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Un missionario nella guerra

25/01/2014  Padre Aurelio Gazzera, missionario carmelitano, si trova a Bozoum. Racconta cosa sta accadendo nella Repubblica Centrafricana. Una sorta di diario dall’inferno.

«Tra l'8 e il 9 gennaio nell’area di Bozoum, la Seleka ha bruciato più di 1.300 case e ucciso almeno una dozzina persone. E fare questo in un contesto di tensioni, è un suicidio».

La denuncia è di padre Aurelio Gazzera, missionario carmelitano che opera a Bozoum nell’Ovest della Repubblica Centrafricana.

Il Paese è lacerato dagli scontri tra gli ex ribelli Seleka e le milizie anti-balaka, che hanno costretto alla fuga circa un milione di civili. I Seleka si sono ora ritirati da Bozoum, lasciando dietro un carico di odio e di risentimenti nei confronti della popolazione musulmana, considerata come sostenitrice dei ribelli.

Padre Gazzera continua incessantemente a fare la spola tra le diverse comunità per cercare di placare gli animi, portando nel contempo carichi di viveri. Nel corso dei suoi spostamenti il missionario è stato testimone oltre che di saccheggi e violenze anche di episodi di aiuto tra persone di fedi diversa, come in un villaggio, dove diverse donne musulmane sono state protette dai cristiani.

A Bozoum sono arrivati i soldati della Misca (Missione degli Stati dell’Africa Centrale), ma padre Aurelio dice che «è chiaro che ci vuole una forza militare più significativa. La Misca ha lasciato solo 11 soldati nell’area che non sono sufficienti per garantire la sicurezza e avviare le urgenti operazioni di disarmo».

Quello che segue è il diario pressoché quotidiano della drammatica escalation bellica di dicembre scorso.

Padre Aurelio Gazzera, missionario a Bozoum, Centrafrica.
Padre Aurelio Gazzera, missionario a Bozoum, Centrafrica.

Diario di Bozoum

Il 6 dicembre 2013 c'è stato un attacco degli anti balaka qui a Bozoum. Ci sono stati spari per tutto il pomeriggio, e la maggior parte della gente è fuggita, chi in foresta e chi alla Missione, dove alla fine 5.700 persone hanno trovato rifugio, per una dozzina di giorni.

Questo è il diario di questi giorni, con le speranze e le paure. Non è solo il racconto solo dei rifugiati, ma anche degli sforzi fatti per portare la pace, e far incontrare i ribelli della Seleka, che da marzo controllano la città, con violenze, uccisioni, furti, i cristiani, i musulmani, gli anti balaka (gente semplice, esasperata da mesi di violenze gratuite).

Sfollati a Bozoum.
Sfollati a Bozoum.

6 dicembre 2013

  

Ieri giornata di fuoco a Bangui, con spari e molti morti (oltre 300, pare). Anche qui a Bozoum molta tensione. In serata ci sono stati un paio di spari, e subito un po' di gente dei quartieri più vicini è venuta qui alla Missione a passare la notte.

Dopo una notte calma, questa mattina verso le 9,30 ci sono stati degli spari. I bambini della scuola elementare e i ragazzi della media erano molto agitati. Sono passato in classe, abbiamo preso le dovute precauzioni. Poi, dopo aver avuto conferma che era un falso allarme, i ragazzi sono andati a casa.

Alle 12,45 altri spari. Ma questa volta sono tanti, in varie direzioni, e anche colpi di armi pesanti. Gli anti-balaka, milizie di gente che ha perso quasi tutto a causa della Seleka, hanno attaccato la città. Subito c'è un fuggi-fuggi, e tanta gente arriva alla Missione.

Verso le 16,00 facciamo una riunione per dare qualche direttiva ed organizzare la permanenza (sicurezza, igiene, acqua, sistemazione per la notte, ecc). Sono almeno 3.000 persone qui, e non so se ne arriveranno altre in serata… Purtroppo ci sono stati dei morti e alcuni feriti…

Speriamo e preghiamo che la situazione si calmi e che la pace possa tornare.

7 e 8 dicembre

Sabato e domenica "da rifugiati".

