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Caputo - Il Mulino di Napoli: un forno, acqua e farina per i più poveri

19/12/2022  Con un rinomato pizzaiolo il patron dell’impresa ha offerto un pranzo speciale alle persone che ogni giorno chiedono un pasto alla mensa del Carmine

Mescolare acqua e farina può avere risultati sorprendenti, soprattutto se accanto c’è un forno. Antimo Caputo gestisce il mulino di famiglia da tre generazioni. E proprio suo nonno gli ha insegnato che un imprenditore non è colui che si occupa di lavorare il prodotto e distribuirlo, ma chi non resta indifferente alle disuguaglianze economiche, alle ingiustizie sociali.

Ripercorrendo il pensiero sull’ecologia integrale di papa Francesco, con un fare tutto partenopeo che si basa sul concetto di prendersi cura dell’altro attraverso il cibo, la famiglia Caputo da anni mette in campo progetti per i poveri e i ragazzi a rischio. Progetti che nascono da semplici confronti con i fornitori. E da una telefonata con uno dei pizzaioli più conosciuti di Napoli, Salvo, la scorsa estate l’ad dell’azienda ha deciso di donare una giornata diversa a chi chiede aiuto alla mensa del Carmine in via Marina, una delle più grandi di Napoli. Non solo farina, ma anche allestimento di forni messi a disposizione del pizzaiolo gourmet. Un “pasto di festa” che nessuno si aspettava.

E proprio questo effetto sorpresa ha caricato ancor più di entusiasmo Antimo Caputo e i suoi collaboratori: aver donato la normalità di una pizza a persone che si accontentano di quel che c’è sul tavolo della mensa. La stessa gioia che il patron dell’azienda ha donato a Pompei, offrendo un piccolo villaggio della pizza per le famiglie delle opere del santuario e per i più bisognosi. A volte la pizza può diventare anche una sfida.

Nasce così “I pizzaioli dell’impossibile”, un progetto con ragazzi dei penitenziari minorili che insegna loro il mestiere del pizzaiolo

Antimo Caputo, 51 anni
Antimo Caputo, 51 anni

ANTIMO CAPUTO: "SUPERARE UNA DIFFICOLTÀ GENERA POSITIVITÀ E RISCATTO

L’importanza di un’azienda come quella di Il Mulino di Napoli, sta nella capacità di calarsi nella realtà sociale in cui opera e provare a cambiare la vita agli altri. È questa la filosofia di Antimo Caputo. «Dobbiamo condividere, solo così ci si sente parte di una comunità», spiega. «Bisogna vivere in un ambiente dove tutti devono stare bene, comunità significa legare l’azienda al territorio, la giustizia sociale per me è importante perché l’azienda possa donare. Chi fa impresa non deve sentirsi un’isola, l’azienda ha radici sul territorio e quelle radici sono i rapporti, gli uomini». A chi gli chiede come hanno reagito i suoi collaboratori e i partner commerciali a queste sue iniziative, Caputo risponde: «Chi è in difficoltà non ha solo bisogno di sfamarsi. Ha bisogno di dignità, amore. E queste possono venire anche dal lavoro. Ecco perché ci piace coinvolgere tutta l’azienda, che è una famiglia. Superare una difficoltà genera positività e riscatto. E perché ciò avvenga bisogna essere uniti». Essere una comunità

 
 
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