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martedì 26 gennaio 2021
 
udienza
 

"Una preghiera per medici, infermieri e tutti coloro che rischiano la vita per curare gli altri"

04/11/2020  Papa Francesco torna a celebrare l'udienza nella biblioteca del Palazzo apostolico e chiede di osservare le prescrizioni delle autorità sia politiche che sanitarie, per arginare il virus. E poi dice: "Senza la preghiera siamo uomini e donne sempre in fuga". Infine un pensiero per gli attentati terroristici che vogliono compromettere, con l'odio, la collaborazione tra le religioni.

Papa Francesco torna a tenere le udienze generali nella Biblioteca del palazzo apostolico, come era già accaduto durante il lockdown della scorsa primavera. «Purtroppo», dice subito, «siamo dovuti tornare a questa udienza in biblioteca e questo per difenderci dai contagi del covid. Questo ci insegna che dobbiamo essere molto attenti alle prescrizioni delle autorità, sia politiche che sanitarie per difenderci da questa pandemia». Francesco chiede di offrire «al Signore questa distanza tra noi per il bene di tutti e pensiamo, pensiamo tanto, agli ammalati, coloro che entrano già come scarti. Pensiamo ai medici, alle infermiere e agli infermieri, ai volontari, a tanta che lavora con gli ammalati in questo momento, che rischiano la vita ma lo fanno per amore per la loro vocazione e per amore del prossimo». Il Papa chiede di pregare per loro prima di spiegare qual è la forza della preghiera che ci porta ad abbandonarci, come Gesù, nelle mani del Padre. «Durante la sua vita pubblica», dice il Pontefice, «Gesù fa costantemente ricorso alla forza della preghiera. I Vangeli ce lo mostrano quando si ritira in luoghi appartati a pregare. Si tratta di osservazioni sobrie e discrete, che lasciano solo immaginare quei dialoghi oranti. Esse testimoniano però chiaramente che, anche nei momenti di maggiore dedizione ai poveri e ai malati, Gesù non tralasciava mai il suo dialogo intimo con il Padre. Quanto più era immerso nei bisogni della gente, tanto più sentiva la necessità di riposare nella Comunione trinitaria, di tornare col Padre e con lo Spirito».

La preghiera è il segreto della vita di Gesù. Sempre al primo posto, anche quando, a Cafarnao, gli portano i malati da guarire. Prima dell’alba Gesù si ritira a pregare e, quando i discepoli lo raggiungono dicendogli «Tutti ti cercano!», Gesù li spiazza rispondendo loro che deve andare a predicare negli altri villaggi. «Sempre Gesù è un po’ oltre», sottolinea il Papa. Perché la sua missione è obbedire al Padre, tracciare il cammino, non farsi sedurre dal consenso, dal «Tutti ti cercano».

E le caratteristiche della sua preghiera sono, innanzitutto il fatto che essa è «il primo desiderio della giornata, qualcosa che si pratica all’alba, prima che il mondo si risvegli. Essa restituisce un’anima a ciò che altrimenti resterebbe senza respiro. Un giorno vissuto senza preghiera rischia di trasformarsi in un’esperienza fastidiosa, o noiosa: tutto quello che ci capita potrebbe per noi volgersi in un mal sopportato e cieco destino. Gesù invece educa all’obbedienza alla realtà e dunque all’ascolto». È così che «i problemi di tutti i giorni non diventano ostacoli, ma appelli di Dio stesso ad ascoltare e incontrare chi ci sta di fronte. Le prove della vita si mutano così in occasioni per crescere nella fede e nella carità. Il cammino quotidiano, comprese le fatiche, acquista la prospettiva di una “vocazione”. La preghiera ha il potere di trasformare in bene ciò che nella vita sarebbe altrimenti una condanna; ha il potere di aprire un orizzonte grande alla mente e di allargare il cuore».

In secondo luogo la preghiera richiede insistenza. «Gesù stesso ci dice: “Bussate, bussate, bussate”. Tutti siamo capaci di preghiere episodiche, che nascono dall’emozione di un momento; ma Gesù ci educa a un altro tipo di preghiera: quella che conosce una disciplina, un esercizio, e viene assunta entro una regola di vita. Una preghiera perseverante produce una trasformazione progressiva, rende forti nei periodi di tribolazione, dona la grazia di essere sostenuti da Colui che ci ama e ci protegge sempre».

E ancora, un altro tratto della preghiera di Gesù è la «solitudine. Chi prega non evade dal mondo, ma predilige i luoghi deserti. Là, nel silenzio, possono emergere tante voci che nascondiamo nell’intimo: i desideri più rimossi, le verità che ci ostiniamo a soffocare e così via. E, soprattutto, nel silenzio parla Dio. Ogni persona ha bisogno di uno spazio per sé stessa, dove coltivare la propria vita interiore, dove le azioni ritrovano un senso. Senza vita interiore diventiamo superficiali, agitati, ansiosi; l’ansietà come ci fa male, dobbiamo andare alla preghiera. Senza vita interiore sfuggiamo dalla realtà, e anche sfuggiamo da noi stessi, siamo uomini e donne in fuga sempre».

Infine, dice il Pontefice «la preghiera di Gesù è il luogo dove si percepisce che tutto viene da Dio e a Lui ritorna. A volte noi esseri umani ci crediamo padroni di tutto, oppure al contrario perdiamo ogni stima di noi stessi. Andiamo da una parte all’altra. La preghiera ci aiuta a ritrovare la giusta dimensione, nella relazione con Dio, nostro Padre, e con tutto il creato». La preghiera di Gesù è un «abbandonarsi nelle mani del Padre come Gesù nell’angoscia: “Padre se è possibile che questo passi, ma si faccia la tua volontà”. L’abbandono nelle mani del Padre. È  bello quando siamo preoccupati e agitati e andiamo alla preghiera e lo Spirito santo ci trasforma da dentro e ci porta a questo abbandono nelle mani del Padre».

L’invito quindi è di mettersi alla scuola di Gesù come maestro di preghiera perché, conclude il Papa, «vi assicuro che troveremo la gioia e la pace».

Infine, prima dei saluti ai fedeli in lingua italiana, il Papa ricorda le vittime inermi del terrorismo «il cui inasprimento di crudeltà si sta diffondendo in Europa. Il Papa pensa agli ultimi attentati a Nizza e Vienna «che hanno procurato sgomento e preoccupazione nella popolazione e in quanti hanno a cuore la pace e il dialogo». Il Papa esprime la sua spirituale vicinanza a tutti coloro che soffrono per «questi deprecabili eventi che cercano di compromttere con la violenza  el'odio la collaborazione fraterna fra le religioni».

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