La situazione a Bozoum continua ad essere tesa e difficile.

Sabato è stata una giornata quasi calma, che ci ha permesso di organizzare un po' le cose: bisogna occuparsi della sistemazione (in 35 sale della Missione, scuole comprese), dell'igiene, del cibo, della sicurezza. Ma nell'insieme c'è una bella atmosfera. Per i bambini è un po' una gita, mentre gli adulti, al di là dei sorrisi, sono preoccupati.

Sabato sera la Fomac (la Forza Multinazionale dell'Africa Centrale) mi aveva detto che probabilmente sarebbero venuti, invece niente.

Domenica mattina abbiamo celebrato la Messa, poi verso le 11 c'è stata una fuga generale: girava voce dell'arrivo dei ribelli della Seleka qui alla missione... I rifugiati stamattina sono circa 3.000, ma ne arrivano continuamente altri dalla città e dai villaggi. Domenica mattina ci sono stati scontri sulla strada di Bocaranga, a 15 km, con 2 seleka morti. Ci sono molti peuls che sono arrivati. Sono nomadi che si occupano di allevamento. Sono oltre 2.200, e stiamo organizzando per portare loro dei viveri nei 3 siti dove sono rifugiati.

Sempre domenica, verso le 12,45 sento qualche colpo. Corro a vedere, la gente è tranquilla: ho saputo in seguito che in centro avevano sparato a un giovane...

Alle 15 sono partito per la seconda volta con la Croix Rouge, e siamo andati a recuperare 7 cadaveri per poi portarli in una fossa comune. Con quelli del giorno prima fanno 12 persone: a parte un ribelle degli anti-balaka, gli altri sono civili che si nascondevano in casa per paura... Passando in città si vedono solo musulmani e peuls con fucili, archi, coltellacci, machettes... C'è molta tensione e paura, e temo che possa degenerare in un massacro.

Qui alla Missione abbiamo messo un paio di barriere, e non lasciamo girare nessuno con machettes o bastoni...

Una vittima degli scontri nella zona di Bozoum.
Una vittima degli scontri nella zona di Bozoum.

Lunedì 9 dicembre

  

Oggi, lunedì, ci sono state ancora minacce, e la vigilanza è più forte. Speriamo in un intervento dei militari della Fomac o dei francesi…

Questa mattina, passando, incontro alcuni alunni musulmani del nostro Liceo. Sono contento di vederli e loro anche. Sono molto dispiaciuti di questa tensione. Li invito a venire in pomeriggio per una partita… Un piccolo segno di speranza.

In serata arrivano i nostri! Sono i militari camerunesi della Fomac: 20 soldati, molto professionali. Mettono in sicurezza la concessione della Missione, che accoglie ormai 4.500 rifugiati. Poi partono a vedere i ribelli della Seleka. Li informano che faranno delle pattuglie in città, e la Seleka non è d'accordo. La Fomac dice che non importa: loro faranno la pattuglia ugualmente. Allora la Seleka pretende di fare le pattuglie insieme, e la Fomac dice di no. Alla fine la Seleka deve accettare.

Martedì 10 dicembre

La mattina vado all'aeroporto a portare una donna ferita dalla Seleka venerdì: l'aereo della Croce Rossa la porta a Paoua, dove Medici senza Frontiere se ne occuperà.

Nel frattempo la Fomac fa una riunione con le autorità, l'Imam e la Seleka. La Seleka pretende che la gente rifugiata alla Missione rientri nei quartieri. E loro assicurerebbero la sicurezza (!).

Vogliono incontrare la popolazione alle 14,00. Io rifiuto di farli entrare in Missione, e non voglio che parlino alla popolazione, ma che la popolazione parli loro… Accetto di fare un incontro con una dozzina di rappresentanti dei rifugiati, in una casa dall'altra parte della strada.

Alle 14,00 siamo tutti presenti. Ma la Seleka non arriva. Aspettiamo un po' poi ci mettiamo d'accordo di non aspettare oltre le 14,30. Alle 14,25 il "colonnello" telefona, dicendo che si era addormentato, e che adesso può venire. Gli diciamo di no, perché ormai noi siamo partiti, e che può venire l'indomani alle 8,30. I delegati dei rifugiati, quando sentono che rifiutiamo di aspettare il colonnello, applaudono! È importante che la gente inizi a prendere coscienza della propria dignità, e che esiga il rispetto.

