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sabato 29 gennaio 2022
 
 

Un concentrato dell'arte dei Rem

11/03/2011  Nel nuovo disco "Collapse into now” la band di Athens fa il punto su quanto ha realizzato in oltre 30 anni di carriera, senza picchi di originalità

Avvertenza per chi fosse intenzionato ad acquistare il nuovo Cd dei Rem: “Collapse into now” non è “il nuovo capolavoro” del gruppo di Athens come è stato presentato e non è nemmeno «il nostro miglior album dai tempi di “Out of time”», come ha dichiarato il bassista Mike Mills. Siamo lontani anni luce da “Automatic for the people”, ma anche il precedente “Accelerate” era più interessante. Fatta questa doverosa premessa, il nuovo lavoro non è certo da buttare via. Le 12 canzoni, quasi tutte con una durata intorno ai tre minuti, rappresentano un buon compendio di quanto il terzetto ha prodotto in una carriera più che trentennale: c'è il garage rock dell'iniziale “Discoverer”, qualche ballata acustica come il singolo “ÜBerlin”, fino al rock ipnotico della conclusiva “Blue”, nobilitata dalla sempre straordinaria Patti Smith.

Brani di buon livello, che migliorano pure dopo un ascolto ripetuto. Ma non ce n'è nessuno che aspiri a diventare un nuovo classico della band, uno di quelli come “Losing my religion” o "Everybody hurts” che i fan conoscono a memoria e cantano a squarciagola ai concerti. A questo proposito, forse non è un caso che i Rem abbiano annunciato di non avere al momento in programma alcun tour per promuovere il loro disco. La versione ufficiale del chitarrista Peter Buck è che ormai nemmeno i concerti riescono a dare impulso alla vendita di album. Il dubbio però viene: se degli animali da palco come i Rem non sentono il bisogno sottoporre alla prova del pubblico il loro ultimo lavoro, forse significa che neanche loro ne sono convinti fino in fondo.

 
 
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