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martedì 15 giugno 2021
 
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«Un fiume di denaro per una grande sfida epocale»

27/04/2021  Nel suo discorso alla Camera Mario Draghi cita De Gasperi ed evoca il Codice di Camaldoli. Una montagna di miliardi di euro per dare un nuovo volto al Paese a vantaggio delle nuove generazioni

«L’opera di rinnovamento fallirà, se in tutte le categorie, in tutti i centri non sorgeranno degli uomini disinteressati pronti a faticare e a sacrificarsi per il bene comune». Lo scriveva profeticamente nel 1943 Alcide De Gasperi, uno dei protagonisti del Codice di Camaldoli, l’agenda economica della futura Repubblica scritta insieme a Fanfani, La Pira e altri futuri protagonisti della Repubblica che sarebbe nata a partire del 1945, mentre ancora l’Italia viveva sotto il dominio nazifascista. Mario Draghi lo ha citato nel discorso con cui ha presentato alla Camera il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza. La citazione dà l’idea del messaggio che il premier ha voluto trasmettere e del periodo storico che stiamo vivendo. Occasione irripetibile. Il premier lo sottolinea più volte nel suo discorso. Un fiume di denaro sta per arrivare non solo per la ricostruzione dell’Italia dopo la devastazione economica provocata dalla pandemia, ma soprattutto per riformare il Paese, per consegnare un’Italia migliore alle nuove generazioni. Draghi non lo nasconde: vuole ridare a uno degli Stati fondatori dell’Europa unita il ruolo che le compete: «È questione non solo di reddito e benessere, ma di valori civili e sentimenti che nessun numero e nessuna tabella potrà mai rappresentare». 

Tra i fondi previsti dal Next Generation Eu Plan e altri cespiti arriveremo a disporre 248 miliardi di euro. Considerando gli oltre 13 già garantiti da React Ue, il fondo per la risposta immediata al Covid, si va oltre i 260. Il Governo ha messo a punto un colossale Piano di Ripresa e di Resilienza (PNRR) che ha due obiettivi ben precisi: risanare i danni economici e sociali causati dalla pandemia – sanare le ferite -   e affrontare le debolezze strutturali del Paese, a cominciare dal divario Nord-Sud. Ma ci sono anche altri obiettivi per il premier, come si legge nell’introduzione al Piano: «Aumentare il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro e riformare i sistemi tradizionalmente lenti: giustizia, istruzione e ricerca». Una cosa mai vista, nemmeno, a ben vedere, ai tempi del Piano Marshall, che la storiografia più recente ha ridimensionato dal punto di vista delle cifre. Il Piano Marshall ha aiutato l’Europa a star fuori dal comunismo e dalla sua economia folle dei piani quinquennali, a incanalare la ricostruzione di Italia, Francia e Germania e del resto d’Europa dentro i binari  delle idee economiche liberali (e talvolta liberiste) degli Stati Uniti. Rigiuardava più il metodo e i valori piuttosto che una montagna di risorse economiche che si è sempre immaginata, divenuta proverbiale. In realtà le potenze europee sono riuscite a risorgere con le loro forze, ben incanalate però nei criteri riformisti e liberali del Piano Marshall.

Con il PNRR l’Italia vuol fare sul serio. Qualcosa da far tremare le vene ai polsi, direbbe Dante, solo a pensare al divario da colmare tra il Paese e il Mezzogiorno, cui saranno destinati il 40 per cento degli investimenti. Draghi – questo anomalo italiano dai modi certamente più nordici che levantini -  ha l’ambizione di risolvere la questione meridionale. Sono sei quelle che il governo chiama «missioni», destinate a cambiare il volto del Paese. Vale la pena di enumerarle:  la digitalizzazione (con la banda ultralarga sul territorio e l’ammodernamento della pubblica amministrazione), la rivoluzione”verde” (lo sviluppo dell’energia rinnovabile, l’economia “circolare” e la gestione dei rifiuti), i trasporti ferroviari (alta velocità e rete regionale), l’istruzione e la ricerca, la cosiddetta “inclusione” (le politiche del lavoro a favore soprattutto dei giovani e delle donne) e naturalmente la salute (con un investimento di 15, 6 miliardi, pochi in verità, dato l’impatto della pandemia sul servizio sanitario nazionale). Lo spirito di Camaldoli soffia sul Piano di Ripresa e Resilienza. Starà agli italiani e alla sua classe dirigente - ha spiegato Draghi -  portarlo a buon fine proteggendolo dalla voracità dei partiti e dalle lobbies e degli interessi particolari che cercheranno di mettere le mani sopra quell’immenso capitale di risorse.

 
 
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