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mercoledì 08 luglio 2020
 
Visioni
 

Quando il cinema interroga le religioni

11/12/2019  "Tertio millennio film festival", il festival del dialogo fra le fedi, presenta nove lungometraggi

Io sono tu sei. Riconoscersi differenti. È questo il tema della XXIII edizione del Tertio Millennio Film Fest, il festival del dialogo interreligioso. Le date sono dal 10 al 13 dicembre, il luogo è la Casa del Cinema di Roma. Tra i tanti appuntamenti, a far battere forte il cuore dei cinefili è quello tra Gianni Amelio e Mylène Bresson, la vedova di Robert Bresson. Non è un caso. Ogni anno la Fondazione Ente dello Spettacolo, che organizza Tertio Millennio, consegna durante la Mostra di Venezia il Premio Bresson. Amelio lo ha vinto nel 2017. Ha dichiarato: “Il cinema di Bresson ha significato molto per me. Essere qui oggi è un’emozione grande”. È anche l’occasione per vedere in una sala il capolavoro Au hasard Balthazar restaurato. Si tratta di una delle vette del maestro: un’amara riflessione sul male nel mondo, dove la spiritualità delle immagini si fonde con una realtà cinica e disperata. È la vicenda di un asino che crolla sfinito in mezzo a un gregge, è la cronaca di un’umanità alla deriva. Aggiunge Amelio: “Questo film mi ha segnato, oggi non sarei lo stesso se non avessi potuto vederlo”. 
Tante le domande, le ricerche di senso, nove i lungometraggi in concorso. Si parte con Master Cheng di Mika Kaurismäki, dove un cuoco orientale va a “lavorare” in Lapponia. Incontro, comprensione dell’altro. Per comunicare a volte serve un interprete, come in Un Traductor di Rodrigo e Sebastián Barriusoa, ambientato a Cuba. È un Festival attento alla condizione dei migranti, a chi è costretto ad abbandonare la propria casa. The Remains – After the Odissey di Nathalie Borgers racconta il dolore di una famiglia siriana martoriata, e segue gli sforzi di chi deve recuperare i corpi dei naufraghi sulle rive dell’Isola di Lesbo. Dal mare alla terra, dalla Siria a Kabul, con Les Hirondelles de Kaboul di Zabou Breitman e Eléa Gobé Mévellec, cartone animato folgorante, dove purtroppo solo le “rondini” del titolo volano libere. E ancora. 
La religione e il ruolo della donna nella società si intrecciano in Dio è donna e si chiama Petrunya di Teona Struga Mitevska, inserito tra gli eventi speciali. La protagonista è una ragazza che partecipa a una cerimonia religiosa per soli uomini, e recupera il crocifisso di legno simbolo di prosperità. La gente del luogo si ribella. Si parla di fede anche ne I nostri di Marco Santarelli, un interessante progetto di ricerca tra le comunità religiose di Bologna. E poi la tragedia della guerra in Ucraina, della perdita in Homeward di Nariman Aliev, il conflitto tra israeliani e palestinesi in Born in Jerusalem and still Alive di Yossi Atia & David Ofek, il problema del classismo a Città del Messico ne La camarista di Lila Avilés. Tanti gli spunti di riflessione, con il grande schermo che fa la parte del leone. Giuseppe Tornatore dialoga con il Card. Gianfranco Ravasi e accompagna l’ormai iconico Nuovo cinema Paradiso.  

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