In città c'è un po' meno di tensione e un po' meno armi…

Parto con la Croce Rossa per recuperare un altro cadavere. Rientrando, incrocio dei giovani armati di bastoni e machete. Mi fermo, e chiedo loro perché vanno in giro armati. Mi dicono che hanno paura degli anti-balaka (milizie spontanee che attaccano la Seleka e i musulmani). Gli dico di restare tranquilli e di non circolare armati. Alle 20,30 mi informano che ci sono gli anti-balaka in città…

Prendiamo qualche precauzione, e poi andiamo a dormire, e finalmente la notte scorre tranquilla.

Mercoledì 11 dicembre

  

Questa mattina avevamo la riunione alle 8,30. Sorpresa: il “colonnello” Yahaya della Séléka arriva 5 minuti prima… Ha capito la lezione di ieri. Arriva con il “colonnello” Ibrahim, e con “10/15” (il suo nome di battaglia…), e la scorta (armata più di gris-gris (amuleti) che di armi…

Le persone sono molto numerose e i delegati cominciano a parlare. Manifestano la loro paura, i timori e la mancanza di sicurezza. Questa notte stessa, i Seleka hanno bruciato due case e rubato un telefono…

Le donne sono molto più coraggiose degli uomini! Una donna parla: i Seleka hanno ucciso suo marito venerdì scorso… lei ha 7 figli piccoli, e più niente! La sua testimonianza fa scendere molte lacrime…

Dopo, prendo la parola io. Finalmente! Sono mesi che aspetto il momento di gridare e denunciare quello che fanno quelli della Seleka. In più ho del pubblico, e mi lancio. I Seleka pretendono che i rifugiati (che sono ormai 4.500) rientrino a casa. Ma non c’è alcuna garanzia. Dico che il problema non sono i mussulmani, ma loro, quelli della Seleka. Sono loro che uccidono, che buttano i cadavere nei fiumi, che sono perfino arrivati a denunciare me e la Croce Rossa perché siamo andati a cercare i cadaveri per seppellirli. È la Selekà che arresta la gente, che la tortura. È la Seleka che minaccia (e dico a “10/15”: «Sei tu che in Municipio hai urlato contro il padre, che denuncia i vostri crimini, e tu hai detto che saresti venuto ad abbattermi»). È la Seleka che picchia e che ruba. Che mette le barriere, sotto il pretesto di proteggere la gente: «La verità è che voi taglieggiate la gente, voi rubate, e voi non proteggete altro che le vostre tasche». Gli ho detto pure che, dopo aver fatto fuggire le persone – che si sono rifugiate a Bozoum da agosto (sono più di 8.000) – pretendono soldi dai camion con i viveri del Pam (il Programma alimentare mondiale dell’Onu), che sono obbligati a pagare per entrare in città… Ho detto: «Voi volete che loro rientrino a casa, ma questa notte avete bruciato due case, avete rubato un telefono… come potete pensare che le persone si fidino?». Ho spiegato loro che noi abbiamo aperto le porte a tutti, ai cristiani come ai mussulmani. Che noi diamo i viveri alle persone che sono alla Missione ma anche ai 2.200 peuls che sono rifugiati nella Moschea. Noi non abbiamo problemi con i mussulmani. Il problema… siete voi della Seleka. I Seleka hanno risposto «vedremo».

Dopo la riunione mi sono trattenuto con loro, e mi sembra abbiano capito… vedremo!

Parto per andare a trovare i peuls che sono fuggiti dai villaggi e dai quartieri. Erano 2.200, ma ce ne sono altri che stanno arrivando… Sono contenti di vederci, e condividiamo la loro sofferenza. Hanno paura perché gli anti-balaka li hanno attaccati (ci sono dei feriti), ed è per questo che sono armati.

Incontriamo anche l’Imam, un amico, e ci salutiamo con gioia. Ne approfitto per dire a tutti che noi non abbiamo niente contro i mussulmani, che abbiamo bisogno di vivere insieme nella pace. È un bel momento…. Invito l’Imam alla missione per parlare ai rifugiati. Accetta e si farà.

