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mercoledì 08 dicembre 2021
 
COMMISSIONE ANTIMAFIA
 

Un codice etico contro i politici mafiosi

25/09/2014  La Commissione antimafia propone ai partiti le nuove norme. Chi è stato rinviato a giudizio non potrà candidarsi

La sanzione sarà quella della gogna pubblica. Sperando che serva in tempi in cui molti partiti sembra abbiano perso ogni pudore.  Il codice etico, approvato all’unanimità dalla Commissione parlamentare antimafia (anche se è bene ricordare che Forza Italia non ha mai sciolto la riserva sulla sua partecipazione all’organismo e dunque non ha nominato i suoi membri), detta una serie di regole per la formazione delle liste elettorali per tutte le competizioni, da quelle circoscrizionali alle elezioni europee. Il codice, cui i partiti volontariamente si sottoporranno, esclude dalla candidatura tutti coloro che sono stati rinviati a giudizio o che siano già stati condannati anche con sentenza non passata in giudicato o le giunte sciolte per mafia.

«Certo che, secondo me, anche chi si è macchiato di reti di pedofilia dovrebbe essere escluso dalle liste, ma noi come commissione antimafia possiamo limitarci solo a questi tipi di reati», spiega Rosy Bindi, presidente della Commissione. Reati, tanto per citarne solo alcuni, che vanno dalla corruzione all’associazione mafiosa al’estorsione, al voto di scambio al riciclaggio. La commissione renderà noti i partiti e le liste civiche che aderiranno al codice e si avvarrà dell’aiuto delle prefetture per il monitoraggio sul territorio. Una “operazione trasparenza liste”, come è stata definita, che piacerà sicuramente ai cittadini. E che, è il nostro auspicio, li orienterà, nella scelta del voto, a indirizzarsi verso quelle liste che avranno dato più prova di onestà.

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