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mercoledì 27 ottobre 2021
 
udienza generale
 

Papa Francesco: «Il Vangelo si testimonia, non si impone»

23/06/2021  Come fu per l'apostolo Paolo, anche oggi ci sono predicatori che alla libertà e alla gioia dell'annuncio vorrebbero sostituire, complici anche i nuovi mezzi di informazione, la rigidità del loro pensiero. Ma questa non è la via dello Spirito Santo che porta alla salvezza, spiega il Pontefice nel corso dell'udienza

Non entra nel vivace dibattito suscitato dalla divulgazione della nota verbale, che doveva rimanere “non ufficiale” e dunque riservata. Ma, nel corso dell’udienza generale papa Francesco fa esplicito riferimento a quanti, come accadeva già ai tempi dell’apostolo Paolo, invece che annunciare il Vangelo che rende liberi e gioiosi, si rinchiude dentro rigidità da imporre agli altri Fino ad arrivare a denigrare parroci e vescovi, dividendo le comunità come fa il diavolo.

Dopo le lunghe catechesi sulla preghiera il Pontefice comincia la riflessione su alcuni temi posti dall’apostolo Paolo nella sua Lettera ai Galati. «È una Lettera molto importante, direi anzi decisiva, non solo per conoscere meglio l’Apostolo, ma soprattutto per considerare alcuni argomenti che egli affronta in profondità, mostrando la bellezza del Vangelo». Tra gli altri affronta i temi, importanti per la fede, «della libertà, della grazia e del modo di vivere cristiano, che sono estremamente attuali perché toccano tanti aspetti della vita della Chiesa dei nostri giorni. È una lettera molto attuale questa, sembra scritta per inostri tempi».

Il Papa ribadisce che la fede non si impone, ma si mostra con l’esempio e ricorda come, all’inizio della missione e ancora oggi, come dimostra una lettera che Francesco ha ricevuto da un missionario dalla Papua nuova Guinea e come ha sentito da una famiglia, che lo ha salutato prima dell’udienza, pronta a partire per la Lettonia, non si parte costruendo cattedrali, ma formando piccole comunità.

Paolo procedeva così, ma poi si rende conto di un grande pericolo: «Si erano infatti infiltrati alcuni cristiani venuti dal giudaismo, i quali con astuzia cominciarono a seminare teorie contrarie all’insegnamento dell’Apostolo, giungendo perfino a denigrare la sua persona. Cominciano con la dottrina e poi attaccano con l’apostolo. Questa è la strada sempre, togliere l’autorità all’apostolo. Come si vede, è una pratica antica quella di presentarsi in alcune occasioni come gli unici possessori della verità e puntare a sminuire anche con la calunnia il lavoro svolto dagli altri». Il Papa spiega che «questi avversari di Paolo sostenevano che anche i pagani dovevano essere sottoposti alla circoncisione e vivere secondo le regole della legge mosaica. Tornano indietro, alle osservanze di prima, le cose che sono state oltrepassate dal vangelo, tornano indietro. I Galati, quindi, avrebbero dovuto rinunciare alla loro identità culturale per assoggettarsi a norme, prescrizioni e usanze tipiche degli ebrei. Non solo. Quegli avversari sostenevano che Paolo non era un vero apostolo e quindi non aveva nessuna autorità per predicare il Vangelo. Tante volte noi vediamo questo in qualche comunità cristiana, in qualche diocesi si comincia così e poi cominciano a screditare il parroco, il vescovo, è proprio la strada del maligno, la gente che divide e che non sa costruire».

E i Galati si trovano in una situazione di disagio, non sanno chi seguire. «Per loro, avere conosciuto Gesù e creduto all’opera di salvezza realizzata con la sua morte e risurrezione, era davvero l’inizio di una vita nuova, di una vita di libertà. Avevano intrapreso un percorso che permetteva loro di essere finalmente liberi, nonostante la loro storia fosse intessuta da tante forme di violenta schiavitù, non da ultimo quella che li sottometteva all’imperatore di Roma. Pertanto, davanti alle critiche dei nuovi predicatori, si sentivano smarriti e incerti su come comportarsi, chi ha ragione? Questo, Paolo, o questa gente che viene adesso a insegnare altre cose? A chi dare retta? Insomma, la posta in gioco era davvero grande».

E questa è una condizione che si verifica anche oggi: «Non mancano», infatti, spiega il Pontefice, «predicatori che, soprattutto attraverso i nuovi mezzi di comunicazione possono turbare le comunità, si presentano non anzitutto per annunciare il Vangelo di Dio che ama l’uomo in Gesù Crocifisso e Risorto, ma per ribadire con insistenza, da veri e propri “custodi della verità”, così si chiamano loro, quale sia il modo migliore per essere cristiani. Con forza affermano che il cristianesimo vero è quello a cui sono legati loro, spesso identificato con certe forme del passato, e che la soluzione alle crisi odierne è ritornare indietro per non perdere la genuinità della fede». Persiste, dunque, «la tentazione di rinchiudersi in alcune certezze acquisite in tradizioni passate».

Il Papa dà una ricetta per riconoscere questi falsi predicatori: guardare alla loro rigidità: «Davanti alla predicazione del Vangelo che ci fa liberi, ci fa gioiosi, c’è sempre la rigidità, si deve fare questo e quello, c’è sempre la rigidità. La rigidità è propria di questa gente». Occorre invece seguire l’insegnamento di Paolo nella Lettera ai Galati per capire la strada giusta: «Quella indicata dall’Apostolo è la via liberante e sempre nuova di Gesù Crocifisso e Risorto; è la via dell’annuncio, che si realizza attraverso l’umiltà e la fraternità, i nuovi predicatori non conoscono cosa sia umiltà e fraternità; è la via della fiducia mite e obbediente, i nuovi predicatori non conoscono la mitezza l’ubbidienza . E questa via dell’umiltà va avanti nella certezza che lo Spirito Santo opera in ogni epoca della Chiesa, che va avanti e ci salverà».

 
 
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