Dopo la visita, rientro e spero che da qui a domani si possa invitare la gente a ripartire…. se i Selekà rispetteranno le condizioni: smettere le estorsioni e le violenze…

Alle 16,00 parto per incontrare il “colonnello” Yahaya della Seleka, con il Segretario della prefettura. È un tipo calmo, e riprendo la discussione di questa mattina: le persone non rientreranno fino a che la Seleka continuerà a rubare, uccidere, torturare… Si discute bene, e spero che ascolti. Vedremo se vorranno cambiare o no.

Passo a cercare l’Imam, e con lui torniamo alla missione per incontrare i rifugiati. Lo presento e spiego alla gente la paura dei nostri fratelli mussulmani, attaccati dagli anti-balaka e insisto sulla volontà di rispettare tutti e ciascuno e di tornare a vivere insieme nella pace. Dò la parola all‘Imam che invita a tornare nei quartieri. Ma le persone hanno ancora paura… Ci vorrà del tempo, molto tempo e molto lavoro per tornare alla pace vera.

Venerdì 13 dicembre

Questa mattina prima delle 6,00, ho preso la strada per andare a Bocaranga, nel villaggio di Tatale (a 50 km) a prendere i feriti dell'attacco degli anti-balaka di Sabato 7 dicembre . A meno di 15 km da Bozoum, mi sono fermato perché ci sono gli anti-balaka e mi stanno aspettando. Li saluto: è la gente nei villaggi della strada, ci sono studenti, giovani, adulti. Sono oltre 80. Iniziamo a parlare. Esprimono la loro disperazione per le esazioni dei Seleka e le loro disgrazie avvenute da marzo in poi. Io dico loro che la risposta all’estorsione e la lotta per difendere le loro famiglie e il loro villaggio è una buona cosa, ma non dovrebbero confondere i musulmani e i Seleka. I criminali sono la Seleka. Ci sono mussulmani e Mbororos che ne hanno approfittato, ma è fuori questione attaccare i civili come hanno fatto a Bozoum, provocando la reazione della Seleka (con più di 20 civili innocenti uccisi) e dei mussulmani che ora sono tutti armati. Capiscono, e chiedo se accettano di partecipare a un incontro col colonnello Seleka. Accettano.

Continuo la strada, e in ogni villaggio ci sono anti-balaka. A Tatale, mentre prendiamo i feriti, incontro il comitato di autodifesa, che aveva reagito contro gli anti-balaka che sabato hanno attaccato i musulmani del villaggio. L'atmosfera è buona , ma il Colonnello Yahaya (Bozoum) ha venduto kalashnikov ai Mbororos. Questo complica le cose.

Torniamo con venti feriti.

Cercherò di convincere il colonnello a venire domani, disarmato , in occasione della riunione... speriamo , e speriamo che questo lavoro porti dei frutti di pace...

Sabato 14 dicembre

  

Questo è il grande giorno della riunione con gli anti-balaka (semplici contadini che hanno costituito comitati di vigilantes per proteggere le loro famiglie e beni, esasperati dalle esazioni dei Seleka).

Alle 8,00 vado in città col segretario della Prefettura, la Provveditore agli Studi e miei colleghi di Giustizia e Pace. Il colonnello Yahaya di Seleka chiama il suo "Stato maggiore" e mi porge il telefono. Dopo aver spiegato il problema, e aver assunto la responsabilità per la sicurezza, si conviene che il colonnello può venire senza scorta (è la condizione che ho richiesto).

Intanto posso convincere alcuni leader musulmani (due Imam, un capo Mbororo e un delegato dei trasportatori). Faccio fatica a convincerli, ma poi sono determinati e fortemente motivati (e molto coraggiosi considerando che gli anti-balaka sono piuttosto ostili nei confronti dei mussulmani e degli Mbororos, perché alcuni di loro hanno collaborato e approfittato della presenza della Seleka).

