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venerdì 03 dicembre 2021
 
 

Un minuto per la pace, oggi il mondo si ferma per pregare

08/06/2016  Appuntamento alle 13. L'iniziativa varata nel ricordo dell'appello lanciato da papa Francesco, due anni fa, ai Giardini vaticani con Bartolomeo e i presidenti di Palestina e Israele. L'Azione cattolica invita a raccogliersi in preghiera, per un minuto. Dall'isola Tonga all'Africa, da Roma all'Argentina: in strada, a casa e al lavoro. Per fermare ogni guerra.

Era 8 l’ giugno 2014 e nei Giardini Vaticani, per iniziativa di Papa Francesco si tenne una speciale invocazione per la pace alla quale il pontefice invitò il Presidente della Palestina e il Presidente di Israele insieme al Patriarca Ecumenico Bartolomeo. Disse il Papa:” Per fare la pace ci vuole coraggio molto di più che fare la guerra”. Sono passati due anni e la preghiera continua nell’iniziativa “Un minuto per la pace” ideata dal Forum dell’Azione Cattolica internazionale, dall’Umofc, l’organizzazione mondiale delle organizzazioni femminili dell’Azione Cattoliche, rappresentate anche all’Onu, con l’appoggio dell’Azione cattolica italiana e argentina e della Conferenza episcopale di Buenos Aires. L'idea due anni fa venne annunciata dallo stesso papa Francesco a conclusione del pellegrinaggio in Terra Santa dove incontrò Bartolomeo. Shimon Peres, allora Presidente d'Israele e Mahmud Abbas, Presidente di Palestina, accettarono subito l'invito e l’8 giugno si ritrovarono a pregare nei Giardini Vaticani.

 I primi a pregare per via del fuso orario saranno i cattolici dell’isole Tonga alle 13 di oggi, la notte in Italia, nella capitale Nuku’alofa. Si fermeranno un minuto al lavoro, in strada, a casa per pregare per la pace. In Argentina alle 13 le campane di molte chiese di varie diocesi suoneranno per invitare i fedeli ad unirsi alla preghiera. Numerose le istituzioni e le organizzazioni che hanno aderito all’iniziativa tra cui il Consiglio per la libertà religiosa, il Dipartimento per i laici, il Centro islamico della Repubblica argentina, gli Scout, la Comunità di Sant’Egidio, il Movimento dei Focolari, il Movimento familiare cristiano, la Federazione dei circoli degli lavoratori cattolici, l’Università cattolica argentina. L’Azione cattolica argentina ha invitato i docenti, nell’ambito del programma “Educare per la pace”, a realizzare delle iniziative dalla lettura di una poesia o dell’esecuzione di un canto a un flashmob con gli alunni.  A Roma l’ appuntamento è all’udienza generale in piazza San Pietro con un gruppo di giovani che simbolicamente rappresentano tutti i promotori e poi alle 13 nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, dedicata alla Divina Misericordia, il  momento di preghiera presieduto da mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova evangelizzazione e coordinatore del Giubileo della Misericordia. A Betlemme l’Azione cattolica locale invita a pregare nella Grotta della Natività. A Medellin  in Colombia i giovani, gli adulti e anche i più piccoli si sono preparati realizzando striscioni colorati. A Bujumbura, la capitale del Burundi teatro negli ultimi mesi di ripetute violenze, i responsabili e assistenti dei Movimenti di Azione cattolica si uniranno nella preghiera e coinvolgeranno la popolazione attraverso la radio. “E’ una proposta semplice – sottolinea Emilio Inzaurraga, coordinatore internazionale del Fiac e presidente della Commissione nazionale Giustizia e pace della Conferenza episcopale argentina – che rivolgiamo a tutti. Ciascuno può pregare lì dove si trova, seconda la sua tradizione religiosa”. “E’ un modo – aggiunge – per ricordarsi che ciascuno di noi può essere strumento di pace. E’ vero che un minuto è un tempo brevissimo, ma basta per decidere di scegliere il dialogo e la fraternità, per ricordarsi di avere un cuore che il Signore ci ha dato per la misericordia”.

 A questo indirizzo https://www.facebook.com/unminutoporlapaz/videos/490374467835022/ si può trovare il video lanciato per l’iniziativa. L’appello per la pace è disponibile quest’anno in più di 30 lingue: oltre a italiano, inglese, francese e spagnolo, anche arabo, ebraico, greco, birmano; nella lingua degli indios guarani dell’America latina e nella lingua hausa che si parla in Mali, l’ewe del Togo e il kikuyu del nord Kenya grazie alla collaborazione di tanti responsabili di vari Paesi.

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