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PUGLIA
 

Un anno dalla strage dei treni: nessuno dimentica, ma niente cambia

13/07/2017  Sentimenti, promesse e delusioni all'indomani del primo anniversario della tragedia avvenuta il 12 luglio che costò la vita a 23 persone e causò circa 50 feriti.

L’emozione e lo sgomento per una tragedia che nessuno dimentica. Lì, sul quel binario unico della linea ferroviaria Andria-Corato dove il 12 luglio di un anno fa l’impatto terrificante fra due treni della Ferrotramviaria causò la morte di 23 persone innocenti oltre a 50 feriti, aleggiano dolore e disperazione. Una ferita profonda, lacerante per i familiari di quanti hanno perso la vita in modo assurdo. C’è un senso di smarrimento ma anche tanta rabbia. I parenti si sono ritrovati sul luogo della sciagura, alle 11.06 l’ora dello scontro fatale, portando fiori e una carezza amorevole verso i propri cari che non ci sono più. Tra le lacrime e il ricordo sofferto, tutti ancora una volta hanno chiesto giustizia. «Vogliamo i colpevoli e vogliamo che sia fatta chiarezza. Hanno distrutto la vita dei nostri cari».

Nella campagna attraversata dalla linea ferrata, in una giornata torrida come quella mattina di un anno fa, tutto richiama alla mente la tragedia. Sembra quasi di rivivere quei momenti terribili: il treno bianco ET 1021 partito in anticipo da Andria che si scontra frontalmente con convoglio giallonero ET 1016 proveniente da Corato. Poi, l’inferno: vagoni accartocciati e sventrati, lamiere contorte che per alcuni passeggeri diventano una trappola mortale. I parenti delle vittime non dimenticano il terrore e la sofferenza. Davanti a quello che per loro è una sorta di Golgota molti piangono a dirotto, presi dallo sconforto e dall’angoscia. «Ho tanta tristezza e un dolore profondo nell’anima – dice commosso Vincenzo De Sario venuto da Milano che ha perso la moglie Donata Pepe in viaggio sul treno diretto a Bari col nipotino Samuele che per fortuna si è salvato -. Ma allo stesso tempo sono furibondo perché è una tragedia inconcepibile provocata da tanta superficialità e da una farraginosa organizzazione del traffico ferroviario che mi dà l’idea di come al sud la mentalità non sia cambiata. Donata mi manca tanto. Samuele miracolosamente ce l’ha fatta pur trovandosi circondato da lamiere e da pezzi di ferro, in un angolo di appena 30 centimetri. Da allora, però, non vuole più prendere il treno».

Il fascio del binario dove avvenne la strage è stato ricostruito per una trentina di metri, anche se l’intera area circostante è ancora sotto sequestro. Sulle nuove traversine i familiari hanno inciso con della vernice i nomi di chi non ha potuto più rivedere la luce. La signora Antonella Bruni, attonita e visibilmente provata, ha scolpito il nome della figlia 22enne Rossella: «Me l’hanno portata via. Dovranno pagare per quello che hanno fatto». Daniela Castellano, che non ha più il papà Enrico, ha creato l’Astip (Associazione strage treni Puglia). «Chiediamo a gran voce che vengano accertate le responsabilità dei colpevoli. Ho scritto tempo fa una lettera a papa Francesco a nome delle famiglie per incontrarlo. Mi auguro che possa riceverci non appena possibile».

Nella giornata del ricordo e del dolore hanno suonato a lutto le campane delle chiese nel comune di Corato: 23 rintocchi, quante sono le vittime del disastro ferroviario. Ad Andria negli uffici pubblici le attività sono state sospese per cinque minuti, bandiere a mezz'asta mentre le attività commerciali si sono fermate. In serata nella Cattedrale il vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi ha celebrato la santa messa. Nell’omelia ha detto: «C'è la giustizia umana che fa il suo corso e ci auguriamo che lo faccia con rapidità e verità, e c'è la giustizia di Dio, per la quale egli non è mai insensibile davanti al dolore innocente e lo trasforma in un bene prezioso per i suoi figli, soprattutto quelli verso i quali è dovuto correre per far percepire la dolcezza della sua consolazione e per asciugare con le sue carezze le lacrime dai loro volti».

Sul fronte delle indagini della Procura di Trani potrebbe chiudere a breve l’inchiesta. Finora sono 13 le persone indagate (dipendenti, manager e vertici della Ferrotramviaria) tra cui i due capistazione di Andria e Corato, Vito Piccarreta e Alessio Porcelli, in servizio quella mattina. I reati contestati a vario titolo sono disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose plurime e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Oltre all’errore umano, i magistrati tranesi sono convinti che il sistema del ‘blocco telefonico’ in vigore sulla linea a binario unico della Ferrotramviaria (i capistazione si scambiano dispacci per segnalare la partenza e l'arrivo dei treni ndr) fosse obsoleto e insicuro.

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