Partiamo. Arrivati in paese c'è una linea impressionante di uomini armati. Sono più di 500! Hanno fucili artigianali, fatti con tubi dell'acqua, machete, bastoni. Iniziamo l'incontro, e diamo la parola ai leader. È impressionante ascoltare le loro grida di angoscia e sofferenza. Non possono viaggiare, hanno problemi con gli allevatori Mbororos (che sono armati e minacciano), sono stati feriti, torturati, violentati, derubati. Hanno perso dei familiari, uccisi dalla Seleka (uno è stato ucciso e il corpo è stato gettato nel fiume). Sono molto determinati, e lanciano un ultimatum di tre giorni perché la Seleka deponga le armi e lasci Bozoum. In caso contrario, vogliono entrare a Bozoum e attaccare i Seleka. E così sarà il disastro e la strage (in quanto identificano la Seleka e gli arabi... sarebbe un massacro della popolazione mussulmana, e in risposta un massacro di cristiani).

Cerchiamo di far capire che, anche se alcuni mussulmani e alcuni mbororos hanno collaborato con la Seleka, la maggior parte dei musulmani e mbororos sono innocenti. I mussulmani che abbiamo portato sono molto saggi, per fortuna. A volte dalla folla ci sono grida contro i mussulmani, ma rimangono tranquilli. Parlano, e in primo luogo chiedono perdono per il male che i musulmani hanno fatto e dicono di voler aiutare a far partire la Seleka in modo che possiamo tornare a vivere insieme in pace. Abbiamo terminato l'incontro con l'obiettivo di disarmo e di partenza dei Seleka: ci sono 3 giorni di tempo... Non sarà facile, ma ci proveremo insieme. Altrimenti, che Dio ci aiuti!

Il numero di anti-balaka in questa zona è probabilmente più di mille elementi. Ci sono altri due gruppi principali, e stimiamo il numero totale tra 2.500 e 3.000 persone armate, come minimo. Se riusciamo a disarmare Seleka, gli anti-balaka sono pronti a lasciare le armi. potrebbe essere un modello, e facilitare la pacificazione del Paese.

Alle 15,00: riunione con le persone che sono venute questa mattina (segretario della Prefettura, 5 musulmani e io). Siamo d'accordo per leggere l'ultimatum al colonnello, e gli diamo 2 scelte:
• La Seleka lascia Bozoum
• I Seleka, se vogliono restare, devono essere confinati in un unico luogo, e non uscire per le strade con le armi.

Chiamiamo il colonnello, che arriva. Gli spieghiamo la gravità della situazione. Gli leggiamo l'ultimatum degli anti-balaka, e presentiamo le nostre proposte. È chiaro che non sono troppo contenti... Chiediamo loro di prendere sul serio le proposte, perché attualmente gli anti-balaka sono molto numerosi e più potenti, e se la Seleka resiste, può essere un massacro per tutti. Ci penseranno e alle 11 di domani ci daranno una risposta.

Domenica 15 Dicembre

I militari non sono arrivati... né i francesi né i camerunesi della Fomac... C'era tanta speranza, perché è il momento giusto, con gli anti-balaka fuori e i Seleka bloccati nella loro base, ma niente.

I rifugiati della Missione sono più di 5.700. Il processo di riconciliazione continua.

I mussulmani stanno organizzando il disarmo, e infatti non vediamo molte persone con il machete in città. Ieri abbiamo presentato l'ultimatum al colonnello della Seleka, e doveva dare una risposta alle 11,00, poi alle 15,00, e alle 16,00. Infine ha detto che accetta la seconda alternativa, cioè di consegnare gli uomini nella base e non farli uscire armati in città...

Ho sottolineato la necessità di un disarmo fatto da militari professionisti, e hanno risposto che sono d'accordo. Mi sembrano più calmi di ieri, in particolare rispetto al problema dei 3 giorni di ultimatum. L'incontro di ieri con i mussulmani ha dato frutti, perché sono meno violenti verso di loro. Ho promesso di tornare domani nel pomeriggio.

Domani cercherò di entrare in contatto con altri gruppi anti-balaka... e vedremo.

