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Un Paese al collasso

25/01/2014  In Centrafrica continuano i combattimenti fra il movimento islamico Seleka, l'esercito regolare e i caschi blu. E la popolazione è sempre più allo stremo.

Un Paese sull’orlo della catastrofe e a rischio di genocidio. Così le Nazioni Unite hanno stigmatizzato la situazione della Repubblica Centraficana. Dopo il colpo di Stato del marzo 2013, gli eventi sono precipitati in una emergenza umanitaria di proporzioni gigantesche e in una spirale di violenza.

I numeri, riferiti anche dalla Caritas, sono agghiaccianti: su una popolazione di 4 milioni e mezzo di abitanti, la metà è sfollata e ha bisogno di assistenza, di questi 1,3 milioni necessitano di aiuti alimentari urgenti. Dalla fine dello scorso dicembre a Bangui, la capitale, il numero degli sfollati è aumentato del 40%.

Medici senza frontiere ha lanciato una campagna di vaccinazioni dei bambini contro il morbillo, malattia per la quale si teme l’esplosione di un’epidemia. La Caritas ha intensificato gli aiuti e, con la Chiesa locale, ha lanciato un forte appello per “un cessate il fuoco immediato”.

Come ha denunciato l’arcivescovo di Bangui monsignor Dieudonné Nzapalainga, nella città, in preda a violenze e saccheggi, le donne e i bambini sono costretti a rifugiarsi nelle chiese.

Emergency è attiva con un centro pediatrico dove è stato aumentato il numero dei posti letti per curare bambini affetti da anemia, malaria e infezioni respiratorie. Amnesty international invoca la necessità immediata di aumentare il numero dei peacekeeper presenti nel Paese, oltre ai 4.500 soldati dispiegati dall’Unione africana nell’ambito della Missione internazionale di sostegno al Centrafrica (a cui si aggiunge l’operazione militare francese “Sangaris” con 1.600 uomini), con il compito di proteggere i civili e cercare di stabilizzare il Paese martoriato.

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