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giovedì 24 giugno 2021
 
Udienza
 

Senza la preghiera si è solo imprenditori della fede

14/04/2021  Papa Francesco spiega l'importanza di pregare. E di farlo insieme, con la Chiesa e per la Chiesa. «I cambiamenti nella Chiesa senza preghiera non sono cambiamenti di Chiesa, sono cambiamenti di gruppo. E quando il Nemico  vuole combattere la Chiesa, lo fa prima di tutto cercando di prosciugare le sue fonti, impedendole di pregare; dopo un po' la Chiesa si accorge di essere diventata come un involucro vuoto»

La preghiera è essenziale per la nostra vita di credenti e per la Chiesa. «Molti di noi», ricorda papa Francesco nel corso dell’udienza del mercoledì, «hanno imparato a sillabare le prime orazioni stando sulle ginocchia dei genitori o dei nonni. Forse custodiamo il ricordo della mamma e del papà che ci insegnavano a recitare le preghiere prima di andare a dormire. Quei momenti di raccoglimento sono spesso quelli in cui i genitori ascoltano dai figli qualche confidenza intima e possono dare il loro consiglio ispirato dal Vangelo. Poi, nel cammino della crescita, si fanno altri incontri, con altri testimoni e maestri di preghiera. Fa bene ricordarli». E fa bene perché la nostra vita e quella di ogni comunità cristiana non possono vivere senza attingere a questa fonte. La preghiera è un dono che «abbiamo ricevuto con semplicità» nell’infanzia e che ci accompagna nella nostra vita come un abito che cresce con noi. «L’abito della fede», spiega il Pontefice, «non è inamidato, si sviluppa con noi, non è rigido, cresce, cresce attraverso momenti di crisi e risurrezioni, anzi non si può crescere senza momenti di crisi, la crisi ti fa crescere. Un modo necessario di crescere: entrare in crisi». La preghiera è il respiro della fede e spesso, «dopo certi passaggi della vita, ci accorgiamo che senza la fede non avremmo potuto farcela e che la preghiera è stata la nostra forza. Non solo la preghiera personale, ma anche quella dei fratelli e delle sorelle, e della comunità che ci ha accompagnato e sostenuto, la gente che ci conosce, la gente alla quale chiediamo di pregare». È anche per questo che nella Chiesa continuamente fioriscono gruppi e comunità dediti alla preghiera. Piccole oasi che irradiano spiritualità. Come accadde anche con il monachesimo che ha avuto un ruolo essenziale per il respiro dell’Europa. «Pregare e lavorare in comunità manda avanti il mondo, è un motore», dice il Papa Sottolineando che «tutto nella Chiesa nasce nella preghiera» e che quando «il Maligno vuole combattere la Chiesa, lo fa prima di tutto cercando di prosciugare le sue fonti, impedendole di pregare». E lo fa in maniera scaltra, per esmepio suscitando movimenti di cambiamento, ma senza la preghiera, gruppi che si mettono d’accordo per certi cambiamenti ecclesiali basati solo sull’organizzazione e sul clamore mediatico. A volte ci sono discussioni interessanti, ma «dove è la preghiera?», si chiede il Papa. «La preghiera è quella che ispira. Cambiamenti nella Chiesa senza la preghiera non sono cambiamenti di Chiesa, sono cambiamenti di gruppo. Quando il Maligno vuole combattere la Chiesa cerca di impedirle di pregare e di fare queste altre proposte. Se cessa la preghiera, per un po’ sembra che tutto possa andare avanti come sempre, ma dopo poco tempo la Chiesa si accorge di essere diventata come un involucro vuoto, di aver smarrito l’asse portante, di non possedere più la sorgente del calore e dell’amore».

Non bisogna pensare che con la preghiera tutto diventi facile: «Le donne e gli uomini santi non hanno una vita più facile degli altri, anzi, hanno anch’essi i loro problemi da affrontare e, in più, sono spesso oggetto di opposizioni. Ma la loro forza è la preghiera, che attingono sempre dal “pozzo” inesauribile della madre Chiesa. Con la preghiera alimentano la fiamma della loro fede, come si faceva con l’olio delle lampade. E così vanno avanti camminando nella fede e nella speranza. I santi, che spesso agli occhi del mondo contano poco, in realtà sono quelli che lo sostengono, non con le armi del denaro e del potere, ma con le armi della preghiera».

E infine papa Francesco si sofferma sulla domanda del Vangelo di Luca: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». E si chiede: «O troverà soltanto un gruppo di imprenditori della fede, tutti organizzati bene, che fanno beneficienza, qualche cosa? Troverà fede? Questa domanda sta alla fine di una parabola che mostra la necessità di pregare con perseveranza, senza stancarsi. Dunque, possiamo concludere che la lampada della fede sarà sempre accesa sulla terra finché ci sarà l’olio della preghiera. La lampada è la vera fede della Chiesa». E allora dobbiamo chiederci se preghiamo e come preghiamo, «come un pappagallo o  con i cuore, prego sicuro che sono nella Chiesa e prego con la Chiesa o prego secondo le mie idee e faccio che le mie idee diventino preghiera? Questa è una preghiera pagana, non cristiana».

La preghiera cristiana, invece, illumina. «Senza la luce di questa lampada, non potremmo vedere la strada per evangelizzare; anzi non potremo vedere la strada per credere bene, non potremmo vedere i volti dei fratelli da avvicinare e da servire; non potremmo illuminare la stanza dove incontrarci in comunità… Senza la fede, tutto crolla; e senza la preghiera, la fede si spegne. Fede e preghiera insieme, non c’è un’altra via. Per questo la Chiesa, che è casa e scuola di comunione, è casa e scuola di fede e di preghiera».

 
 
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