Lunedi 16 dicembre

  

Intorno alle 8,30 del mattino vado in città, per andare con quelli della Croce Rossa a recuperare ancora un cadavere e seppellirlo. Tornando trovo 9 Seleka armati, a piedi in città. Eppure il colonnello Yahaya aveva accettato di bloccarli nella loro base.

Nel frattempo troviamo un elemento Seleka nella concessione della Missione. Lo carico la macchina e lo portiamo fuori, e lui dice che è venuto innocentemente, bla, bla, bla. Abbiamo verificato e abbiamo la conferma che ha minacciato una persona. È venuto a estorcere altro denaro.

Alle 11,00 quello che abbiamo chiamato "Comitato di negoziazione" si riunisce. Si verifica la situazione e siamo d'accordo di chiamare il colonnello e rimproverarlo per il non rispetto delle condizioni di consegnare gli uomini nella base. Arriva alle 11,30, ed esprimiamo il nostro rammarico per il comportamento dei suoi uomini, che non rispettano l'accantonamento e continuano a fare esazioni. Dev’essere consapevole della gravità della situazione e del pericolo in cui mette tutta la popolazione agendo così.

Alle 16,00 iniziamo l'incontro con gli anti-balaka, e spieghiamo loro la situazione, l'accantonamento proposto e altre proposte per porre fine agli abusi, in attesa dell'arrivo dei militari francesi e Fomac.

Martedì 17 dicembre

Questa mattina intorno alle 8,30 noi (segretario della Prefettura, io e quattro mussulmani) facciamo un giro in città per verificare se i Seleka sono nella loro base o in giro. Li troviamo in riunione e continuiamo fin fuori città perché qualcuno ci ha detto che ieri la Seleka ha messo una barriera e che chiedevano i documenti a qualche auto. Significa... chiedere soldi.

Ma dopo due ore, il colonnello Seleka è arrivato per farli partire, e alcuni elementi sono fuggiti.

Alle 12,00 comincia a diffondersi la notizia dell'arrivo dei militari francesi, che alle 12,30 vediamo entrare in città con dei carri blindati. Mezz’ora dopo arrivano qui nella missione. Sono accolti come liberatori dai nostri rifugiati! Il capitano mi chiede di presentare la situazione, e gli spiego tutta la storia, con il processo di riconciliazione e di pacificazione. Lui è stupito per il lavoro, ed è contento perché corrisponde esattamente all'obiettivo della sua missione.

Dopo una visita per identificare il sito per l'installazione, alle 15,00 partiamo con lui, e arriviamo al punto d'incontro con gli anti-balaka. Loro sono contenti di vedere i due blindati, e il capitano spiega che il suo obiettivo è quello di fermare i crimini della Seleka, e disarmare tutti. Gli anti-balaka sono molto felici, e decidono di deporre le armi, poiché il loro scopo (disarmo della Seleka, dei mussulmani e dei peuls) è raggiunto.

Al ritorno alla Missione chiamo i rifugiati in Chiesa, e dò loro la buona notizia. Spiego l'intero processo, e il lavoro della missione militare francese. Dico che le esazioni dei Seleka sono finite, e se succede qualcosa, devono segnalare e denunciare rapidamente. Dò qualche consiglio, e chiedo alle persone di aspettare e partire domani.

Terminiamo l'incontro con un grande “Gloria”, cantato e ballato. Stasera c'è un'atmosfera molto allegra: è come se fosse Natale!

Mercoledì 18 dicembre

  

Molti dei profughi vengono a messa per ringraziare per la tutela di questi giorni, per la pace e la riconciliazione. Subito dopo, la gente inizia a preparare i bagagli e partono.

In meno di due ore, la missione è vuota, e la quarantina di saloni occupati dai rifugiati non è solo vuota, ma tutto è pulito: i profughi hanno lasciato tutto in ordine! Un piccolo miracolo, e un bel gesto di riconoscenza!

Più tardi vado in centro e trovo la gente tranquilla, il mercato riaperto: la vita continua! I soldati francesi sono in città con carri blindati e camion, ben visibili: stanno visitando i ribelli della Seleka per spiegare loro che d'ora in avanti non possono più uscire dalla loro base con le armi.

