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mercoledì 25 maggio 2022
 
Utero in affitto
 

Un figlio a ogni costo: ma sui bambini non si scherza

09/03/2016  I tempi della schiavitù sembravano lontani anni luce, e invece siamo ricaduti in una nuova forma di schiavismo, qual è quella degli uomini ricchi che pensano di poter comprare il corpo delle donne e la loro stessa dignità

Caro don Antonio, è proprio vero che siamo tornati indietro sulle conquiste della civiltà umana e sul rispetto della dignità della persona. I tempi della schiavitù sembravano lontani anni luce, e invece siamo ricaduti in una nuova forma di schiavismo, qual è quella degli uomini ricchi che pensano di poter comprare il corpo delle donne, non solo per abusarne fisicamente, ma anche per violentarle spiritualmente e moralmente.
Siamo arrivati al punto che sono disposti a rubare anche pezzi del loro Dna, contrabbandandolo come atto di amore, quando si tratta solo di schiavitù. Ve la immaginate una donna californiana che vende un proprio ovulo, che viene fecondato dal seme di uno sconosciuto, e poi impiantato nell’utero di una seconda donna indonesiana, che lo porta in grembo per nove mesi, per poi venderlo appena nato? E lo chiamano amore!
Questi signori non hanno proprio il concetto di donazione all’altro, di maternità e paternità condivisa, di trasferimento e fusione dei caratteri genetici dei due genitori (madre e padre) in un afflato “naturale” talmente perfetto che potremmo definirlo “divino”. Tutto ciò, invece, viene ritenuto superfluo, scavalcabile, solo grazie al contenuto del proprio portafoglio. E lo chiamano amore!
E dopo nove mesi trascorsi nel grembo materno, con tutti i “legami naturali” che si creano tra la partoriente e il nascituro, arriva qualcuno ricco, e solo perché ricco, strappa il figlio dalle braccia materne, gli impedisce di nutrirsi al seno della propria madre, e se lo trascina al di là dell’Oceano per realizzare uno “sfizio” di prepotente egoismo. E continuano a chiamarlo amore.
Invece, è solo schiavismo. Al confronto, i negrieri dei secoli scorsi corrono il rischio di essere riabilitati, e saranno contenti di aver trovato eredi nel terzo millennio. Quale soddisfazione può nascere dal sentirsi chiamare “papà”, se quell’appellativo ricorderà un atto di sopraffazione sica, psichica e morale, perpetrato su donne povere e bisognose. E anche su un bimbo che già nasce orfano di madre, travolto dalle voglie di chi, diventato ricco, se ne frega della dignità e della libertà di coloro che ha reso schiavi, scordandosi che essi non sono altro che dei poveri proletari. È un vero e proprio “sfruttamento della persona e della dignità umana”, effettuato da pseudo paladini dei diritti civili. Sempre più ci convinciamo che le parole dei nostri politici sono pura ipocrisia per ingannare la gente.

FRANCESCO G.

Chi sostiene l’adozione anche per le coppie omosessuali dice che è un bene per i bambini del mondo. Ma la realtà mostra che si utilizza la maternità surrogata (utero in aftto), per di più accompagnata da pratiche di tipo eugenetico. È quello che hanno fatto diverse coppie gay. Non sono andati a prendersi i bimbi che fuggono dalla guerra o quelli che vivono nei tristi orfanotrofi di tanti Paesi dell’Est Europa. Sono andati a comprarsi l’ovulo di una donna e ad afttare l’utero di un’altra, ammettendo di aver speso più di centomila euro. Tutto ciò assomiglia più a un privilegio che a un diritto. Inoltre, nel contratto con le donne che si sono prestate a queste pratiche, è stato loro imposto di rinunciare ai propri diritti sia naturali sia civili, qualora avessero avuto qualche ripensamento e avessero voluto tenersi il bambino. E, allora, io mi chiedo: possiamo sacricare sull’altare dei moderni diritti civili la dignità della donna, la lotta alla mercificazione e all’alienazione del suo corpo?

GIANCARLO S.

Trovo vergognoso, e umanamente innaturale, quello che sta succedendo. La scelta di Nichi Vendola è puro egoismo, perché lui non pensa al bene del bambino e al suo intimo bisogno di avere un padre e una madre veri, che lo aiutino a crescere con uno sviluppo corretto della propria personalità, individualità e autostima. Dopo l’approvazione delle unioni civili, si sta preparando la via alle adozioni per le coppie omosessuali. È inutile esultare, cari cattolici al governo, di essere riusciti a togliere dal decreto Cirinnà l’articolo sulle adozioni. Era normale che, uscito dalla porta, sarebbe rientrato dalla finestra. Addirittura, perché ce lo chiede l’Europa! Cari onorevoli, potevate votare no alla fiducia. Ma l’attaccamento alla poltrona è più importante della coscienza personale! Il mondo è confuso perché noi siamo confusi. Abbiamo bisogno di verità.

EUGENIA B.

Un bambino va sempre accolto e non si può non gioire per la sua esistenza. Ciò non ci esime, però, dal fare una riflessione sull’adozione da parte di coppie omosessuali – perché è di questo che stiamo parlando – attraverso la maternità surrogata o l’utero in affitto. La scienza ha fatto grandi progressi, ma non tutto ciò che è scientificamente possibile lo è altrettanto dal punto di vista etico. La vita è fin troppo sacra perché possiamo metterci le mani sopra con tanta leggerezza e superficialità.
Il dibattito sulle unioni civili ha manifestato tutta la sua ipocrisia e ambiguità. Pur di approvare la legge in tempi rapidi e attribuirsene il merito, s’è stralciata l’adozione delle coppie gay. Ma quel che è uscito dalla porta (e che l’opinione pubblica, al settanta per cento, non accetta), ora lo si vuole far rientrare dalla finestra.Vera schizofrenia politica.
È, infatti, alquanto sospetta questa improvvisa attenzione per i bambini, solo perché ora sono in gioco gli interessi e i desideri degli adulti, che vogliono un figlio a ogni costo. Ma chi ora chiede la riforma dell’adozione per permettere a single e coppie omosessuali di poter adottare, dov’era quando le famiglie si battevano per facilitare l’accoglienza di piccoli abbandonati? E perché non c’è la stessa mobilitazione politica e dei mass media a favore di un milione e duecentomila famiglie con figli sotto la soglia di povertà? Sui bambini non si scherza. 

 
 
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