna».

Il Papa ricorda quanto sia importante il nome delle cose e delle persone nella Bibbia, perché ne svela la verità e ne indica la missione. Per questo sia Abramo che Simon Pietro ricevono un nome nuovo, «per indicare il cambiamento della direzione della loro vita. E conoscere veramente il nome di Dio porta alla trasformazione della propria vita: dal momento in cui Mosè conosce il nome di Dio la sua storia cambia».

Il nome di Dio, dice ancora Francesco, è legato alla misericordia. E non è un caso che «il nome di Dio, nei riti ebraici, viene proclamato solennemente nel Giorno del Grande Perdono, e il popolo viene perdonato perché per mezzo del nome si viene a contatto con la vita stessa di Dio che è misericordia. Allora “prendere su di sé il nome di Dio” vuol dire assumere su di noi la sua realtà, entrare in una relazione forte, in una relazione stretta con Lui».

Per i cristiani questo «comandamento è il richiamo a ricordarci che siamo battezzati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, come affermiamo ogni volta che facciamo su noi stessi il segno della croce, per vivere le nostre azioni quotidiane in comunione sentita e reale con Dio, cioè nel suo amore».

Papa Francesco ritorna su un tema a lui caro: quello di insegnare ai bambini a fare il segno della croce. «Vorrei ribadire un’altra volta», dice, «insegnate ai bambini a fare il segno della croce. Avete visto come fanno i bambini? Fanno una cosa che non si sa cosa sia. Insegnate a fare la croce: è il primo atto di fede di un bambino. Compito per voi, compito da fare: insegnare ai bambini a fare il segno della croce? Capito? Farete?».

E poi insiste sull’ipocrisia, sulla relazione falsa che si può vivere con Dio: «Gesù lo diceva di quei dottori della legge: loro facevano le cose, ma non facevano quello che Dio voleva. Parlavano di Dio, ma non facevano la volontà di Dio. Il consiglio di Gesù è: “Fate quello che loro dicono, ma non quello che fanno”. E questa Parola del Decalogo è proprio l’invito a un rapporto con Dio che non sia falso, senza ipocrisie, a una relazione in cui ci affidiamo a Lui con tutto quello che siamo. In fondo, fino al giorno in cui non rischiamo l’esistenza con il Signore, toccando con mano che in Lui si trova la vita, facciamo solo teorie».

Infine la spiegazione del perché i santi siano così capaci di toccare i cuori. «Perché i santi non solo parlano, ma muoiono, nei santi vediamo quello che il nostro cuore profondamente desidera: autenticità, relazioni vere, radicalità. E questo si vede anche in quei “santi della porta accanto” che sono, ad esempio, tanti genitori che danno ai figli l’esempio di una vita coerente, semplice, onesta e generosa».

Non bisogna «pregare come un pappagallo, ma pregare con il cuore» sapendo che Dio si è fatto carico del nome di ciascuno di noi, «si è fatto carico del nostro nome fino in fondo, anche del male che c’è in noi. Lui si è fatto carico per perdonarci, per mettere nel nostro cuore il suo amore. Per questo Dio proclama in questo comandamento: “Prendimi su di te, perché io ti ho preso su di me”».

Infine, al termine dei saluti nelle diverse lingue papa Francesco ha voluto ricordare «la tragedia, avvenuta nei giorni scorsi in Calabria nei pressi del torrente Raganello, dove hanno perso la vita escursionisti provenienti da varie Regioni d’Italia. Mentre affido alla bontà misericordiosa di Dio quanti sono drammaticamente scomparsi, esprimo la mia spirituale vicinanza ai loro familiari, come anche ai feriti».

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