Poi passo nel quartiere mussulmano, e la gente mi saluta con gioia: è una piccola festa oggi. Anche se spesso disturbata da voci di attacchi degli anti balaka e dal timore che i ribelli della Seleka e altri nascondano le armi altrove. Per queste due ragioni, devo scendere più volte in città.

Alle 15,30 arriva un elicottero con il generale Soriano, capo delle truppe francesi. Incontra il piccolo comitato di mediazione, e ascolta la storia del nostro lavoro e le preoccupazioni, ma anche la nostra soddisfazione di avere le forze francesi a Bozoum.

Dopo la sua partenza vado a 5 km con il Segretario della Prefettura, perché gli anti-balaka sono lì, e hanno messo una barriera per evitare la fuoriuscita di armi. Parliamo a lungo, e diciamo loro di rimuoverla in modo che la gente di Bozoum sia tranquilla e non abbia paura. Accettano.

Il disarmo inizia, ma non è così semplice... Ci vuole la partecipazione di tutti!

Giovedi 19 dicembre

Notte tranquilla: la prima senza profughi, senza rumori, colpi di tosse, pianto di bambini...

L'Imam mi ha chiesto di aiutarlo con la sepoltura di una donna, ha paura degli anti-balaka. Chiedo ai militari francesi, e partiamo insieme a seppellirla. Dopo, vado in ospedale a prendere un ferito e lo porto al piccolo aeroporto in terra battuta, dove un aereo della Croce Rossa lo prende e trasporta fino a Paoua dove Msf (Medici Senza Frontiere) se ne occuperà.

 Alle 14,30 parto con il Segretario generale della Prefettura per andare all'incontro con gli antibalaka. Li troviamo tranquilli: praticamente non ci sono più armi. Discutiamo, e le cose procedono. Al ritorno andiamo rapidamente su una strada dove troviamo dei peuls che, secondo le informazioni ricevute, stanno nascondendo delle armi...

Passando in città, troviamo la macchina dei ribelli Seleka, e uno degli elementi è armato, cosa che non dovrebbe succedere. Arrivo alla missione, ma devo ripartire per andare a incontrare degli anti-balaka di un altro gruppo. Sono contento di vederli, e parlare un po' con loro, ascoltarli e dare loro consigli, e invitarli alla pazienza in attesa del disarmo effettivo di tutte le parti.

Il lavoro di mediazione e riconciliazione sta procedendo molto lentamente, ma procede.

Venerdì 20 dicembre

  

In mattinata parto con il Segretario della Prefettura verso Kosso, un villaggio a 9 km di strada orribile. Sono accompagnato dai militari francesi. Qui facciamo una riunione con uno dei gruppi di anti-balaka che non abbiamo ancora incontrato: gente semplice, che esprime la propria rabbia dopo mesi di soprusi e di violenze da parte della Seleka.

Li ascoltiamo, e spieghiamo il lavoro di riconciliazione di questi giorni. Il Capitano francese spiega il suo ruolo e la sua missione. Prima di rientrare passiamo a vedere l'Imam, per calmare la gente, che è ancora in preda alla psicosi di un attacco da parte degli anti-balaka.

Inoltre, ci sono persone che inventano incidenti, come un giovane la cui auto sarebbe stata fermata dagli anti-balaka che gli avrebbero rubato i soldi (e la cifra, ogni volta che racconta il fatto, aumenta!). Dopo aver verificato, appuriamo che non l'hanno mai fermato.

Nel pomeriggio lunga riunione del Comitato di mediazione. Cerchiamo di riflettere e invitare tutti alla calma e a verificare bene le voci che si spargono. Durante la riunione arriva una macchina con sette elementi della Seleka tutti armati. Li rimprovero, perché non possono uscire dalla loro base con le armi… Faccio qualche foto, e se ne vanno brontolando.

Finalmente i militari iniziano a recuperare alcune armi, nascoste. Ma resta molto lavoro da fare!

Sabato 21 dicembre

I militari francesi se ne vanno! Dovrebbero essere rimpiazzati dai camerunesi, ma quando? Già in mattinata riprendono a fare le loro solite nefandezze. Alle 9 devo scendere alla loro base perché hanno arrestato un giovane…

Quanto durerà la pace?

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