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domenica 03 luglio 2022
 
Cannes 2016
 

Un Fiore italiano è sbocciato sulla Croisette

19/05/2016  Una delicata storia d'amore tra le sbarre con una debuttante, Daphne Scoccia, straordinaria. Dopo i film di Virzì e Bellocchio, anche la nuova opera di Claudio Giovannesi fa fare un'ottima figura al cinema italiano. E la giovane protagonista? "Facevo la cameriera, ma ora vorrei continuare a recitare".

Dopo gli applausi ricevuti dai film di Virzì (La pazza gioia) e di Bellocchio (Fai bei sogni), siamo tornati nella sala di proiezione della Quinzaine des Réalisateurs per vedere Fiore, terzo film italiano in rassegna, spinti soprattutto da una paio di curiosità. La presenza nel cast (ma anche il suo coinvolgimento a livello produttivo) di Valerio Mastandrea, già protagonista del film di Bellocchio. Questa estrema attenzione della Croisette ci sembrava un buon segno per uno degli interpreti più bravi e intelligenti del nostro cinema. Ci incuriosiva poi scoprire la crescita, come regista, di Claudio Giovannesi, 38 anni, romano, di cui avevamo avuto modo di parlare già qualche anno fa in occasione del suo secondo lungometraggio, Alì dagli occhi azzurri. Ci era piaciuto il suo modo diretto, asciutto, eppure poetico di portare sullo schermo i giovani emarginati che animano le nostre periferie ma restano pressoché invisibili agli occhi degli altri, media compresi. Fiore non ha tradito le attese ma ci ha soprattutto sorpreso per la sua straordinaria protagonista, la debuttante Daphne Scoccia che, a 21 anni, regge il peso del film dall’inizio alla fine.

Un’ora e cinquanta minuti che scorrono come l’acqua, mentre la lunghezza di certi titoli in corsa per la Palma d’oro ci è parsa in questi giorni una tortura. E in cui lo spettatore divien davvero partecipe dello sguardo del regista attraverso i grandi occhi neri “parlanti” di Daphne, espressivi più delle parole.  La Daphne del film è una ladruncola finita troppe volte già nelle maglie della giustizia. Piccoli furti, soprattutto cellulari in metropolitana, ma la reiterazione del reato rischia di far finir male questa minorenne. Anche perché il padre, ex detenuto per cose più serie (Mastandrea), non è certo il tipo che può farsene carico prendendosene cura. La ragazza si trova nel carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma. Minuta, introversa, chiusa, tosta. E’ lì, tra le sbarre, tra l’ora d’aria e i soliti piccoli spostamenti in quell’universo recluso che incontra Josh, anche lui detenuto per rapina. Incontra nel senso che ne incrocia lo sguardo, lo saluta con gli occhi, ne intuisce le emozioni e le sue identiche pulsioni. Perché in carcere è proibito qualsiasi rapporto tra detenuti dei due sessi. Perfino comunicare è praticamente impossibile. Ma se la limitazione della libertà d’azione, per Daphne, non era un problema quella della libertà dei sentimenti le diventa presto insostenibile. Così come per lui. Comincia così per entrambi una lotta silenziosa, tenace, disperata per tenere almeno viva quella libertà.

La relazione tra Daphne e Josh si nutre di sguardi da una cella all’altra, frasi brucianti e furtive lanciate tra le sbarre, biglietti clandestini. Cose da nulla ma che possono valere una vita. Perché la voglia d’amare di un’adolescente è un sentimento così forte da riuscire a infrangere qualsiasi legge. Una storia d’amore tenera e impossibile. Una ribellione alla repressione amorosa raccontata attraverso il volto indimenticabile di Daphne.  "Ma non è stata mia intenzione girare un film sul tema carcerario”, puntualizza il regista Claudio Giovannesi, che ha coinvolto nelle riprese anche veri ex detenuti e ragazzi in regime di semilibertà.

La mia è la storia di due ragazzi che si amano contro ogni ostacolo, Giulietta e Romeo di oggi. Ho ambientato il film in un riformatorio perché il divieto assoluto d’incontrarsi fa meglio comprendere il desiderio di amare, la sete di libertà. Si può essere colpevoli, pur così giovani, di fronte alla legge ma si resta innocenti di fronte ai sentimenti”.        Anche Giovannesi è d’accordo sul fatto che senza Daphne Scoccia il film non sarebbe esistito. Ma lei, se ne rende conto? “Oddio, fino a poco tempo fa lavoravo come cameriera in un’osteria di Roma. E’ lì che mi ha pescato Claudio per poi chiamarmi a fare un provino”, racconta lei, marchigiana di San Benedetto del Tronto, andata presto via da casa abbandonando insoddisfatta il liceo. “Ho fatto tanti lavoretti per tirare avanti. In fondo, ci speravo in un cambio di vita. Cannes è un posto che ti lascia a bocca aperta, il paese dei balocchi. Adesso però, che ho capito quanto mi piaccia recitare, vorrei continuare”.

 
 
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